| FEDERALISMO. PD: DIALOGO CON LEGA SOLO SE RISPETTA COSTITUZIONE |
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| 22/07/2008 | |
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22 lug. - "Chi si mette al tavolo con noi dica di
condividere chiaramente la prima parte della Costituzione. No ad
un federalismo che comporti il rischio forte di un neocentralismo
regionale".
Nel pieno della tempesta creata dal leader leghista Umberto
Bossi il Pd riunisce i sindaci per discutere di manovra
finanziaria.
Il riferimento e' ovviamente anche al tavolo sul
federalismo fiscale, che dopo le prove di dialogo dei giorni
scorsi vede domani il ministro Roberto Calderoli presentare in
commissione il testo di maggioranza.
Al Nazareno Walter Veltroni
non affronta direttamente il tema 'federalismo' ma la condanna
nettissima del gesto di Bossi e l'accenno ad una discussione
prematura sulle alleanze fanno capire che la distanza dal
Carroccio in questo momento e' abissale.
"E pensare- si riflette
tra i democratici- che proprio a loro avevamo chiesto di
intervenire su Berlusconi per recuperare un clima di dialogo dopo
la full immersion ossessiva sulla giustizia". Evidentemente,
spiegano dal Pd, c'e' la volonta' da parte della maggioranza di
procedere, nei rapporti tra i partner, per strappi reciproci.
In ogni caso, sarebbe stato il ragionamento del segretario Pd,
il baricentro di ogni iniziativa resta il rispetto delle
istituzioni e dell'unita'. Se loro si provocano a vicenda allora
che le pulsioni vengano allo scoperto. Cosi' si spiegherebbe la
linea annunciata da Veltroni fin dal mattino. Senza cedere alle
tentazioni dipietriste di mozioni di sfiducia e richieste di
dimissioni, che avrebbero anzi l'effetto di compattare la
maggioranza, Veltroni chiama il 'garante' del governo,
Berlusconi, a rispondere degli atti dei suoi ministri. Oltre che
dei suoi.
La mossa sortisce l'effetto voluto, visto
che lo stesso Di Pietro si allinea. Ma i democratici segnano la
distanza dal Carroccio anche sul piano dei contenuti. E' Beppe
Fioroni, chiudendo l'assemblea con i sindaci a dire senza remore
che "il pre-requisito per discutere in maniera seria di
federalismo e' che chi si siede al tavolo dica di rispettare i
principi della prima parte della Costituzione. Se cosi' non e',
non c'e' dialogo".
Dopo le aperture dei giorni scorsi il Pd si mostra critico
anche sul modello di riferimento. "Non possiamo sostituire il
centralismo di Roma con il neocentralismo regionale che piace a
Calderoli", spiega Fioroni confortato dall'analisi del presidente
dell'Anci Leonardo Domenici. Anche perche' le misure della
manovra finanziaria rendono sempre piu' concreto nel Pd il
sospetto che la maggioranza insegua un calcolo elettorale di cui
il partito di Veltroni sarebbe il primo a pagare pegno.
Abolizione dell'Ici e conseguenti tagli ai servizi, tagli agli
insegnanti e quindi alla scuole dei piccoli comuni, persino la
riduzione degli emolumenti "nascondono la volonta' di arrecare un
doppio danno al partito democratico. Loro- spiega Fioroni- sanno
che la stragrande maggioranza degli enti locali che va al voto in
primavera e' del Pd. Questo spiega molto. Loro fanno il
federalismo, ma noi ci mettiamo la faccia", conclude. (Dire).
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