| FINANZIARIA: Brivido diniano. Passa con 161 voti a favore. 157 i contrari, Unione in festa. |
|
|
||
| 15/11/2007 | |
|
16 nov. - 161
voti a favore della maggioranza contro i 157 no del centrodestra. E'
il coronamento di una giornata in cui la storia sembrava convergere
verso un esito del genere. L'unico vero brivido, infatti, arriva in
mattinata quando il governo e la maggioranza sono battuti su
emendamento relativo agli uffici periferici del ministero
dell'Economia.
Per il resto, i lavori procedono in modo tale che
palazzo Chigi, alla fine, esprimera' "soddisfazione" per l'intesa
raggiunta su temi importanti.
E Romano Prodi, entrando a palazzo
Madama per assistere alle dichiarazioni di voto finali, sorride e si
mostra fisucioso: "Per adesso ce l'abbiamo fatta, poi vedremo".
Il primo voto serio della giornata e' un test per capire se ci
sono stati fatti nuovi tra gli scontenti del centrosinistra.Dai
tabulati risulta che non votano Lamberto Dini e il liberaldemocratico
Giuseppe Scalera, due senatori eletti all'estero e il senatore a vita
Emilio Colombo. Ovviamente, spicca la mancata partecipazione dei
diniani. Ma proprio il presidente della commissione Esteri assicura:
"Non c'e' alcun significato politico. C'era confusione in aula e non
abbiamo capito".
Fatto sta che la giornata politica, gia' messa in agitazione
dalla rottura del silenzio ultradecennale di Gianni Letta con
l'anticipazione, fornita dal 'Corriere della sera', di un passaggio di
un libro in cui si dice favorevole ad una "grande coalizione" con il
compito di fare le riforme, ruota per diverse ore attorno a questo
incidente isolato. Dall'Udc prima il vice presidente dei deputati
centristi Maurizio Ronconi chiede a Prodi di "trarre le naturali
conseguenze" dalla "messa in discussione del quadro politico da parte
di Dini, aldila' dell'approvazione tecnica della Finanziaria".
La Finanziaria, dunque. La maggioranza, superato
l'incidente iniziale, porta a casa le proposte piu' spinose per il
rapporto con la sinistra, in particolare i precari.
Va in porto quella
misura ed esultano Pdci, con Oliviero Diliberto e Manuela Palermi, il
Prc e anche i diniani, per la riformulazione voluta da Natale D'Amico.
La maggioranza, insomma, non solo tiene ma sembra consolidarsi nelle
sue giunture piu' a rischio, come quella tra i moderati e la sinistra
radicale.
Insomma, clima costruttivo, niente ostruzionismo,
tanto che il vice presidente dei senatori dell'Ulivo, Luigi Zanda, e'
ottimista: "Siamo in dirittura d'arrivo. Il dibattito ha consentito di
migliorare il provvedimento per cui ci sono le condizioni per la sua
approvazione".
Eppure, la sorpresa e' sempre in agguato. L'Unione
serra i ranghi al punto che, durante le votazioni, i senatori sono
cosi' precettato da essere sottratti alle telecamere anche a
interviste appena iniziate.
Che il feeling auspicato da Fi nei confronti dei diniani sia
pero' lontano dal concretizzarsi in aula lo dimostra la critica
dell'azzurro Gaetano Quagliariello a Natale D'Amico: "Vorremmo sapere
come ci si sente ad aver contribuito a determinare quella che Oliviero
Diliberto, quello che fino a ieri brindava sulla piazza Rossa,
definisce una vittoria dei comunisti". Fredda la replica del senatore
diniano, che spiega la portata del provvedimento e imputa al collega
"una passione velata di faziosita'".
Il senso politico di quanto sta accadendo lo riassume il
ministro per l'Attuazione del programma, Giulio Santagata:
"L'importante per noi e per il Paese e' che la Finanziaria venga
approvata e che venga approvata senza ricorrere alla fiducia, che
significa che la maggioranza poi tanto traballante non e'". Anche il
ministro per lo Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, e' ottimista:
"I voti ci saranno e la Finanziaria verra' approvata. Il resto sono
solo fibrillazioni che poi si risolvono" Ne sembra consapevole, nel centrodestra, il
capogruppo leghista Roberto Castelli: "La Finanziaria passera', ne
sono certo, ma e' solo il primo tempo della partita. E' tradizione che
quella vera si faccia in seconda lettura. La vera manovra uscira'
dalla Camera dove Prodi mettera' le cose sensibili e poi verra' al
Senato per la votazione definitiva". Insomma, siamo solo alla partita
d'andata, e' il ragionamento di Castelli.
Una partita che, pero', risente di influssi di altri 'campi',
come quello della legge elettorale. Tanto che Manuela Palermi, Ma quando si arriva al primo degli "accantonati"
la class action, o azione collettiva, la temperatura a palazzo Madama
si impenna. La Cdl va all'attacco, sfiora la polemica con Franco
Marini e invoca l'intervento del Capo dello Stato. Il leghista
Castelli liquida la cosa come "class action all'amatriciana", mentre
il capogruppo di An Altero Matteoli ricorda che una disciplina del
genere in passato non sarebbe stata accettata in Finanziaria dal
Quirinale.
Particolarmente acceso l'intervento di Renato Schifani.
