| IL CASO SACCA': E' LITE SU MINOLI |
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| 28/04/2008 | |
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28 Apr. - Sono diversi, oggi, gli articoli apparsi sui quoidiani che parlano del caso della riabilitazione di Saccà, sospeso da cinque mesi a seguito delle note intercettazioni telefoniche, e del futuro di Viale Mazzini, come ad esempio quelli apparsi sul Corriere della Sera e Il Riformista.
Sabina Guzzanti, attrice: "Minoli riabilita se stesso nei confronti della destra. Lui, che la tv la sa fare e non è mai stato coinvolto in scandali vergognosi, perché aiuta Saccà, che con Berlusconi al telefono faceva mercimonio di carne umana?". Paolo Guzzanti: "Bel gesto sarebbe se Berlusconi approvasse Minoli direttore generale della rai. Pacificazione e garanzia". Sabina: "Minoli abiura ogni principio per ottenere ruoli che gli spetterebbero naturalmente. I potenti che parlano di favorire questa o quella donna: tutti in galera!". Scontata da anni la distanza di pozsizioni di padre e figlia Guzzanti. Ma il caso Minoli-Saccà accende altri animi. Minoli che sabato, sul Riformista, chiede la riabilitazione del direttore della fiction Rai, Saccà, sospeso dopo la pubblicazione di un'intercettazione della Procura di Napoli, un colloquio con Berlusconi su attrici da far lavorare e fiction ("Barbarossa") volute da Bossi. Riabilitazione, perché Saccà è bravo e perché "l'ipocrisia trasforma in reato quel che reato non è". "Minoli difese Saccà subito, vedi Repubblica del 21 dicembre. Non ha atteso la vittoria del centrodestra". Parole di Piero Corsini, dirigente di Rai Educational, da 22 anni collaboratore di Minoli. "L'articolo di Giovanni è un atto etico. Il problema non è la telefonata, non facciamo le verginelle! Il problema sono quindici anni di devastazione della Rai, ad opera di centrosinistra e centrodestra". Il giornalista Marco Travaglio, invece, dice che Minoli "è un vero camaleonte: craxiano, sinistra, destra, prodiano, veltroniano... Saccà era direttore generale quando fu cacciato Biagi. Basta questo perché vada sotto i ponti per il resto dei suoi giorni. Ma Minoli dimentica, col suo pelo sullo stomaco". Massimo Giletti, che con Minoli lavorò giovanissimo a Mixer, approva l'iniziativa per Saccà, perché "in Rai c'è bisogno di dirigenti interni forti e lui è uno di questi". L'intervento di Minoli non sarebbe stato più efficace prima delle elezioni? "Più credibile sì, ma non si può sempre fare dietrologia". Francesco Pancho Pardi, neo senatore dell'Italia dei Valori, evita dietrologie: "Occuparsi della riabilitazione di Saccà? Fa ridere i polli! Ora è il tempo della controinformazione perché Berlusconi aveva già quattro tg e presto ne avrà sei". "Drammatico destino, quello di Minoli - dice Stefano Rizzelli da vent'anni autore Rai-. Fa cose che lo mettono in luce critica, ma lui ha sempre pensata così". Come? "Vuole una riforma Rai che permetta alle forti professionalità di emergere". Sostiene Giuseppe Giulietti, deputato IdV: "Aspettiamo la fine dell'inchiesta a Napoli per riabilitare Saccà. E riabilitiamo anche Oliviero Beha e Freccero e i precari Rai che hanno vinto cause. E Sabina Guzzanti, messa al bando..."
Sostiene Marco Follini: «Questa stagione di dialogo istituzionale che tutti auspiscano e qualcuno intravede con ottimismo ha di fronte a sé due nodi da sciogliere. Uno è il federalismo. L’altro è l’assetto dell’informazione. E la Rai è un buon esempio delle difficoltà che abbiamo davanti». In una conversazione con Il Riformista, il responsabile del Pd per l'informazione affronta l'eterna questione del servizio pubblico prigioniero della politica all'indomanid delle dure ma anche realistiche considerazioni fatte dal presidente di Viale Mazzini, Claudio Petruccioli, a chiusura del suo mandato. Ventiquattro pagine in cui l'ex ds Petruccioli dice soprattutto due cose. La prima: sarebbe dannoso eleggere il prossimo consiglio di amministrazione della Rai con le regole di Gasparri. La seconda: ancora prioma di cambiare la legge sul sistema radio-tv, si potrebbe aboolire la figura del direttore generale e sostituirla con quella dell'amministratore delegato. Come in una vera azienda. Continua Follini: "Le regole della Gasparri sono sbagliate. Io credo che occorra riprendere il filo della proposta Gentiloni nell'ultima legislatura, che prevede una fondazione. Tra l'altro il copyright di questa idea è di Bruno Pellegrino che scrisse un libro in merito negli anni ottanta. Il problema non è fare la rivoluzione, tantomeno in Viale Mazzini. Ma partire da alcune cose ovvie". La prima: "Dobbiamo decidere se la Rai è una protesi della politica o un'azienda con tutto quello che ne consegue. E a me non verrebbe mai in mente di telefonare all'amministratore delegato dell'Enel o dell'Eni per vigilare sulle loro dinamiche intyerne". E allora se la protesi va tolta, si potrebbe sacrificare pure la commissione parlamentare di vigilanza, che oggi elegge il CdA: "Che ci sia una commissione parlamentare che marca l'azienda e addirittura "vigila" su di essa è un'idea di cui dovremo liberarci. Ha qualcosa di brezneviano". Follini fa poi due avvertenze. Una alla sua parte politica. L'altra al premier in pectore. Al Pd dice: "Se noi vogliamo dare un colpo alle tecniche di infeudamento di Viale Mazzini dobbiamo respingere la tentazione di considerare la Rai uno strumento della nostra riscossa. Ossia non rinchiuderci nella logica del partito Rai contrapposto a quello Mediaset. Anche perché, aggiungo, il partito Rai ha fedeltà politiche mutevoli, fa il pendolare tra le maggioranze che si alternano". A Berlusconi rivolge un consiglio: "Nel lungo elenco di occasioni perse della democrazia italiana cìè la mancata risoluzione del conflitto di interessi del Cavaliere. Su questo tutti dovremmo batterci il petto. Berlusconi ha tratto la sua forza dal conflitto di interessi ma adesso gli converrebbe liberarsi dal peso ma soprattutto dai vantaggi di questa anomalia". Sempre a proposito del futuro premier. Su questo giornale, sabato scorso, Giovanni Minoli ha chiesto la riabilitazione di Agostino Saccà, sospeso da Rai Fiction pe le sue conversazioni con il Cavaliere intercettate dalla magistratura. Dice Follini: "Non voglio iscrivermi nè al partito degli innocentisti, nè a quello dei colpevolisti. Non è compito della politica alzare verso l'alto il pollice o abbassarlo". Per quanto riguarda poi la disponibilità di Petruccioli a fare nuovamente il presidente, seppure in condizioni diverse, il senatore del Pd ripete lo stesso concetto: "Petruccioli è stato un buon presidente ma se partecipassi al totorai smentirei tuti gli argomenti che ho portato sin qui. Se mi esprimessi ridurremmo tutto ad una casella che la politica vuole occupare. Mi auguro, nonostante tutto, che un bipolarismo meno muscolare possa aprire davvero una nuova stagione per la Rai. E' difficile ma bisogna provarci". |
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