| IL 15% DELL'INQUINAMENTO IN USA VIENE DA PECHINO |
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| 23/03/2008 | |
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23 Mar. L'inquinamento dell'uomo si sposta da un continente all'altro annullando, a volte, gli sforzi di chi sta tentando di rendere i propri cieli più puliti. È quanto si scopre da una nuova ricerca realizzata da un gruppo di fisici dell'atmosfera del Goddard Space Flight Center della Nasa a Greenbelt (Usa). Lo studio ha permesso di realizzare una carta molto
dettagliata dell'inquinamento atmosferico che interessa il pianeta. Le ricerche
sono state condotte utilizzando lo strumento Modis (Moderate Resolution Imaging
Spectroradiometer) che si trova sul satellite americano chiamato "Terra.
Spiega Hungbin Yu, responsabile della ricerca: "Abbiamo sempre considerato
i Paesi occidentali come i maggiori produttori di inquinamento, ma ora i
satelliti che guardano con occhio più accurato la nostra atmosfera ci dicono
che qualcosa di profondamente diverso sta accadendo.
La Cina ha visto negli ultimi due decenni una crescita industriale senza precedenti, che ha richiamato decine di milioni di persone nelle città. Ciò ha aumentato il numero di automobili. Il risultato è che l'inquinamento prodotto dalla Cina è raddoppiato in un decennio, diventando il Paese che produce maggiore sporcizia atmosferica a livello planetario. E poiché le sostanze inquinanti sono immesse nell'atmosfera in grandi quantità, i venti le catturano e le trasportano anche a migliaia di chilometri di distanza". Studiando i dati del satellite dal 2002 ad oggi, i ricercatori hanno potuto stabilire che la quantità di inquinamento partito dall'Asia e arrivato sul Nord America corrisponde al 15 per cento di quello prodotto dagli Stati Uniti e dal Canada. È un valore notevole, se si pensa che proprio in questi anni le due grandi nazioni sono impegnate nel ridurre le emissioni dannose al pianeta. I dati dicono che gli sforzi per ripulire l'aria sopra i cieli americani vengono quasi vanificati dall'inquinamento asiatico". Il trasporto del materiale varia di molto durante l'anno. Spiega Lorraine Remer, che ha seguito la ricerca: "È particolarmente intenso proprio in questi mesi, durante la fine dell'inverno e la primavera, quando i venti in quota sono molto intensi. Minore, invece, è il trasporto in estate e durante le altre stagioni. A volte le particelle solide viaggiano molto velocemente, impiegando non più di una settimana ad attraversare l'intero Oceano Pacifico". Yu e colleghi hanno calcolato la quantità delle sostanze che lasciano l'Asia per attraversare l'Oceano Pacifico. "Nell'arco di circa 3 anni si sono mosse 18 tonnellate di materiale inquinante, delle quali circa 4 tonnellate e mezzo sono scese sugli Stati Uniti. Le altre si sono disperse sugli oceani", sottolinea Yu. Dallo studio si scopre che anche l'Europa è un importante produttore di sostanze dannose all'uomo e all'ambiente, ma una parte dell'inquinamento che ristagna sul nostro continente giunge dalle attività industriali degli Stati Uniti. (mps) |
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