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Ultimo aggiornamento: 21.11.2008 ore 22:10
GIUSTIZIA: ALFANO RIAPRE IL DIALOGO CON L'OPPOSIZIONE Stampa E-mail
20/08/2008
20 ago - Poche vacanze per il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Il Guardasigilli sta infatti lavorando anche in queste giornate di agosto a un progetto di radicale riforma dell'organizzazione della giustizia. Nei giorni scorsi Alfano aveva fatto riferimento all'ipotesi che fosse un ''comitato di saggi'' a occuparsi del tema: l'intenzione era quella di coinvolgere in modo trasversale esperti e tecnici che fanno riferimento non solo al centrodestra.
alfano_02_280x200.jpgMa la mano tesa all'opposizione non ha avuto esito. La giustizia del resto e' uno dei temi sui quali le posizioni tra centrodestra e centrosinistra sono tradizionalmente lontane.
Ecco cosi' che il guardasigilli Alfano ha dato indicazione al suo Ufficio legislativo di predisporre, entro il tempo record di due settimane, una sorta di ''agenda giustizia'' da discutere prima nel Consiglio dei ministri e poi da formalizzare in un disegno di legge di riforma da portare alla discussione parlamentare.
Il ministro sembra pero' non voler rinunciare al dialogo con l'opposizione. Da qui l'input dato all'Ufficio legislativo di tenere conto dei documenti che sulla riforma della giustizia furono prodotti dalla controversa Commissione bicamerale sulle riforme istituzionali presieduta da Massimo D'Alema nel 1997. In quella occasione, mentre il governo era presieduto per la prima volta da Romano Prodi, parve molto vicino un accordo tra maggioranza e opposizione su questioni rilevanti come il federalismo, un sistema istituzionale semipresidenzialista e la riorganizzazione della giustizia (su quest'ultimo punto il relatore era Marco Boato, deputato dei Verdi). Poi l'accordo sfumo' a un passo dal traguardo per la contrarieta' di Silvio Berlusconi e l'atteggiamento negativo della Lega. Nel 1998, infine, cadde il governo Prodi e D'Alema fu eletto presidente del Consiglio. Undici anni dopo, il ministro Alfano tenta di recuperare i contenuti e il metodo della Bicamerale.
Ma finora non ci sono segnali di disponibilita' da parte dell'opposizione, anche perche' l'approvazione nelle scorse settimane del ''lodo Alfano'' - la legge che prevede non siano processabili il presidente della Repubblica e i presidenti di Camera e Senato fino a quando sono in carica - ha riaperto un solco profondo tra centrodestra e centrosinistra.
Sul fronte dell'opposizione una dichiarazione di disponibilita' e' venuta solo dall'Udc. Il segretario Lorenzo Cesa si e' infatti detto disposto a collaborare sulla base delle proposte che verranno avanzate dalla maggioranza: ''Abbiamo promosso per il 2 e 3 settembre un'iniziativa dove abbiamo invitato tutti i rappresentanti dei partiti che si occupano di giustizia. Ci saranno anche personalita' che hanno rilievo in questo settore: ex presidenti di Corte costituzionale e professori universitari''.
Per quanto riguarda le indiscrezioni sull'agenda a cui sta lavorando Alfano con l'Ufficio legislativo del suo Ministero, al primo posto ci sarebbe la riforma del processo civile (in autunno verra' presentato un disegno di legge collegato alla Finanziaria) a cui seguirebbero le ipotesi di riduzione dei tempi del processo penale e di riforma del Consiglio superiore della magistratura. La questione piu' controversa nei rapporti con l'opposizione resta la separazione della carriera dei giudici, su cui il governo non transige ritenendola un caposaldo di ogni progetto di riforma. Anche sulle urgenze su cui intervenire Cesa offre la disponibilita' al dialogo dell'Udc: ''Si va dal riassetto del Consiglio superiore della magistratura, con una sezione particolare esterna per quanto riguarda il giudizio sui magistrati, alla separazione delle carriere. Bisognera' pero' coinvolgere nel confronto anche l'Associazione nazionale dei magistrati''.
Finora non ci sono reazioni da parte del Pd di Walter Veltroni. Intanto Antonio di Pietro, leader dell'Italia dei valori, ha rivolto un appello al Pd affinche' contribuisca alla raccolta di firme per il referendum abrogativo del ''lodo Alfano''. Di Pietro, che ha presentato un quesito referendario a nome del suo partito, sostiene infatti che ''i democratici hanno raccolto un milione di firme per una petizione contro il governo che restera' sulla carta quando ne bastavano 500 mila per indire un referendum''. Sulla giustizia, tema caldo nei rapporti tra Pd e Idv, le posizioni restano lontane. Di Pietro e' stato piu' volte accusato dai democratici di avere posizioni ''giustizialiste'' (di qui la dissociazione rispetto alla manifestazione indetta a luglio a piazza Navona a Roma dal partito di Di Pietro). Ma, allo stesso tempo, il Pd teme di lasciare troppo spazio all'azione dell'Idv nel caso accetti la richiesta di dialogo che viene dal ministro Alfano sui problemi della giustizia. (Asca).
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