| GIUSTIZIA: ALFANO RIAPRE IL DIALOGO CON L'OPPOSIZIONE |
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| 20/08/2008 | |
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20 ago - Poche vacanze per il ministro della
Giustizia, Angelino Alfano. Il Guardasigilli sta infatti
lavorando anche in queste giornate di agosto a un progetto di
radicale riforma dell'organizzazione della giustizia.
Nei giorni scorsi Alfano aveva fatto riferimento all'ipotesi
che fosse un ''comitato di saggi'' a occuparsi del tema:
l'intenzione era quella di coinvolgere in modo trasversale
esperti e tecnici che fanno riferimento non solo al
centrodestra.
Ma la mano tesa all'opposizione non ha avuto
esito. La giustizia del resto e' uno dei temi sui quali le
posizioni tra centrodestra e centrosinistra sono
tradizionalmente lontane.
Ecco cosi' che il guardasigilli Alfano ha dato indicazione al
suo Ufficio legislativo di predisporre, entro il tempo record
di due settimane, una sorta di ''agenda giustizia'' da
discutere prima nel Consiglio dei ministri e poi da
formalizzare in un disegno di legge di riforma da portare
alla discussione parlamentare.
Il ministro sembra pero' non voler rinunciare al dialogo
con l'opposizione. Da qui l'input dato all'Ufficio
legislativo di tenere conto dei documenti che sulla riforma
della giustizia furono prodotti dalla controversa Commissione
bicamerale sulle riforme istituzionali presieduta da Massimo
D'Alema nel 1997.
In quella occasione, mentre il governo era presieduto per la
prima volta da Romano Prodi, parve molto vicino un accordo
tra maggioranza e opposizione su questioni rilevanti come il
federalismo, un sistema istituzionale semipresidenzialista e
la riorganizzazione della giustizia (su quest'ultimo punto il
relatore era Marco Boato, deputato dei Verdi). Poi l'accordo
sfumo' a un passo dal traguardo per la contrarieta' di Silvio
Berlusconi e l'atteggiamento negativo della Lega. Nel 1998,
infine, cadde il governo Prodi e D'Alema fu eletto presidente
del Consiglio.
Undici anni dopo, il ministro Alfano tenta di recuperare i
contenuti e il metodo della Bicamerale.
Ma finora non ci sono
segnali di disponibilita' da parte dell'opposizione, anche
perche' l'approvazione nelle scorse settimane del ''lodo
Alfano'' - la legge che prevede non siano processabili il
presidente della Repubblica e i presidenti di Camera e Senato
fino a quando sono in carica - ha riaperto un solco profondo
tra centrodestra e centrosinistra.
Sul fronte dell'opposizione una dichiarazione di
disponibilita' e' venuta solo dall'Udc. Il segretario Lorenzo
Cesa si e' infatti detto disposto a collaborare sulla base
delle proposte che verranno avanzate dalla maggioranza:
''Abbiamo promosso per il 2 e 3 settembre un'iniziativa dove
abbiamo invitato tutti i rappresentanti dei partiti che si
occupano di giustizia. Ci saranno anche personalita' che
hanno rilievo in questo settore: ex presidenti di Corte
costituzionale e professori universitari''.
Per quanto riguarda le indiscrezioni sull'agenda a cui sta
lavorando Alfano con l'Ufficio legislativo del suo Ministero,
al primo posto ci sarebbe la riforma del processo civile (in
autunno verra' presentato un disegno di legge collegato alla
Finanziaria) a cui seguirebbero le ipotesi di riduzione dei
tempi del processo penale e di riforma del Consiglio
superiore della magistratura. La questione piu' controversa
nei rapporti con l'opposizione resta la separazione della
carriera dei giudici, su cui il governo non transige
ritenendola un caposaldo di ogni progetto di riforma.
Anche sulle urgenze su cui intervenire Cesa offre la
disponibilita' al dialogo dell'Udc: ''Si va dal riassetto del
Consiglio superiore della magistratura, con una sezione
particolare esterna per quanto riguarda il giudizio sui
magistrati, alla separazione delle carriere. Bisognera' pero'
coinvolgere nel confronto anche l'Associazione nazionale dei
magistrati''.
Finora non ci sono reazioni da parte del Pd di Walter
Veltroni. Intanto Antonio di Pietro, leader dell'Italia dei
valori, ha rivolto un appello al Pd affinche' contribuisca
alla raccolta di firme per il referendum abrogativo del
''lodo Alfano''. Di Pietro, che ha presentato un quesito
referendario a nome del suo partito, sostiene infatti che ''i
democratici hanno raccolto un milione di firme per una
petizione contro il governo che restera' sulla carta quando
ne bastavano 500 mila per indire un referendum''.
Sulla giustizia, tema caldo nei rapporti tra Pd e Idv, le
posizioni restano lontane. Di Pietro e' stato piu' volte
accusato dai democratici di avere posizioni
''giustizialiste'' (di qui la dissociazione rispetto alla
manifestazione indetta a luglio a piazza Navona a Roma dal
partito di Di Pietro). Ma, allo stesso tempo, il Pd teme di
lasciare troppo spazio all'azione dell'Idv nel caso accetti
la richiesta di dialogo che viene dal ministro Alfano sui
problemi della giustizia. (Asca).
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