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Ultimo aggiornamento: 05.07.2008 ore 02:00
INTERVISTA A FABRIZIO ANGELINI, COREOGRAFO DELLO SPETTACOLO DI GIGI PROIETTI Stampa E-mail
08/03/2008

9 Mar. - di Gianni Zambito. Da ieri sera al Gran Teatro di Roma è tornato lo spettacolo di Gigi Proietti “Di nuovo buonasera”, forte del grandissimo riscontro di pubblico già registrato nella prima fase della rappresentazione. Ad affiancarlo attori e ballerini che interagiscono con lui per regalare al pubblico una serata all’insegna della spensieratezza e della professionalità.

dinuovobuonasera280x200.jpgFra gli artisti che lo affiancano sul palco c’è pure il romano Fabrizio Angelini, attore ballerino e coreografo. ClandestinoWeb lo ha intervistato: “Gigi Proietti è stato il primo con cui ho lavorato”, confessa.

Che cosa significa la ripresa dello spettacolo a pochi giorni dalla prima fase?

“In realtà questo bis è un prolungamento: infatti, non avremmo sospeso lo spettacolo se Proietti non avesse preso prima un altro impegno. La ripresa non può che dare grande soddisfazione a tutti e specialmente a Gigi dopo l’esperienza del Brancaccio: nei suoi confronti c’è una grande dimostrazione di affetto e partecipazione non solo a livello numerico e di applausi, ma anche di risate e complimenti che avvalorano (ma non ce n’era bisogno) il suo spessore artistico”

Personalmente che cosa ammiri di più in Gigi Proietti?

“Conoscendolo, è la sua piena umanità che trabocca e arriva direttamente al pubblico; dispensa a piene mani la sua sensibilità. E poi è il primo a stupirsi di questo grande successo: quando stavamo ancora provando erano già stati staccati 30mila biglietti”
Tu hai lavorato con tanti altri grandi artisti. Che cosa vorresti ‘rubare’ loro?

“Prendere da loro è possibile e doveroso e quindi cerco di rubare tutto quello che si può, con gli occhi e con le orecchie. Innanzitutto la disciplina, la dedizione, il metodo e il lavoro, uno stile professionalità e l’amore verso quello che si fa: la Cuccarini, per esempio, è un’artista che al primo giorno di prove si presenta con il copione già memorizzato. E poi il rapporto che anche altri come Paganini o la Goggi intrattengono con il pubblico: sempre disponibili dopo lo spettacolo a parlare con le persone che hanno bisogno anche di questo. Altri artisti, invece, si negano e non credo sia giusto”

Hai citato Loretta Goggi: ma come ti è venuto in mente di dirigere “Maledetta primavera show”?

“Dovresti chiederlo ai due autori che mi hanno coinvolto. Mi ha intrigato il fatto che non era come altri lavori come “Mamma mia” in cui le canzoni erano parti della trama: qui, invece, la storia parte proprio dalle canzoni. Insomma, un bel progetto che peccato non si è portato adeguatamente avanti. Daniela e Loretta Goggi sono venute a vedere lo spettacolo e lo hanno trovato davvero valido. Loretta, poi, alla fine è salita sul palco per cantare col pubblico Maledetta primavera

Hai partecipato anche ai due musical sul santo d’Assisi: “Forza venite gente” e “Francesco: il musical”…

“Quando vidi “Forza venite gente” ne rimasi folgorato e scoprii che l’autore Berardinelli frequentava la mia stessa scuola di danza: da lì l’occasione di parteciparvi. È un musical un po’ naif, con il punto di vista del padre di Francesco più che del santo stesso, e colpisce ancora oggi per la sua semplicità e povertà. L’altro invece aveva un’aurea più intellettuale; ne ho curato la regia con Claudio Insegno lavorando con tre premi Oscar: Vincenzo Cerami, Gabriella Pescucci e Dante Ferretti; che fortuna!”

In “Di nuovo buonasera” sei attore e coreografo. Hai cominciato a ballare a 18 anni: ma allora non è mai troppo tardi?

“Diciamo che sono stato fortunato perché molto predisposto. Ho cominciato a studiare danza per acquisire scioltezza ma sempre per fare l’attore. Ho iniziato con il ballo moderno in un corso per adulti principianti: da lì mi hanno consigliato di studiare classico e mi sono pure diplomato all’Accademia seppur a 25 anni”

Com’è la situazione del musical in Italia rispetto a Londra e a New York?

“Il grosso problema è che non arriveremo mai a quel livello: lì i musical sono un’altra cosa culturalmente, socialmente ed economicamente. A Londra e a New York gli spettacoli restano anni in cartellone e il pubblico si sposta dalla propria città appositamente per vederlo. Da noi è difficile concepire una cosa del genere: anche lo stesso evento di “Notre Dame de Paris” si è dovuto spostare in tutta Italia. L’importante è lavorare sulla qualità: oggi tutti vogliono fare musical e molti s’improvvisano, magari mettendo un nome noto della televisione a fare da specchietto per le allodole”. (Giovanni Zambito)


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