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Ultimo aggiornamento: 05.07.2008 ore 02:00
INTERVISTA A MAURIZIO CASAGRANDE MARESCIALLO DI "CARABINIERI" Stampa E-mail
12/03/2008

13 Mar. - di Giovanni Zambito - Da martedì 18 marzo torna su Canale 5 “Carabinieri”, la fortunata serie prodotta per Mediaset dalla Fidia Film che sarà trasmessa in 14 prime serate per un totale di 28 nuovi episodi.

mcasagrande280x200.jpg Ritroveremo gli attori delle precedenti stagioni come Walter Nudo, Roberta Giarrusso, Francesca Chillemi, Valentina Pace, Massimiliano Varrese ed Erica Blanc, i veterani Andrea Roncato e Alex Partexano, presenti sin dal primo ciak, e alcune new entry come Chiara Ricci, Simon Grechi, Dario Ballantini, Katia Ricciarelli e Michele Gammino.
Un’altra importante novità di “Carabinieri 7” riguarda la location che da Città della Pieve s’è spostata a Montepulciano e una puntata è stata girata anche a Malta. I registi impegnati nella direzione sono Raffaele Mertes, Giandomenico Trillo e Alessandro Cane. Confermata la figura tanto carismatica quanto simpatica del Maresciallo Bruno Morri, interpretato da Maurizio Casagrande, che alla sua terza serie nella fiction, dichiara: “All’inizio pensavo che in televisione non ci si potesse divertire, ero cioè convinto che non fosse possibile dare sfogo a quello che sai e ami fare. Il primo anno, in effetti, l’ho potuto fare poco perché bisognava far conoscere il personaggio al pubblico e farlo comprendere senza esagerare se no c’è il rischio di non essere preso sul serio. Il secondo anno ho avuto più spazio e quest’anno il personaggio è ancora più libero di vivere quella parte di commedia che io amo fare. Se ho questo, sto bene con i compagni, ho un bel ruolo e le storie sono carine, che cosa vuoi di più dalla vita?”

Il senso dello humour da che nasce? Di che cosa può essere il risultato?

“Viene da una cosa bella, il mio essere napoletano. Oggi purtroppo si accenna a Napoli per parlare solamente di immondizia, drammi e problemi che certo ci sono e vanno risolti, però è anche il popolo più simpatico d’Italia”

C’è chi dice che per questa allegria il napoletano non s’accorge dei problemi che lo circondano…

“Se ne accorge, eccome. Preferisco riportare una frase che si dice solitamente quando si è arrabbiati, presi dalla vita e dai problemi: arriva qualcuno che puntualmente ti dice “Ma chi te lo fa fa’? Tanto tutti dobbiamo morire prima o poi”. Quindi, è un concetto che invita a rilassarsi e a non fare drammi”

Quest’anno nel cast c’è pure Dario Ballantini: come vi siete trovati a lavorare insieme?

“È stato un colpo di fulmine: ci siamo immediatamente presi giusti. Sinceramente, come tutti quelli che hanno una storia un po’ diversa dalla televisione, ero inizialmente perplesso. Lui s’è mostrato con le sue insicurezze ma subito ho capito che avrebbe fatto emergere bella roba”

Il cinema non ti manca?

“Mi manca perché non riesco a farlo come vorrei: purtroppo le cose che mi capitano non riesco ad infilarle perché fra teatro e tv i tempi sono lunghissimi. Io amo il cinema, paradossalmente amo sempre le cose che non faccio”

A proposito di teatro, debutti proprio stasera…

“Dopo un mese e mezzo di tournèe, stasera c’è la prima a Napoli (al Teatro Diana, ndr) di “Io speriamo che me la cavo” scritto da me e da Ciro Villano”

Nel set di “Carabinieri 7” Paolo Villaggio ti ha dato qualche consiglio visto che lui ha interpretato l’omonimo film?

“Mi prendeva in giro dicendo “Ah, che bella idea che hai avuto! Lo faccio pure io nel teatro di fronte a te”. Troppo forte!”

Che rapporto hai con l’Arma dei Carabinieri?

“Loro con me sono carinissimi: credo che si sentano ben rappresentati, ho la sensazione che siano contenti che ci sia uno come me che fa il maresciallo, il comandante di questa stazione, perché evidentemente mi ritengono simpatico e credibile. Il rapporto con i Carabinieri è sempre stato ottimo: negli anni Settanta quand’ero ragazzino ed ero capellone (oggi non si direbbe), mi fermavano continuamente e un giorno lo fecero per ben tre volte in tre posti di blocco diversi”

Vi hanno supportato per la fiction?

“Il supporto è consistito nel dirci come si fanno certe cose perché quando interpreti un personaggio così conosciuto e reale come un carabiniere in divisa, devi sapere come ci si mette il cappello, la bandana o il cinturone. Adesso non ne ho più bisogno visto che carabiniere un po’ lo sono diventato: ho imparato perfettamente tante cose e riconosco immediatamente i gradi” (Giovanni Zambito)

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