| INTERCETTAZIONI: DL O DDL?- MERO ERRORE MATERIALE - IL GIALLO DEL COMUNICATO |
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| 12/06/2008 | |
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12 giu. - Napoli è sullo sfondo, con il mare azzurro ed il Vesuvio
disegnati sulla gigantesca quinta di cartone alle spalle di Silvio
Berlusconi, in conferenza stampa a Palazzo Salerno dopo una giornata di
incontri sull'emergenza rifiuti. Ma quella che il premier si trova a
dover arginare è una valanga, una slavina.
LA PRECISAZIONE DEL GOVERNO - L'annuncio che nel consiglio
dei ministri di venerdì ci sarà un decreto legge sulle intercettazioni,
messo nero su bianco in un comunicato di Palazzo Chigi del primo
pomeriggio, diventa in breve una minacciosa palla di neve sempre più
grande, che rimbalza dal Colle ai Palazzi romani e rotola fino alle vie
ancora sommerse dai rifiuti della città partenopea.
E' lo stesso Cavaliere che deve fermarla. "Mi ha telefonato Gianni Letta e mi ha avvertito che nel comunicato di palazzo Chigi il provvedimento sulle intercettazioni telefoniche giudiziarie che andrà in Consiglio dei ministri venerdì è stato definito decreto legge per un mero errore materiale, mentre all'ordine del giorno ci sarà un disegno di legge", mette subito in chiaro prevenendo la sfilza di domande che i giornalisti si apprestano a fare, ormai distratti dalla emergenza rifiuti e interessati invece a chiarimenti del premier sui contenuti del decreto, su eventuali attriti con alleati, sul coinvolgimento dell'opposizione e, soprattutto, sul punto di vista del Quirinale. Il premier lo capisce e per primo smentisce.
Si è trattato di un "mero errore materiale", dice usando le stesse parole che in una nota ufficiale Palazzo Chigi mette in contemporanea nero su bianco.
Di più. Berlusconi motiva la scelta del governo di procedere senza accelerazioni sulle intercettazioni, proprio così come invitava a fare il Quirinale auspicando un largo accordo.
"Io non credo - spiega per dare forza alla tesi dell'errore appena accreditata - che sarebbe stato pacifico, anche davanti ad una situazione che si protrae da diverso tempo, individuare in questo provvedimento le caratteristiche di urgenza e necessità necessarie per fare un decreto". Non che la questione intercettazioni paia per questo meno grave al premier. Sul loro utilizzo, punta anzi il dito, "c'é stata una degenerazione del sistema".
Presto perciò ci sarà "un disegno di legge molto atteso dai cittadini, perché la democrazia non è tale se non viene rispettata la privacy".
Le intercettazioni "saranno possibili solo per reati per i quali i codici prevedono pene edittali da dieci anni in su".
Quindi non solo quelli legati alla criminalità organizzata ed al terrorismo internazionale, come in un primo momento lo stesso Berlusconi aveva auspicato restringendo il campo.
"Mi sembra giusto che siano inclusi anche reati gravi come la pedofilia e l'omicidio - ha mutato giudizio il premier -. Seguiamo la regola europea, come in altri Paesi, come nella vicina Austria". Quanto ai tempi, Berlusconi aggiunge che "le intercettazioni non potranno essere prolungate indefinitivamente, ma dovranno essere effettuate nell'ambito di un periodo di tre mesi".
Ad autorizzarle "sarà un collegio di tre giudici e non un giudice monocratico". "Questo - conclude - è il minimo che i cittadini italiani devono attendersi da uno Stato che vuole tutelare il loro diritto alla privacy e quindi la loro libertà"
INTERCETTAZIONI: BERLUSCONI NEGA BLITZ, E' GIALLO
- E' diventato un giallo il comunicato stampa con cui palazzo Chigi annuncia a sorpresa un decreto legge sulle intercettazioni e non un disegno di legge come si era sempre ipotizzato.
