| GRILLO: i 18 scatoloni e le 350mila firme |
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| 14/12/2007 | |
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14 dic. - Beppe Grillo è giunto a Palazzo Madama con i 18 scatoloni contenenti le 350 mila firme che accompagnano il ddl d’iniziativa popolare per la non candidabilità al Parlamento degli inquisiti.
L’artista genovese al grido «il Paese riparte» è partito poco prima
delle 11 con un risciò e in buona compagnia di una trentina di
«grillini», da via Zanardelli, a ridosso di Piazza Navona.
In pochi minuti è arrivato in Via della Dogana Vecchia, il «lato B» di Palazzo Madama, dove ha consegnato gli scatoloni per «un Parlamento pulito» che, oltre a tenere fuori gli inquisiti dagli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama, chiede anche che il mandato parlamentare non superi le due legislature.
Dopo i controlli di rito Beppe Grillo ed una decina di «grillini», tutti con documento alla mano, sono stati autorizzati ad entrare nella Camera Alta dove è previsto l’incontro con il Presidente, Franco Marini.
A fare da cornice al corteo anche qualche striscione dei «grillini» romani.
«L'Italia sta cambiando ma non presenterò liste politiche»
Dall’8 settembre, dal giorno del primo V-day, «la politica è già cambiata». Beppe Grillo ne è convinto, e mentre cammina verso il Senato per consegnare le firme della proposta di legge di inziativa popolare, lo ripete più di una volta. «Ora tutti annaspano, - aggiunge - vogliono vedere la gente, vogliono cambiare i nomi dei partiti. Perché non cambiano i loro di nomi?». «Con le liste civiche - dice Grillo - è partito un movimento di cittadini inc...... che proseguirà».
E aggiunge «Oggi non è la fine ma l’inizio».
Ma il comico genovese assicura di non puntare alle elezioni politiche. «Assolutamente no. Si parte dal basso» risponde ai giornalisti. «I ragazzi - sottolinea - non sono disonesti. Vogliono essere messi alla prova e ci proveremo con le liste civiche, che non sono un movimento politico ma cittadini che si riappropriano della politica partendo dai Comuni». Insomma, secondo Grillo «qualcosa succederà» ma «ci vogliono tempi biologici, tra quattro anni sono sicuro che questo paese cambierà».
«L'Italia non è il mio Paese? Infatti è di Napolitano...»
A chi gli ricordava le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, «l’Italia non è quella di Grillo», il comico genovese ha risposto: «Meno male, mi ha tolto un peso».
Ma i giornalisti insistono e ribadiscono la domanda durante la ressa che ha accompagnato Beppe Grillo nel tragitto verso il Senato e lui risponde: «Infatti, questo è il Paese di Napolitano ...». (la Stampa)
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