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Ultimo aggiornamento: 07.10.2008 ore 03:17
INTERVISTA A BEPPE FIORELLO, PUGILE PER PASSIONE E PER FICTION Stampa E-mail
17/05/2008
17 mag. - Giovanni Zambito - Il mondo del pugilato, la mafia e i buoni sentimenti s’incontrano nella nuova fiction di Raiuno che andrà in onda domenica 18 e lunedì 19 maggio in prima serata. La miniserie “Il bambino della domenica”, prodotta da Rai Fiction e realizzata da Casanova Entertainment, girata in 49 giorni di lavorazione con l’utilizzazione di 41 location tra Italia e Marocco e l’impiego di 3.475 figurazioni, è stata scritta da Andrea Purgatori, Alessandro Pondi, Paolo Logli e dallo stesso protagonista, Giuseppe Fiorello. Diretta da Maurizio Zaccaro, racconta una storia ambientata in Sicilia e vede tra gli interpreti Anita Caprioli, David Coco, Maurizio Marchetti, Vittoria Piancastelli e il debutto del piccolo Riccardo Nicolosi, che nel ruolo di Carmine aiuterà il pugile Marcello a riscattarsi dagli errori commessi e a risollevarsi dal baratro in cui era precipitato a causa del tradimento di un amico.
fiorello_pugile_280x200.jpg “Per questo tradimento - dice l’attore a ClandestinoWeb - sarà travolto da una serie di eventi che gli faranno perdere la boxe e l’amore”.
Sei uno degli autori: quando ti è venuta in mente l’idea?
“L’idea nasce una sera sul Lungotevere a Roma con Pondi: gli confidavo il mio sogno di calcare il ring e lui mi raccontava la sua voglia di parlare dei bambini orfani. Così, insieme agli altri due autori, abbiamo dato il via alla sceneggiatura facendo incontrare i due mondi apparentemente lontani, ma umanamente molto vicini”
Hai mai fatto male a qualcuno fisicamente?
“No, qualche spintone quand’ero ragazzino, ma non ero bravo a fare a botte. Adesso consiglio di non provocarmi visto che ho un anno di pugilato alle spalle quindi non si scherza (ride)”
Ti sei allenato così tanto?
“Nel film si vede una tecnica di pugilato molto vera e a detta di molti tecnici dello sport pare che io abbia fatto una bella figura. Ho avuto un personal trainer che mi ha portato ad avere una condizione fisica che potesse sopportare l’allenamento successivo e poi ho frequentato una scuola di Boxe a Los Angeles. Insomma, ho messo alla prova il mio corpo: volevo diventare un pugile credibile”
Non è uno sport particolarmente violento?
“Sì, è violento ma vi ho scoperto una certa etica di combattimento che può essere assunta come una metafora della vita: rispettare sempre l’avversario e non screditarlo mai”
Com’è stato il rapporto con la regia di Zaccaro?
“Mi ha diretto in modo insolito, ma efficace. Il film è quasi interamente girato con la macchina da presa a spalla e lui stesso era l’operatore: così ha reso tutto realistico, naturale e incisivo. Ha molto contribuito anche la fotografia di Fabio Olmi”
Il personaggio sognava di fare il pugile. E tu che cosa sognavi?
“Da un po’ io sognavo proprio di interpretare un pugile nella finzione della cinematografia. Da ragazzino avevo tanti sogni: il principale era quello di essere una buona persona e di lasciare un buon ricordo di me”
Interpreti molte fiction sempre da protagonista. Non vorrai fermarti un po’?
“Sì, effettivamente rischio di annoiare: infatti, ho detto che mi piacerebbe fermarmi un po’ per fare respirare il pubblico”
Non torni al varietà perché lo fa tuo fratello?
“Certo: te la dico come l’hai detta tu. Basta lui perché lo fa troppo bene e sarebbe troppo”
Sei d’accordo con quello che ha detto sulla morte del varietà? “Non ha detto così: lo hanno interpretato male. Infatti a Radiodue ci ha scherzato su: Rosario leggeva l’articolo così com’era stato scritto e Baldini riferiva così come avevano detto in conferenza stampa. Con questa gag molto divertente hanno dimostrato quanto spesso una lieve interpretazione del giornalista può renderci antipatici”
Tanti ruoli, tutti diversi, sempre convincenti: come si fa?
“Hai detto tutto tu: tanti ruoli, tutti diversi e sempre convincenti… io ti ringrazio e ti abbraccio… Come succede? Li scelgo, ho il privilegio di poter scegliere le storie, i ruoli, i film e lo faccio pensando spesso ai miei figli: voglio che i miei film siano una buona eredità per il loro futuro” - Giovanni Zambito
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