| INTERCETTAZIONI: 3 ANNI DI CARCERE A CHI LE PUBBLICA |
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| 14/06/2008 | |
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14 giu. -
Nel Ddl fino a 3 anni a chi le pubblica
Chiunque pubblica il testo di intercettazioni o documenti di un
procedimento penale di cui sia vietata la pubblicazione rischia il
carcere fino a tre anni. Sarebbe questa una delle norme inserite nel
disegno di legge sulle intercettazioni. Da uno a tre anni di carcere
scatterebbero anche per "chiunque prenda illecitamente cognizione di
atti del procedimento penale coperti da segreto".
CARCERE PER CRONISTI E 'TALPE' -
Il disegno di legge del governo punta a riformare due articoli del codice penale: il 617 e il 684. Con il primo si vuole colpire chi ''prende diretta cognizione degli atti del procedimento penale coperti da segreto'' e la punizione sarebbe quella che venne prevista nel ddl Mastella: da 1 a 3 anni di carcere. Con il secondo invece si vuole punire chi pubblica questi atti. Con la sanzione che passa da 30 giorni di carcere a 3 anni. E aumenta anche l'ammenda: da un massimo di 258 si arriva a 1.000 euro. Ma su queste due norme il governo sta ancora discutendo e non e' detto che all'ultimo minuto posaano saltare o essere cambiate ulteriormente.
SI' PER REATI CON PENE OLTRE 10 ANNI, CORRUZIONE E STALKING
- Si potranno fare intercettazioni in tutte quelle indagini che riguarderanno reati con pene edittali superiori ai 10 anni, quelli contro la Pubblica Amministrazione, tra cui quindi la corruzione, e quelli gravissimi come la pedofilia. Ma si potra' intercettare anche nel caso di molestie ripetute (stalking).
NORMA TRANSITORIA, SALVI I PROCESSI IN CORSO
- Nel ddl ci dovrebbe essere anche la norma transitoria secondo la quale la riforma non verrebbe applicata ai processi in corso.
ARCHIVIO RISERVATO
Con il testo del governo si dovrebbe istituire un archivio riservato nel quale custodire il testo delle intercettazioni. Lo aveva proposto il presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno e lo prevedeva anche il ddl Mastella.
GIUDICE COLLEGIALE
- Il Pm potra' chiedere l'autorizzazione agli ascolti non piu' a un Gip, ma ad un organismo collegiale. Su quale sia la procedura da seguire in questo caso restano pero' forti dubbi.
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