| FEDERALISMO - CALDEROLI: RIFORMA IN 3 ANNI. BOSSI: NIENTE TAGLI A PROVINCE |
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| 20/08/2008 | |
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20 ago. - Sta prendendo forma il nuovo volto dell’Italia
federalista. A dirigere i lavori il ministro per la Semplificazione
Roberto Calderoli, che ha presieduto una lunga riunione, definita da
lui stesso “puramente tecnica”, per mettere a confronto le proposte
fatte da Comuni, Province e Regioni e poi sottoporle a un team di
esperti.
La bozza di riforma (che prevede la fine della finanza derivata, autonomia finanziaria, fiscalità di sviluppo delle regioni del sud e perequazione e semplificazione dei tributi comunali, per ora diciannove articoli in tutto) è stata consegnata ieri nelle mani del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti durante una cena a Lorenzago di Cadore, presente pure il leader del Carroccio, Umberto Bossi.
Ciò che si conosce con precisione è il ruolino di marcia indicato dal ministro Calderoli: il passaggio verso un Paese federale può durare da tre a cinque anni e i termini scattano dalla fine del 2008, vale a dire dal momento dell’approvazione della legge delega in Parlamento. Non un giorno di più, sembra dire Umberto Bossi, tornato a Lorenzago dopo 5 anni.
Fa sapere infatti il Senatùr che nessuno deve bloccare la riforma come accadde la volta precedente e che, in tal caso, ci sono dietro l’angolo soluzioni “sbrigative”. “Speriamo che questa volta sia la volta buona altrimenti dovremo pensare ad altre soluzioni. Da Bossi, poi, anche anticipazione: con la riforma “si potrà arrivare ad una riduzione degli sprechi perchè si cambia il modo di finanziare le regioni, non più sulla spesa storica ma sulla spesa calcolata media”.
Intanto, però alleati e avversari, ma anche le associazioni degli Enti locali, continuano a mettere paletti al progetto. A cominciare dalle richieste perentorie del reggente di An.
Intervistato dal Quotidiano nazionale, il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha ribadito che la riforma federalista va inserita all’interno di un quadro di riforme istituzionali. Di più non ha aggiunto, ma il riferimento a un bilanciamento di tipo presidenzialista, tema da sempre caro al presidente della Camera Gianfranco Fini, rimane sullo sfondo. Come che sia, è un paletto da cui non può prescindere il disegno di Bossi e Calderoli.
Del quale si conosce ancora poco. Ma quel poco basta per far mettere le mani avanti a Italo Bocchino, che avverte: mai Alleanza nazionale potrebbe approvare norme penalizzanti per il Mezzogiorno.
Sono petizioni di principio, non ancora il preludio di una guerra dal momento che la “bozza Calderoli” - diciannove titoli raggruppati in sette capitoli - rimane ignota. Si sa soltanto che il caposaldo deve essere la fine della finanza derivata, cioè la procedura per cui Comuni, Province e Regioni sono stati in questi decenni soltanto ufficiali pagatori di somme la cui entità veniva stabilita dal governo centrale per essere divisa di concerto tra i soggetti interessati.
Proprio dai Comuni sono venute le prime e puntuali richieste. Se ne è fatto portavoce il vicepresidente dell’Anci, Osvaldo Napoli. Il quale, pur apprezzando la bozza del ministro leghista, ha chiesto che le funzioni fondamentali di competenza di Comuni e Città metropolitane vengano fissate già nella legge delega e non rimandate ai decreti delegati. Per Napoli, quindi, sono da considerarsi funzioni fondamentali i servizi alla persona, all’ambiente, la catalogazione fiscale dei beni immobili (decentramento del catasto), la sicurezza e il decoro urbano, l’istruzione. A queste richieste Napoli ne aggiunge un’altra: la possibilità per i Comuni di imporre una tassa di scopo per finanziare fino al 100%, e non al 30% come è attualmente previsto, le opere che vogliono realizzare. Il tutto condito dalla semplificazione radicale della fiscalità sugli immobili, riducendo a una sola “grande tassa” le 10 o 11 tasse sulla casa (un pò sul modello francese).
E proprio rivolto ai sindaci, Calderoli ha ammonito che sta per finire il tempo dell’indulgenza per i sindaci poco virtuosi. Al cattivo amministratore che non sa governare il bilancio o lo sfora oltre una certa soglia, vanno comminate sanzioni automatiche prevedendo la limitazione delle assunzioni o il blocco della spesa a disposizione del sindaco quando non l’obbligo di imporre nuove tasse locali. Si tratta di un meccanismo sanzionatorio mai venuto alla luce, ma già in qualche misura previsto nel Codice delle Autonomie dell’ex ministro Linda Lanzillotta.
Non saranno ''tagliate'' le
Province. Lo ha garantito il ministro delle riforme, Umberto
Bossi, facendo una breve tappa a belluno durante il viaggio
di rientro dal Cadore, dove aveva festeggiato con Roberto
Calderoni il compleanno di Giulio Tremonti. ''Certe cose che
si dicono non si possono fare. Per esempio, non si possono
tagliare le Province - ha specificato Bossi, in un
improvvisato incontro con i giornalisti -. Lo ha detto
Berlusconi, ma... se in montagna si rompono le strade - ha
esemplificato il leader della Lega -, chi le aggiusta e' solo
la Provincia, non puo' certo intervenire la Regione.
Le spese
vanno ridotte, non pero' a scapito di funzionalita',
efficienza, istituzioni. Tolte le Province, sarebbe difficile
trovare un'altra soluzione funzionale''.
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