|
14 gen. - da Vittorio Lussana
- Il nostro buon Filippo Facci, buono solamente da mettere sotto salamoia, sia chiaro, ha fatto la "figura di cacca" che da sempre merita dedicando un’intera "apertura di pagina" per insultare, senza un minimo di costrutto e senza fornire alcun genere di notizia, un noto esponente politico.
Ma quel che strabilia è il fragoroso silenzio che
l’Ordine nazionale dei Giornalisti dedica ad episodi di questo genere,
che rendono pienamente l’idea di un organo di controllo deontologico
che ormai serve solamente a garantire qualche ‘orticello’.
Già è
gravissimo che un tizio come Filippo Facci faccia il giornalista e che
qualcuno abbia persino fornito la valutazione necessaria per
promuoverlo nel campo dei giornalisti professionisti. Ma che
addirittura nessuno senta il bisogno di far sapere al nuovo Direttore
de ‘il Giornale’, Mario Giordano, che una persona del genere andrebbe
cacciata dalla redazione a suon di pedate nel sedere, sconcerta quanti
cercano di fare questa professione in piena correttezza e autonomia.
E’
il classico esempio di un Paese impaludato in una guerra tra lobbies in
cui nessuno vuole finire nel classico ‘occhio del ciclone’, rischiando
forme di discriminazione professionale dettate solamente da una totale
mancanza di etica pubblica.
Siccome non è credibile che un Direttore
non sia al corrente del fatto che il giorno dopo uscirà sulle colonne
del suo giornale un’intera pagina di insulti, risulta evidente che
nella redazione milanese di via Negri non comanda realmente lui, ovvero
un giornalista, bensì il suo editore od il gruppo politico che ad esso
fa più stretto e diretto riferimento.
Per chi è del mestiere, questa
cosa non solo risulta palese, ma rattrista parecchio, poiché
rappresenta il segnale del fallimento clamoroso di una categoria
professionale che sarebbe interamente da mandare a casa per evidenti
limiti culturali, etici e persino caratteriali. Vittorio Lussana
|