| INTERVISTA A JOE LANSDALE, MASSIMO ESPONENTE DELLA LETTERATURA “PULP” |
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| 02/06/2008 | |
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02 giu. - di Giovanni Zambito - Martedì scorso ha avuto inizio “Letterature 2008”, il 7°
Festival Internazionale di Roma, che nella prima serata sul palco della
Basilica di Massenzio ha ospitato gli scrittori William Ford Gibson e
Joe R. Lansdale, padri rispettivamente dei generi “cyberpunk” e “pulp”.
La manifestazione, curata da Maria Ida Gaeta e diretta da Piero Maccarinelli, si protrarrà fino al 19 giugno e dopo la performance di Massimo Carlotto, prossimamente accoglierà Katherine Dunn e Lucìa Etxebarrìa (4 giugno), Nick Hornby e Joseph O’ Connor (5 giugno).
Dal suo esordio nel 1980, il texano Joe Lansdale ha pubblicato una ventina di romanzi, scritto più di duecento racconti e diverse sceneggiature per fumetti. Ad oggi è “l’autore underground di maggior successo al mondo”, forse l’unico vero scrittore pulp oggi esistente: mischia generi diversi, dal western all’horror, dal noir alla commedia, con elementi assurdi e paradossali.
Lo scorso marzo in Italia è uscito il romanzo “Il carro magico” (Fanucci, pp. 192, € 14,00) mentre qualche giorno fa è stata la volta di “La morte ci sfida” sempre per Fanucci editore (pp. 224, € 9,90).
Per il Festival ha letto un inedito brano intitolato “Le ombre, amici e parenti”, accompagnato dalla lettura dell’attore Claudio Santamaria e dalla musica di Maurizio Martusciello.
Signor Lansdale, quali sono i libri della sua formazione?
“Apprezzo molto la scrittura di Philip Dick che mi ha molto influenzato con il suo libro “The man in the high castle” (pubblicato in Italia con il titolo “La svastica sul sole”, ndr), ma non con i successivi. Col tempo sono diventato fan di Philip Josè Farmer, lo scrittore migliore e peggiore allo stesso tempo, grandissimo e pessimo nella stessa frase. Un’influenza superiore l’ho avuta da Flannery O’ Connor; appassionato sin da piccolo della fantascienza, sono passato a leggere altro anche se da scrittore continuo ad averci un rapporto privilegiato pur muovendomi in direzioni diverse”
I suoi libri sembrano essere ‘cinematografici’. Che rapporto ha con il grande schermo?
“Preferisco i libri al cinema anche se sono stato influenzato da pellicole bizzarre, strane e inconsuete ma prima si trovavano solo film horror e di genere fantascientifico realizzati all’epoca con budget limitati e quindi non erano di certo raffinati e sofisticati. Forse adesso il mio interesse per il cinema è un po’ venuto meno: prediligo sempre i film di low-budget, per intenderci quelli che venivano proiettati nei drive in. Ormai è difficile trovare del buon trash sia al cinema che in letteratura, ma alcuni miei libri effettivamente sono un tributo a questo mio bagaglio e soprattutto “La morte ci sfida”, l’ultimo romanzo edito in Italia”
Ha pensato a qualche trasposizione cinematografica?
“I miei libri sono stati saccheggiati dal cinema così tante volte da sorprendermi di non vedere mai il mio nome nei titoli di coda: in certi casi ho riscontrato battute sane prese di peso dai libri e messe nei film. Una volta ho sporto pure querela per un caso di utilizzo non autorizzato da parte di un regista di gran nome e siamo andati in causa, ma poi ho dovuto mollare la presa perché loro avevano più quattrini, ma tutti sapevano che i dialoghi erano rubati”
Proprio in “La morte ci sfida” il reverendo che va a caccia dei peccatori non sembra così meno peccatore…
“Non ho mai avuto molto affetto per la religione e questo fa sì che tento di descriverne i rappresentanti in modo negativo anche insultandoli. Così anche in altri libri tendo a fare simili buoni e cattivi. Per me scrivere il libro è stato un puro divertimento: lo composi agli inizi degli anni Ottanta in quindici giorni e spero che anche il lettore possa divertirsi”
Le piace essere definito il massimo esponente della “pulp literature”?
“Quando all’inizio con un gruppo di altri giovani si è provato a scrivere un tipo di fiction selvaggia, ero entusiasta: da lì siamo diventati esponenti dello splatter punk. Non bisogna affibbiare etichette perché si corre il rischio di condannare a morte la propria opera. Forse il mio genere si può definire “cow-punk”, ma comunque voglio essere “lansdaliano”, un genere unico”
E di Roma che dice?
“L’amo tantissimo ma non si fa mai a tempo a vederla tutta quanta”
- Giovanni Zambito
scritto da lia, giugno 03, 2008 Puo' spiegare cosa è il Pulp? scritto da michele, giugno 02, 2008 non conoscevo per niente questo scrittore... |
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