| FEDERALISMO FISCALE: BOSSI FIDUCIOSO IN UNA VELOCE APPROVAZIONE |
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| 05/07/2008 | |
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5 lug. - Colpo di acceleratore sul federalismo
fiscale: il ministro Roberto Calderoli ha infatti reso noto oggi
che ''entro l'estate'' il governo presentera' un disegno di
legge. Un ddl che dovrebbe avere come ossatura il testo che il
leader della Lega Umberto Bossi ha da poco terminato di
redigere.
In contemporanea all'annuncio di Calderoli, il Pd ha deciso
di elaborare entro luglio una propria proposta da sottoporre a
settembre alla propria base.
Oggi il tema e' stato affrontato in Consiglio dei ministri.
Roberto Calderoli ha ripreso le parole espresse nei giorni
scorsi dal 'senatur' sulla necessita' di ''non rompere i ponti''
con il Pd. Serve il dialogo, ha spiegato, per approvare le
riforme con un'ampia maggioranza, altrimenti si rischia che
esse cadano sotto un successivo referendum, come avvenne per la
Devolution nel 2006.
E al termine del Consiglio ha annunciato che ''entro
l'estate'' il governo presentera' formalmente la propria
proposta. Ad essa si affianchera' poi un disegno di legge
Costituzionale per superare il bipolarismo e introdurre il
Senato delle Regioni, tema su cui gia' nella scorsa legislatura
c'era una significativa convergenza.
In serata, Bossi, nel corso di un comizio in Lombardia, non
solo ha reso noto di aver praticamente definito un testo ma si
e' anche augurato che il dialogo con il Pd sul tema delle
riforme possa riprendere al piu' presto. Il leader del Carroccio
ha illustraTo per sommi capi le linee guida del suo progetto il
quale parte dal presupposto che ogni regione deve ''tenere parte
di cio' che produce''.
Oggi lo Stato incassa centralmente tutte le entrate fiscali e
poi trasferisce alle regioni le risorse per attuare le sue
competenze. Col federalismo fiscale, implicito nella riforma del
2001, le imposte rimangono laddove vengono prodotte, e poi le
Regioni danno allo Stato una quota, necessaria alla perequazione
tra zone ricche e zone povere.
Il punto e': quanto rimane alle
Regioni e quanto va allo Stato? Rispettivamente l'85% e il 15%
come ha votato il Consiglio regionale Lombardo, e come vorrebbe
la Lega Nord e il ministro Bossi?
Proprio di questo ha discusso il Pd in un seminario a porte
chiuse organizzato dai gruppi parlamentari, in cui si e'
registrato il timore di molti esponenti meridionali che un
approccio troppo ''leghista'' porti ad un abbandono delle
Regioni del Sud a se stesse.
Michele Emiliano, sindaco di Bari
e segretario pugliese del Pd, ha contestato i dati del
professore Bordignon, in base ai quali il Sud riceve piu' di
quello che da' in termini di imposte. E lo stesso fa Sergio
D'Antoni, ex viceministro per il Mezzogiorno.
Il Pd boccia comunque il modello lombardo. L'impostazione di
Sergio Chiamparino, ministro ombra delle Riforme, e' opposta:
prima bisogna elencare con precisione tutti i servizi essenziali
che devono essere uguali in tutta Italia (scuola, sanita',
assistenza, ecc); poi va definito il costo medio di ciascuno di
essi; a quel punto inizia la perequazione tra Regioni, con il
vincolo per quelle che hanno costi piu' alti di ''un rientro in
tempi ragionevoli, verificabili'', per esempio 3-5 anni.
Ovviamente non va tutto liscio come l'olio: cosa rientra in
questi servizi e cosa no? E ancora: ''se si parla di servizi
minimi - osserva Margherita Miotto - come fa il Consiglio
lombardo, la tendenza sara' di stabilire un livello molto basso,
cosi' che il livello perequativo sia altrettanto basso e le
regioni ricche tengano per se il piu' possibile''.
In ogni caso, Veltroni ha annunciato la costituzione di una
Commissione di venti persone, coordinate da Chiamparino e
Gianclaudio Bressa, che rediga entro luglio una bozza da
sottoporre poi, a settembre, a tutte le assemblee provinciali
del partito. ''Il federalismo - ha detto - serve per avvicinare
il livello delle decisioni ai cittadini e non per
allontanare ancora di piu' tra loro aree del paese''. In ogni
caso l'obiettivo del Pd e' arrivare a ottobre con una propria
proposta e su questa aprire il confronto con quella del governo.
Questa impostazione spazza via l'idea di un asse privilegiato
con la Lega. ''Bossi e' il ministro del governo - osserva
D'Antoni - se la veda lui con An, con l'Mpa e con il ministro
Fitto''. (Ansa).
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