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Ultimo aggiornamento: 08.01.2009 ore 01:00
FAMIGLIA CRISTIANA - NUOVO EDITORIALE: AUTONOMI, MA FEDELI ALLA CHIESA Stampa E-mail
19/08/2008
19 ago. - Dal Vaticano non è arrivata a 'Famiglia Cristiana' nessuna "sconfessione" né "scomunica". Il settimanale, inoltre, "non solo non ha mai preteso di 'esprimere la linea' politica della Santa Sede e della Cei, che hanno entrambe i loro giornali'', ma rivendica la propria autonomia di giudizio.
famiglia cristiana_280x200.jpgCosì, un editoriale sul prossimo numero di Famiglia Cristiana, in uscita mercoledì 20, dal titolo 'Autonomia di giudizio ma sempre fedeli alla Chiesa', torna sulle polemiche con il mondo politico e sulla precisazione del Vaticano che aveva preso le distanze dall'attacco del settimanale al governo per le politiche per la sicurezza e sui timori di un ritorno del fascismo.
Nel prossimo editoriale, il settimanale dei Paolini spiega come la linea seguita dalla direzione sia stata quella "di conformarsi al detto 'in certis oboedientia, in dubiis libertas', confermato dal Vaticano II: totale, appassionata fedeltà alla dottrina della Chiesa, libertà di giudizio sulle vicende politiche e sociali fin dove non toccano i principi e i valori 'irrinunciabili' che discendono dal Vangelo".
"Bastino - si ricorda nell'editoriale - due esempi tra tanti: i progetti avanzati dal governo di Romano Prodi circa la legittimazione delle coppie di fatto e la proposta dell'attuale ministro Maroni di rilevare le impronte digitali ai bambini rom. In entrambi i casi abbiamo ritenuto di non poter tacere la nostra opposizione e accettare l'invito a restare 'super partes', che di tanto in tanto ci viene rivolto anche da un certo numero di nostri lettori".
"Nel giornalismo - sottolinea il settimanale - 'super partes' è poco più di un modo di dire, applicabile molto raramente, se non ci si vuole rassegnare al silenzio. A meno che, cent'anni dopo, non si voglia ripristinare per i cattolici il 'non expedit'. La democrazia è esattamente il contrario: esprimere in piena libertà i propri giudizi critici, in base a principi e valori, nel nostro caso quelli cristiani, condivisi da molti cittadini".
"La stampa cattolica - continua l'editoriale - ha in più qualcosa che la differenzia da quasi tutto il resto dei media: non ha alle spalle nessun conflitto di interesse, pubblico o privato, non ha legami, né economici né politici, con nessun gruppo egemonico nella società civile. E' più vicina ai poveri che ai ricchi. Adesso che i cattolici, politicamente divisi, contano sempre meno a destra e a sinistra, è una linea non facile da mantenere".
"Il giornale cattolico, o cristiano - sottolinea 'Famiglia cristiana' - non è in senso stretto un giornale politico: non è a servizio di alcun partito, nè si confonde con una precisa forza politica. Il giornale cattolico è palestra di opinioni, come tutti gli altri giornali, con riferimento alla luce ideale in cui si muove". "Nessun argomento dev'essere tabù. Le opinioni possono essere dibattute, confrontate, chiarite, disapprovate, ma sempre in termini di rispetto. Tutti devono poter intervenire, tutti devono esporsi sul giornale. La politica del coprirsi e del coprire - conclude l'editoriale - non serve a nulla". (repubblica.it).
Commenti (6) >>
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scritto da mauromauro, agosto 19, 2008

x gab

ok gab per "fare politica" intendevo "fare politica partitica" cioè fare il ventriloquo di prodi e dei prodiani come fa Famiglia Cristiana ...

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scritto da Leone, agosto 19, 2008

okkio tony a scrivere così tanto... poi mazzo ti dice che non hai un tubo da fare e sei un fannullone... se ti becca brunetta ti infila una scopa nel culo... vero mazzo fancazzo?

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scritto da Gab, agosto 19, 2008

Ciò non toglie che possa dire ciò che vuole e che a suo tempo fece opposizione dura contro i PACS e le tasse alle famiglia durante il governo Prodi

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scritto da tony, agosto 19, 2008

Ho voluto toccare con mano e mi sono andato a rileggere tutti gli editoriali di Famiglia Cristiana di luglio e agosto. Non solo quello famoso sul “fascismo” incombente in Italia e che tanto ha fatto discutere, ma tutti. 6 luglio: accusa al governo di “razzismo strisciante” per le impronte ai rom; 20 luglio: critica al “lodo Alfano” che copre gli interessi personali di Berlusconi; 27 luglio: sì, il governo qualcosa ha fatto però le riforme non bastano, serve un cambio di coscienza; 3 agosto: troppi tagli alla spesa pubblica; 10 agosto: Berlusconi è nelle mani di Bossi; 17 agosto: no ai sindaci-sceriffo, preludio di autoritarismo.

