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Ultimo aggiornamento: 22.11.2008 ore 19:56
INTERNET - L'Italia al 5° posto in Europa e al 6° nel mondo per numero di domini assegnati Stampa E-mail
17/12/2007
17 dic. - Nel dicembre 1987 l'Italia si affaccia su Internet, registrando il primo dominio con la desinenza nazionale. Nasce così www.cnr.it, il sito del Consiglio Nazionale delle Ricerche che oggi compie 20 anni.
dominio280x200.jpgEra l'anno della prima intifada, del cessate il fuoco fra Iran e Iraq e del ritiro delle truppe sovietiche dall'Afghanistan. Ma nella piccola storia dell'hitech, il 23 dicembre 1987 è ricordato per un'altra ragione.
Quel giorno l'Italia si affaccia su Internet, registrando il primo dominio con la desinenza nazionale. Nasce così www.cnr.it, il sito del Consiglio Nazionale delle Ricerche che oggi compie 20 anni.

Per una volta la storia tecnologica non si scrive nei vialetti alberati di Princeton o nei laboratori del MIT di Boston, ma in un piccolo istituto pisano con sede in via Santa Maria: il CNUCE, prima interno all'Università, poi convogliato nel CNR dalla metà degli anni '70.

Proprio dai suoi laboratori, nell'ottobre '87, parte una formale richiesta indirizzata allo SriNic, l'ente americano antenato dell'attuale ICANN che allora assegnava le deleghe sui domini. La domanda del CNR viene anticipata di pochi giorni da quella dell'università di Genova, ma la risposta d'oltreoceano è netta e obbliga i due soggetti ad accordarsi. L'intesa viene raggiunta poco prima di Natale: il primo sito in Italia sarà quello del Consiglio Nazionale delle Ricerche, preferito a Genova per aver già avviato il collegamento internazionale con la rete ArpaInternet.
Da allora e ancora fino ad oggi l'autorità statunitense ha delegato l'assegnazione dei domini .it all'Istituto di Informatica e Telematica del CNR in virtù delle competenze tecniche e scientifiche maturate dai suoi ricercatori, tra i primi in Europa ad adottare la nuova tecnologia.
Il fenomeno della registrazione ha camminato mano nella mano con la diffusione di internet in Italia. Nel 1994 i domini sono solo 153, ma il loro numero inizia a crescere esponenzialmente dalla fine degli anni '90 con l'esplosione del World Wide Web fino a raggiungere oggi un totale di oltre un milione e mezzo. Da allora gli strumenti tecnologici si sono adeguati alla crescente domanda proveniente dal mercato. Il risultato è stato una corsa collettiva che si è assestata sulle 20mila nuove richieste di registrazione al mese.
Un volume elevato che ha portato il Registro italiano del country code top level domain .it al quinto posto in Europa e al sesto al mondo per il numero di domini assegnati, confermando un'attitudine all'innovazione che affonda le sue radici in una storia ventennale. Origini che però assumono un significato decisivo solo se intrecciate con un'altra data che ha fatto da spartiacque tra la preistoria e la modernità tecnologica: il 30 aprile 1986, giorno in cui i calcolatori del CNR vengono connessi per la prima volta alla rete Arpanet americana. "Tale rete - recita il comunicato stampa datato 12 maggio '86 con cui viene annunciata la notizia - collega ormai parecchie migliaia di elaboratori eterogenei per dimensione e per costruttore, operanti presso i più prestigiosi Centri di Ricerca, Università ed Istituzioni militari prevalentemente in Usa".

Dopo Norvegia, Gran Bretagna e Germania Ovest, l'Italia è il quarto paese europeo che si aggrappa alla locomotiva tecnologica americana e si dota di un accesso ad Arpanet. Da quel giorno i computer cominciano a parlarsi, scambiando informazioni, dati e scrivendo sulle pagine impalpabili del web le regole di un nuovo modo di comunicare, interagire, vivere. Una rivoluzione che il Paese vive non senza scossoni e con numerose difficoltà. Nel momento più critico della sperimentazione, dopo i successi dei primi collegamenti, la scarsità di fondi pubblici a disposizione impedisce ai ricercatori del CNR di acquistare il butterfly gateway, antenato dell'odierno router, necessario per assicurare la connessione. Il rischio si fa certezza all'International Cooperation Board di Washington, dove viene annunciato al gruppo di lavoro che guida l'evoluzione internazionale della rete l'inevitabile ritiro dal progetto. Dopo una breve interruzione, il dibattito riprende con un intervento di Robert Kahn, uno dei padri fondatori di internet, che annuncia: "il butterfly gateway per l'Italia sarà finanziato dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti".
È così che il progetto prende il via e con esso l'embrione di un lungo percorso di crescita scandito e officiato nei laboratori del Consiglio Nazionale delle Ricerche (che oggi è guidato dal vice presidente vicario Federico Rossi in attesa della nomina del nuovo presidente).

Venti anni dopo, 18 milioni di persone navigano in rete e il loro numero cresce anno dopo anno. Sono padri di milioni di siti, blog e chat, ma figli di un unico dominio nato in quel piccolo laboratorio di Pisa dove internet ha imparato a parlare italiano. (La Repubblica)

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