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12 Mag. - Per Nassim Taleb, che ha pubblicato in Italia il suo saggio sull'imprevedibilità dei mercati, il sistema bancario è troppo concentraro, più stabile ma più vulnerabile e la crisi di uno può coinvolgere tutti.
Se i dirigenti di Société Générale avessero dato retta lla lezione di Nassim Nicholas Taleb sul "cigno nero" forse la banca francese non avrebbe perso 4,9 miliardi di euro. Ma anche loro si sono fidati dei modelli di previsione dei rischi di moda nel mondo della finanza moderna, che vengono presi di mira nel nuovo libro di Taleb, uscito un anno fa negli Stati Uniti e in Gran Bretagna dove ha venduto 370mila copie, tradotto in una trentina di lingue e ora pubblicato anche in Italia da il Saggiatore.
"Il cigno nero. Come l'improbabile governa la nostra vita" è un libro di filosofia pratica e anche di finanza: il titolo si riferisce alla scoperta dei cigni neri in Australia, dopo che per millenni si era creduto che tutti i cigni fossero bianchi.
"Un cigno nero è un evento altamente improbabile, imprevisto, con un grande impatto -spiega Taleb a CorrierEconomia-. Nella realtà accade più spesso di quanto non ci si aspetti e spiega molti fenomeni, comprese le crisi finanziarie come quella dei mutui subprime".
In un passaggio del libro il protagonista ricorda che, quando era un banchiere d'affari, la valutazione della sua performance non premiava la sua qualità ma lo incoraggiava a farsi gioco del sistema per aumentare i profitti di breve termine a rischio di un possibile crac. Una premonizione di casi come quello di Jerome Kerviel, il trader che ha mandato quasi in rovina la Société Générale?
"Il caso vuole che lo scorso dicembre io abbia parlato dei rischi nascosti negli attuali modelli di busiess delle banche d'affari, proprio davanti al presidente Daniel Bouton e a un'altra trentina di dirigenti di SocGen in un incontro a Parigi. Il mio discorso è stato accolto con molta freddezza, anzi sono stato liquidato dal presidente come uno che non vuol assumere rischi. Bene, poche settimane dopo l'istituto francese ha dovuto annunciare lapiù grande perdita accumulata con il trading nella storia delle banche".
Il suo libro è uscito quando non era ancora scoppiata la crisi dei mutui subprime: anch'essa è un "cigno nero"?
"Sì, la valutazione del livello di rischio di questi debiti e dei titoli in cui sono stati impacchettati si fondava su modelli matematici sbagliati, che ignorano la possibilità di eventi straordinari e imprevedibili e credono invece nel ripetersi degli eventi più frequenti e comuni del passato. Adottando questi modelli, che hanno la validità scientifica dell'astrologia o della medicina medievale, le banche si sono convinte di seguire una politica prudente e invece sono sedute su bombe ad orologeria, esposte a crac ciclici: la crisi dei debiti latinoamericani del 1982, il collasso delle casse di risparmio dell'inizio anni 90, i mutui subprime oggi".
Eppure questi modelli di gestione dei rischi sono stati premiati con il Nobel per l'economia a Harry Markowitz, Merton Miller e William Sharpe nel 1990 e a Myron Scholes e Robert Merton nel '97...
"E' stato il più grosso errore dare il Nobel alla "moderna teoria del portafoglio", basato sulla fisica gaussiana e sullo studio della "bell curve": un grafico a campana, dove è illustrata la distribuzione della frequenza di dati del passato e dove i due estremi (code) della curva, quelli più sottili, rappresentano gli eventi molto improbabili. Nella realtà le code non sono così sottili, sono anzi "grasse" e gli eventi straordinari capitano molto più spesso del previsto. Così si spiega come i due Nobel Merton e Scholes, partner nell'hedge fund Ltcm di John Meriwether, siano stati colti di sprovvista dalla crisi finanziaria del '98 e il fondo sia finito in bancarotta".
Sulla "moderna teoria del portafoglio" si basano anche i consigli dei consulenti finanziari ai risparmiatori per il loro investimenti a lungo termine. C'é da allarmarsi?
"La situazione non è così pericolosa per gli investitori comuni, chenon ricorrono ad un alto livello di leva finanziaria come gli hedge fund, cioé non si indebitano fortemente per gonfiare i potenziali guadagni".
E cosa dice del fallimento virtuale di Bear Stearns?
"Come le altre banche d'affari, aveva assunto un sacco di rischi chenon capiva. Per decenni ha accumulato profitti e improvvisamente è saltata. Il fatto è che le banche sono pessime nella gestione dei rischi: i soldi li fanno con le commissioni sulle transazioni ordinarie. Ma er i richi, sono come i tacchini: per mille giorni un tacchino viene nutrito e crede che andrà avanti sempre così, che gli uomini lo amino: poi al 1.001° giorno arriva il macellaio e la cattiva sorpresa".
Ha fatto bene la Fed (banca centrale Usa) a pilotare il sslvataggio di Bear Stearns?
"No, è stato criminale, è un incentivo all'irrsponsbilità nel prendere rischi. Un premio alle banche che quando guadagnano non condividono i profitti con i cittadini, ma quando perdono vogliono essere salvate da chi paga le tasse. Ilproblema è che il sistema bancario è diventato troppo concentrato, troppo interdipendente: è in mano a pochi enormi gruppi, tutti esposti ali stessi rischi, con la possibilità di choc catastrofici. Era meglio quando funzionava come il business dei ristoranti".
E come funziona il business dei ristoranti?
"Se vivi a Manhattan, sai che mangi bene perché esistono tanti piccoli ristoranti e c'è un veloce tirnover: quelli cattivi chiudono presto. era meglio quando negli Usa c'erano tante piccole banche e i fallimenti erano più frequenti; il sistema era più volatile, ma più robusto. Adesso se salta una banca anche tutte le altre vanno in crisi, c'è più stabilità, ma il livello di rischio è cresciuto esponenzialmente".
Non si può sapere quando e come arriverà il prossimo cigno nero. Ma si può avere qualche indizio?
"Guardando i bilanci e i debiti di una società finanziaria è facile capire chi è più esposto a rischi di crac o invece può approfittare degli eventi estremi. Per esempio, mentre le banche rischiano molti dollari per guadagnare pochi sentesimi, i venture capitalist rischiano pochi centesimi per guadagnare molti dollari, sanno cioè approfittare del lato positivo dei cigni neri. I venture capitalist possono guadagnare miliardi finanziando il cigno nero Google, le banche perdono miliardi come SocGen con il trading di Kerviel". (Maria Teresa Cometto)
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