Una serie programmata di interventi contro il governo: su questo non c’è dubbio. E’ un problema? Di per sé no: la critica è ammessa e addirittura auspicabile. La linea di un settimanale la decide il direttore e la confermano o meno i lettori, continuando a comperarlo o disertando le edicole. E’ bene, per la democrazia, che altri criteri non intervengano. Però, nel caso di Famiglia Cristiana, ci sono due “però” che forse sarebbe bene venissero esaminati, finite le polemiche, anche dallo stesso staff della rivista dei Paolini.

Il primo riguarda la sua distribuzione nelle parrocchie. Non avviene più come un tempo, né con lo spirito di un tempo. Stefano Lorenzetto ha ricordato su Il Giornale di domenica scorsa di quando anche lui, da ragazzino, faceva il porta a porta per vendere Famiglia Cristiana, a sostegno della “buona stampa”. Anch’io ricordo bene quei tempi e le ragazze che, dopo messa, si prendevano il loro “pacco” di riviste. Ma non si trattava di sfruttamento per non risparmiare la quota degli edicolanti. Erano tempi fatti così: anche L’Unità veniva venduta, la domenica mattina, nelle osterie e nelle piazze, dai militanti della sezione locale del PCI. Ora le “zelatrici della buona stampa” non ci sono più, Famiglia Cristiana non è presente in tutte le chiese parrocchiali, ma in molte ancora sì, come per esempio nella mia. Ora questo non è più ammissibile. Famiglia Cristiana è libera di fare la politica editoriale che crede, compresa la pianificazione di editoriali contrari al governo in carica, ma proprio per questo non può aspirare ad essere presente nella parrocchie. Anzi, dovrebbe essere lo stesso Editore a rinunciare a questa forma di divulgazione. Avvenire ci sta anche nelle chiese, Famiglia Cristiana ormai no.

Il secondo “però” è più di sostanza. La Chiesa ha di mira l’uomo, non in astratto, ma l’uomo concreto. Lo dice anche la Centesimus annus di Giovanni Paolo II. Per questo la Chiesa è libera e non segue né le mode né le ideologie. L’amore per l’uomo concreto la spinge a vedere il bene e il male ovunque e non solo da una parte. Ci sono i rom sfruttati, ci sono i rom sfruttatori; ci sono i precari ingiustamente precari, ci sono i precari interessatamente precari; ci sono tagli alla spesa pubblica che indeboliscono i servizi e tagli che eliminano privilegi; ci sono i magistrati che fanno il loro dovere e quelli che prendono di mira il politico di turno. Proprio la concretezza dell’amore cristiano impone di lavorare non con schemi astratti, ma avendo davanti l’uomo concreto, tutto l’uomo e tutti gli uomini. Impone anche di distinguere tra quanto deve fare la Chiesa e quanto deve fare la politica. Nei confronti degli immigrati la Chiesa deve solo aiutarli e a Lampedusa o a Mazara del Vallo la Caritas non cesserà mai di creare centri di accoglienza. Ma questo non significa che la politica non debba regolare questi fenomeni nella tutela degli interessi di tutti. Le diocesi partecipino ai programmi di integrazione dei rom, magari con forze proprie più che con finanziamenti pubblici, come facevano santi alla Don Calabria ma questo non contrasta con il dovere dello stato di proteggere quegli stessi bambini rom dallo sfruttamento e i normali cittadini dai loro furti, nella libera e opinabile messa a punto delle strategie che si ritengono migliori, fatti salvi, naturalmente, i fondamentali diritti dell’uomo.

E’ questo che forse è venuto a mancare a Famiglia Cristiana, la sapienza dell’attenzione all’uomo concreto. Questo impoverisce la testata, la trasforma in rivista di parte e quindi meno libera nel giudizio. La espone anche alla tentazione di adoperare criteri di giudizio vetusti e slogan piuttosto triti e di fare da portabandiera di un cattolicesimo che in Italia è in ritirata, sostituito da un altro cattolicesimo che si sta abituando a discernere, come si dice in “pastora lese”, avendo a cuore gli uomini concreti. Tutti, sia peccatori che giusti. Anche i rom e precari.


Stefano Fontana

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scritto da Gab, agosto 19, 2008

Per esprimere opinioni politiche non mi risulta ci si debba candidare
Se no, non dovresti farlo nemmeno tu

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scritto da mauromauro, agosto 19, 2008

ridicoli sti paolini !

dopo aver schiamazzato contro il governo Berluskoni (per conto di Prodi e dei prodiani) evocando il ritorno del fascismo e delle leggi razziali, si sono accorti di essere rimasti soli con il cerino in mano.

e innestano precipitosa retromarcia : prima cercano di passare da vittime della polemica (da loro innescata), adesso ritornano ipocritamente ai temi del vangelo.

Invece di nascondersi dietro le tonache e la religione, se vogliono fare politica si presentassero alle elezioni e chiedessero i voti al popolo !!!

http://www.caffenero.ilcannocchiale.it/

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