Una decisione, quella di usare uno strumento legislativo che fa entrare immediatamente in vigore le norme in esso previste, del tutto inattesa e che scatena l'immediata reazione dell'opposizione e del Quirinale, che senza mezzi termini fa sapere di attendersi un Ddl, e dunque una discussione in Parlamento, su questa delicata materia.
Dopo la presa di posizione del Colle, il governo fa marcia indietro, parlando di semplice "errore materiale".
Per cercare di capire cosa sia effettivamente successo occorre ripercorre passo dopo passo i fatti per come si sono svolti.
Alle 15.30 viene diffuso un comunicato della Presidenza del Consiglio dei ministri: è il consueto ordine del giorno del Consiglio dei ministri previsto per venerdì. Vi si legge che fra i temi in esame ci sarà un "decreto-legge concernente norme sulle intercettazioni telefoniche giudiziarie". Circostanza che viene confermata da palazzo Chigi, appositamente contattato.
Le agenzie battono la notizia.
Da notare che anche dal ministero della Giustizia cadono dalle nuvole, così come nei partiti della maggioranza.
Solo Niccolò Ghedini, avvocato e consigliere del premier in materia di giustizia, si dice sorpreso e buttà là l'ipotesi di un errore nella nota stampa.
Intanto, nel giro di qualche minuto, arrivano le reazioni critiche dall'opposizione.
Perplessità si segnalano anche nella Lega (l'ex ministro Roberto Castelli definisce l'uso di quello strumento una "assolutà novità").
Intervengono persino eminenti costituzionalisti, come il presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida che sottolinea la necessità che vi siano i requisiti di necessità e urgenza. Alle 17.15 arriva la presa di posizione del Quirinale.
Dal Colle si rimanda alle parole del Capo dello Stato che ieri a Venezia aveva detto espressamente di attendersi un disegno di legge. Un evidente stop all'ipotesi del Dl.
Alle 17.40, e cioé oltre due ore dopo la nota di palazzo Chigi, arriva la 'correzione' del governo.
E' Berlusconi stesso, in diretta da Napoli, a dire che si tratta di un "mero errore materiale" sfuggito nel comunicato, sottolineando che ad avvertirlo della svista è stato il sottosegretario Gianni Letta.
Al Cdm, assicura quindi il presidente del Consiglio, approderà un ddl.
Proprio la cronistoria della vicenda fa insorgere l'opposizione, che parla apertamente di forzata retromarcia dopo lo stop del Quirinale e i forti dubbi della Lega Nord che poi, in serata conferma le perplessità, facendo parlare il suo leader Bossi: un accordo sulle intercettazioni non c'é ancora nella maggioranza.
Il più esplicito, è Antonio Di Pietro che ironizza sul fatto che il governo ci ha "provato" ed è stato preso "con le mani nella marmellata".
Ma se le cose stessero così, se cioé non si è trattato di una svista come denuncia l'opposizione, resta da capire quali ragioni avrebbero spinto Berlusconi a forzare la mano su un tema così delicato, con un triplice rischio: buttare alle ortiche il rapporto faticosamente costruito con il Quirinale, soprattutto all'indomani dell'apertura dello stesso Napolitano sulla necessità di riformare le norme sulle intercettazioni; scatenare le ire della Lega; chiudere la porta al dialogo con il Pd dopo che lo stesso Walter Veltroni sembrava disponibile ad un confronto.
Domande senza risposta che sono usate proprio da chi, nell'entourage di Berlusconi, si sforza di spiegare che si è trattato di un banale equivoco.
Che interesse avremmo a forzare la mano ben sapendo che un Dl non sarebbe mai firmato dal Colle, é la spiegazione fornita dai più stretti collaboratori del premier.
Dentro il Pdl, però, regnano sorpresa e disorientamento.
In An ci si interroga sulle ragioni di una simile strategia (in pochi credono alla spiegazione ufficiale). Linea, quella del refuso, che viene invece ribadita, anche se non senza imbarazzo, dentro Forza Italia. Solo nell'opposizione si offre una lettura così sintetizzata da Di Pietro: "Mi piacerebbe sapere quale processo debba essere bloccato".
(ANSA)
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