| IMMIGRAZIONE: FLOP ESPULSIONI. MARONI: COLPA MAGISTRATI. LA REPLICA DI ANM |
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| 20/07/2008 | |
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20 lug. - Introdurre il principio del
silenzio-assenso, secondo il quale se il magistrato non fornisce
il proprio nulla osta entro 48 ore, l'espulsione dei clandestini
diventa operativa.
E' il ministro dell'Interno Roberto Maroni
che, in un'intervista a Libero, annuncia l'intenzione di
intervenire sul disegno di legge in discussione al Senato.
''Se il magistrato non da' il nulla osta entro 48 ore dalla
richiesta fatta dalla polizia, scatta il silenzio-assenso,
dunque il decreto di espulsione diventa perfetto a tutti gli
effetti'', dice Maroni rispondendo alla domanda sul caso di un
magistrato che a Velletri avrebbe preferito rinviare la
decisione sull' espulsione di un cittadino moldavo poiche' la
moglie dell'uomo era incinta. Se fosse gia' stato introdotto il
principio del silenzio-assenso ''quel moldavo non sarebbe
rimasto in Italia'', spiega Maroni.
''Ritengo - dice il titolare del Viminale - che il tentativo
di boicottare la Bossi-Fini sia un problema aperto, visto che
oltre la meta' dei provvedimenti di espulsione non si
concretizza per il rinvio dell'udienza di convalida''. Il
magistrato, dice il ministro, ''puo' contestare la correttezza
dell'arresto, non puo' invece bypassare la normativa con il
solito stratagemma del rinvio dell'udienza''.
LA REPLICA DI ANM - Da parte dei magistrati ''non c'e'
nessun boicottaggio della Legge Bossi-Fini''. Se le espulsioni
non funzionano e' perche' ''l'amministrazione degli Interni non
e' in grado di dare attuazione all'accompagnamento alla
frontiera, strumento individuato dalla legge per dare esecuzione
a questi provvedimenti''. L'Associazione nazionale magistrati
replica cosi' a Roberto Maroni.
''Alle espulsioni proprio in base alla legge dovrebbe
provvedere l'amministrazione degli Interni , tramite
l'accompagnamento. Ma la prassi consolidata -spiega il
presidente Luca Palamara- e' ricorrere all'intimazione del
questore allo straniero a lasciare il territorio dello Stato;
strumento che si rivela insufficiente allo scopo e
l'inosservanza del quale determina l'intervento della
magistratura''.
Nessun addebito dunque puo' essere mosso ai
giudici: ''quotidianamente nelle aule di giustizia vengono
celebrati processi nei confronti di stranieri che non hanno
ottemperato all'ordine del questore e nella normalita' dei casi
il giudice procede alla convalida dell'arresto. Altro e' il
problema della sussistenza delle esigenze cautelari in relazione
al reato in questione, che non puo' essere sottratto alla
prudente valutazione del giudice della convalida''. Un terreno
minato soprattutto tenuto conto che ''l'obiettivo dello Stato e'
mandare via lo straniero dal proprio territorio''.
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