Il
presidente dei senatori azzurri denuncia che "ci troviamo di fronte a
temi di carattere giuridico che meritano un approfondimento. Troppi
emendamenti sono stati ammessi ma andavano giudicati inammissibili. Ci
auguriamo che il Quirinale stia seguendo i nostri lavori". Il
presidente Marini interviene e ricorda "il patto tra gentiluomini":
ieri "ci si e' accordati che i lavori si sarebbero svolti in modo
ordinato per consentire la chiusura stasera".
Schifani non ci sta e
rivendica di aver chiesto, in realta', tempo fino a domani. Per Marini
si tratta di "una forma di ostruzionismo".
E cosi', se ieri qualcuno aveva avuto da ridire, nella
maggioranza, sulla disponibilita' della seconda carica dello Stato nei
confronti dell'opposizione, oggi si e' dovuto ricredere. Nel merito,
dopo varie questioni procedurali, la class action proposta da Roberto
Manzione (Ud) viene approvata, anche se con la complicita'
involontaria del forzista Roberto Antonione che vota a favore anziche'
astenersi.
Si disperera', protestera' il suo errore, ma ormai il voto
e' registrato e valido
capogruppo Verdi-Pdci a palazzo Madama, spera che "il chiacchiericcio
sulla nuova legge elettorale finisca" perche' "e' vano e inutile" e ha
come unica conseguenza "quella di provocare malumori nell'Unione".
Dalla Camera, d'altronde, anche l'ulivista Franco Monaco richiama
Walter Veltroni: "Se ha un disegno centrista lo dica chiaramente",
mentre Idv e Udeur si mostrano comunque disponibili al dialogo.
L'altola' di Palermi comunque contribuisce a concentrare le
energie sulla priorita' numero uno della giornata: la seduta riprende
alle 15.30 e ci sono almeno un paio di grane da affrontare, la class
action e il tetto agli stipendi dei manager pubblici. Passano una dopo
l'altra le norme sui risarcimenti aghli emotrasfusi, all'assunzione
dei precari nella Croce rossa Nella maggioranza e' festa grande.
Braccia in alto
e pugni chiusi come un centravanti dopo aver segnato un gol, Manzione
esulta e abbraccia Anna Finocchiaro, presidente dei senatori
dell'Ulivo, sancendo plasticamente la fine di ogni dissapore legato
alle scelte sempre piu' autonome del senatore che sta comunque ancora
con un piede nell'Ulivo. A coronare l'immagine di concordia, gli
abbracci con Antonio Boccia e con il capogruppo del Prc, Giovanni
Russo Spena, oltreche' che con il suo compagno di viaggio nell'Ud,
Willer Bordon.
Dall'opposizione, inutile protesta dell'azzurro Maurizio
Sacconi, che parla di "impropria introduzione nella Finanziaria della
class action in salsa italiana" e si segnala con un gesto, la scarpa
sbattuta sul banco, che richiama un precedente storico, quello
all'Assemblea dell'Onu di Nikita Kruscev, allora segretario generale
del Pcus e leader dell'Unione Sovietica.
Arriva anche il via libera all'emendamento di Francesco Storace
che obbliga la Rai a rendere note le retribuzioni dirigenziali e i
compensi per la conduzione di trasmissioni di qualunque genere. Tocca
infine all'emendamento sul tetto agli stipendi dei manager pubblici,
che passa con 160 si' e 156 noNel frattempo, pero', il tempo passa e la scadenza
inizialmente indicata per le 21 per il voto finale sulla Finanziaria
appare piu' volte come un riferimento 'mobile', suscettibile
addirittura di essere accantonato anch'esso per una facile
approvazione, si pensa, della manovra domani, quando, dopo il Cdm
necessario per approntare la Nota di variazione, l'aula di palazzo
Madama dovra' comunque pronunciarsi sul Bilancio.
Per dirla con Russo Spena, "se si arrivera' a votare domani,
voteremo domani". Ma e' l'ultimo brivido della giornata, perche',
votati gli articoli della Finanziaria, Marini chiede, e gruppi
concordano, che il voto finale sulla manovra sia si tenga alle 10.30.
Resta il preannucio di dichiarazione di voto 'lirica' da parte
dell'ex Capo dello Stato Francesco Cossiga che, deluso dal no di
Romano Prodi alla sua richiesta di opporsi alla commissione
parlamentare sul G8, comunica che esporra' il suo voto contrario al
governo declamando alcuni versi della pesia di Alfred Tennyson sulla
Carica della Balaclava, che rievoca e celebra l'ultimo disperato
assalto della cavalleria della brigata leggera britannica contro i
russi vicino a Sebastopoli, nel 1854. Poesia che il presidente emerito
effettivamente legge nelle strofe conclusive: "La morte vi ha
ghermito, ma non dimenticheremo il vostro disperato e disperante
coraggio".(Adnkronos)
|
|
| < Prec. | Pros. > |
|---|
All news, altre notizie
Fai tu la notizia
Hai qualcosa da raccontarci? Ti sei imbattuto in un fatto che pensi meriti l'attenzione dei media? Scrivi il tuo pezzo e invialo a Clandestinoweb, la redazione ti contatterà per pubblicarlo sul sito

.jpg)




Segnalo
OKNOtizie
Smarking
Spurl
del.icio.us
Digg
Furl
Netscape
Yahoo! My Web
Google Bookmarks
Technorati
BlinkList
Newsvine
ma.gnolia
reddit
Tailrank








1 visitatore online
.jpg)



