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Ultimo aggiornamento: 11.10.2008 ore 02:12
FEDERALISMO FISCALE: BOSSI FIDUCIOSO IN UNA VELOCE APPROVAZIONE Stampa E-mail
05/07/2008
5 lug. - Colpo di acceleratore sul federalismo fiscale: il ministro Roberto Calderoli ha infatti reso noto oggi che ''entro l'estate'' il governo presentera' un disegno di legge. Un ddl che dovrebbe avere come ossatura il testo che il leader della Lega Umberto Bossi ha da poco terminato di redigere. In contemporanea all'annuncio di Calderoli, il Pd ha deciso di elaborare entro luglio una propria proposta da sottoporre a settembre alla propria base.
federalismofiscale280x200.jpgOggi il tema e' stato affrontato in Consiglio dei ministri. Roberto Calderoli ha ripreso le parole espresse nei giorni scorsi dal 'senatur' sulla necessita' di ''non rompere i ponti'' con il Pd. Serve il dialogo, ha spiegato, per approvare le riforme con un'ampia maggioranza, altrimenti si rischia che esse cadano sotto un successivo referendum, come avvenne per la Devolution nel 2006.
E al termine del Consiglio ha annunciato che ''entro l'estate'' il governo presentera' formalmente la propria proposta. Ad essa si affianchera' poi un disegno di legge Costituzionale per superare il bipolarismo e introdurre il Senato delle Regioni, tema su cui gia' nella scorsa legislatura c'era una significativa convergenza.
In serata, Bossi, nel corso di un comizio in Lombardia, non solo ha reso noto di aver praticamente definito un testo ma si e' anche augurato che il dialogo con il Pd sul tema delle riforme possa riprendere al piu' presto. Il leader del Carroccio ha illustraTo per sommi capi le linee guida del suo progetto il quale parte dal presupposto che ogni regione deve ''tenere parte di cio' che produce''.
Oggi lo Stato incassa centralmente tutte le entrate fiscali e poi trasferisce alle regioni le risorse per attuare le sue competenze. Col federalismo fiscale, implicito nella riforma del 2001, le imposte rimangono laddove vengono prodotte, e poi le Regioni danno allo Stato una quota, necessaria alla perequazione tra zone ricche e zone povere.
Il punto e': quanto rimane alle Regioni e quanto va allo Stato? Rispettivamente l'85% e il 15% come ha votato il Consiglio regionale Lombardo, e come vorrebbe la Lega Nord e il ministro Bossi? Proprio di questo ha discusso il Pd in un seminario a porte chiuse organizzato dai gruppi parlamentari, in cui si e' registrato il timore di molti esponenti meridionali che un approccio troppo ''leghista'' porti ad un abbandono delle Regioni del Sud a se stesse.
Michele Emiliano, sindaco di Bari e segretario pugliese del Pd, ha contestato i dati del professore Bordignon, in base ai quali il Sud riceve piu' di quello che da' in termini di imposte. E lo stesso fa Sergio D'Antoni, ex viceministro per il Mezzogiorno. Il Pd boccia comunque il modello lombardo. L'impostazione di Sergio Chiamparino, ministro ombra delle Riforme, e' opposta: prima bisogna elencare con precisione tutti i servizi essenziali che devono essere uguali in tutta Italia (scuola, sanita', assistenza, ecc); poi va definito il costo medio di ciascuno di essi; a quel punto inizia la perequazione tra Regioni, con il vincolo per quelle che hanno costi piu' alti di ''un rientro in tempi ragionevoli, verificabili'', per esempio 3-5 anni.
Ovviamente non va tutto liscio come l'olio: cosa rientra in questi servizi e cosa no? E ancora: ''se si parla di servizi minimi - osserva Margherita Miotto - come fa il Consiglio lombardo, la tendenza sara' di stabilire un livello molto basso, cosi' che il livello perequativo sia altrettanto basso e le regioni ricche tengano per se il piu' possibile''.
In ogni caso, Veltroni ha annunciato la costituzione di una Commissione di venti persone, coordinate da Chiamparino e Gianclaudio Bressa, che rediga entro luglio una bozza da sottoporre poi, a settembre, a tutte le assemblee provinciali del partito. ''Il federalismo - ha detto - serve per avvicinare il livello delle decisioni ai cittadini e non per allontanare ancora di piu' tra loro aree del paese''. In ogni caso l'obiettivo del Pd e' arrivare a ottobre con una propria proposta e su questa aprire il confronto con quella del governo. Questa impostazione spazza via l'idea di un asse privilegiato con la Lega. ''Bossi e' il ministro del governo - osserva D'Antoni - se la veda lui con An, con l'Mpa e con il ministro Fitto''. (Ansa).
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