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La 194 funziona: le interruzioni di gravidanza, nel 2006, hanno raggiunto il minimo
storico. E' quanto emerge dalla relazione sulla legge 194 presentata in Parlamento dal Ministro Livia Turco.
La 194 non si tocca, parola di ministro. Il motivo?
Funziona: le interruzioni di gravidanza, nel 2006, hanno raggiunto il minimo
storico. "È una legge saggia e lungimirante e non c'è alcun bisogno di
cambiarla, casomai si devono moltiplicare gli sforzi per fare più educazione
sulla contraccezione, per i giovani e per le straniere che ormai rappresentano
un terzo degli aborti. E lavorare per far diminuire il prezzo dei preservativi.
Il mio sogno resta comunque un paese dove non ci sia bisogno di ricorrere
all'aborto".
A difendere la legge, i dati che dimostrano come le interruzioni di gravidanza
siano quasi dimezzate dall'82, scendendo nel 2006 al minimo storico di 130mila,
è il ministro della salute Livia Turco che ha presentato al parlamento la
relazione sulla 194. Una fotografia che racconta un paese che cambia tra
cultura, accenni di emancipazione e nuove migrazioni. Un paese diviso in due:
con le italiane che vi ricorrono sempre meno e le immigrate che invece
triplicano le interruzioni. Con una media nazionale che parla di 234 aborti
ogni mille bambini nati.
Sempre meno italiane abortiscono: 93 mila l'anno scorso, il 60% in meno
rispetto all'82. Diminuisce anche il numero delle ragazze sotto i vent'anni che
chiedono aiuto per una gravidanza non voluta, sette su mille: un dato molto
inferiore alla media europea dove il fenomeno è invece in netta crescita. Le
statistiche, invece, raccontano come sia triplicato in dieci anni il numero
delle straniere che interrompono la gravidanza: erano il 10% nel 1996, adesso
sono il 29%. Come dire: un aborto ogni tre ha come paziente un'immigrata.
Se tra le italiane soprattutto più istruite, colte e giovani, la
contraccezione è diventata un fatto normale, così non è tra le immigrate che
ricorrono all'aborto perché non conoscono la legge, i consultori. Sono
intimorite, sole, spesso clandestine", spiega il ministro Turco.
Ma chi è nella maggioranza dei casi la donna che ricorre all'interruzione di
gravidanza? L'identikit raccolto dal ministero dice che ha tra i 20 ed i 24
anni, sposata nel 46,7% dei casi, con la licenza media (46.5%), licenza
superiore (39,7%), laurea (6,5%). Nella maggior parte dei casi (45,8%) è una
lavoratrice. Nel 27,9% è una casalinga, nel 15,6% è disoccupata o in cerca di
primo impiego.
Le statistiche dicono ancora che gli aborti vengono praticati nel 97%
dei casi entro i 90 giorni, nel 2.7% dei casi entro la ventesima settimana e
solo nello 0,7 nella 21esima. Ma nell'Italia che cambia, solo mille su 130 mila
aborti vengono effettuati usando la terapia farmacologica, la pillola Ru486,
mentre nel resto dell'Europa questa pratica, meno invasiva e traumatica, è
ormai di routine e viene scelta e praticata su una donna ogni quattro.
Come distribuzione geografica è al nord che si concentra il maggior numero di
aborti avvenuti nel 2006: 59.827 contro i 28.681 del centro, i 29.940 del sud e
gli 11.585 delle isole. La regione "capofila" in valori assoluti è la Lombardia (22.248
interruzioni volontarie), seguono Lazio (15.250), Emilia Romagna (11.458) Le
interruzioni sono in diminuzione quasi ovunque, ma con qualche caso in
controtendenza. Tra il 2005 e il 2006, ad esempio, si è registrato un +18,6% di
aborti volontari in Basilicata, in Valle d'Aosta (+13,2%) e Campania (+5,7%).
(Fonte: Repubblica.it)
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