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Ultimo aggiornamento: 11.10.2008 ore 20:57
GLI USA SOSPENDONO SINE DIE IL RITIRO DELLE TRUPPE IN IRAQ Stampa E-mail
09/04/2008

9 Apr. - L’Iraq torna al centro della scena politica statunitense. Nel giorno dell’audizione al Senato del generale David Petraeus, giunge la notizia che Baghdad e Washington si apprestano a sottoscrivere un accordo segreto per autorizzare le truppe statunitensi a operare nel Paese «senza limiti di tempo».

petraeus280x200.jpgÈ quanto scrive in prima pagina il britannico Guardian citando una «bozza di accordo» tra il governo iracheno e l’Amministrazione Bush, datata «7 marzo». Il documento autorizza gli Usa «a condurre operazioni militari in Iraq e arrestare soggetti quando necessario per imperative ragioni di sicurezza». L’accordo punta a sostituire il mandato delle Nazioni Unite, in scadenza a fine anno, che autorizza la presenza delle truppe Usa.

La graduale riduzione della presenza militare americana in Iraq, cominciata all’inizio dell’anno, sarà sospesa per 45 giorni a metà settembre. Lo ha annunciato il generale David Petraeus, comandante delle forze Usa in Iraq, nel corso di una testimonianza di fronte al Senato di Washington. Nonostante i progressi sul campo, la situazione è fragile, secondo Petraeus «e un ritiro troppo rapido delle truppe metterebbe a repentaglio i progressi ottenuti fino a questo momento».

Ad ascoltare le parole del generale ci sono il senatore repubblicano dell’Arizona John McCain, il candidato repubblicano alle prossime presidenziali, e l’ex first lady democratica Hillary Clinton, in corsa per la nomination del suo partito. I democratici insistono sulla necessità di accelerare il disimpegno americano dal fronte e promettono, in caso di vittoria nelle presidenziali di novembre, di porre fine alla guerra. Secondo Petraeus, un ritiro troppo rapido, rafforzerebbe gli estremisti, al Qaida inclusa, non solo nel paese, ma nell’intera regione. La destabilizzazione dell’Iraq, alla mercé delle ingerenze iraniane, avrebbe conseguenze anche sulla sicurezza dell’Occidente e degli Stati Uniti. (La Stampa)

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