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Ultimo aggiornamento: 07.09.2008 ore 15:52
INTERVISTA A MIGUEL BOSÈ, PREMIATO PER LE VENDITE DEL CD “PAPITO” Stampa E-mail
04/06/2008
04 giu. - di Giovanni Zambito - Ieri sera a Roma a Valle Giulia ha avuto luogo la seconda edizione dei “Wind Music Awards”: sono stati premiati gli artisti che nell’arco di tempo compreso tra il 1° maggio 2007 e il 30 maggio 2008 hanno venduto oltre 150 mila copie dei loro album
bose_280x200.jpgPer la precisione Gigi D’Alessio (per il cd “Mi faccio in 4), Elisa (Soundtrack ‘96-‘06 ”), Giorgia (“Stonata ”), Ligabue (“Primo tempo), Fiorella Mannoia (“Canzoni nel tempo), Gianni Morandi (“Grazie a tutti ”), Laura Pausini (San Siro 2007), i Pooh (Beat ReGeneration), Eros Ramazzotti (“E2 ”), Antonello Venditti (Dalla pelle al cuore ”), Zucchero (“All the best ”) e quelli che hanno venduto oltre 30.000 copie dei loro dvd, cioè Biagio Antonacci, Giovanni Allevi, Claudio Baglioni e i Nomadi.
Tra i premiati c’era pure Miguel Bosé, reduce dal successo mondiale di “Papito ” uscito un anno fa in Italia per Carosello Records, e che ha superato le 200mila copie vendute.
Il pubblico televisivo potrà vedere la kermesse in due serate su Italia Uno, stasera e domani 5 giugno, condotte da Cristina Chiabotto e Rossella Brescia per la regia di Roberto Cenci.
Miguel Bosé interpreterà il nuovo singolo estratto dal disco “Como un lobo” duettando con la nipote Bimba Bosé.
“Non mi aspettavo assolutamente un successo così né in Italia né altrove - dichiara il cantante. All’inizio eravamo consapevoli che si trattava di un disco tributo ma non ci si attendevano risultati così lusinghieri che tuttora continuano visto che siamo a metà del secondo anno di tournèe e ci sono ancora richieste”
Come te lo spieghi?
“Da una parte c’è un artista con trent’anni di carriera alle spalle, anche se in Italia “Papito” è uscito dopo dieci anni di silenzio, mentre nei Paesi latini sono stato sempre presente. Nell’arco di questo tempo posso affermare di aver attraversato quattro generazioni e le mie canzoni possono essere viste come una sorta di colonna sonora. Decidendo di acquistare il disco si ha quasi una garanzia perché mi racconta tutto. Poi c’è una produzione rinfrescata, canzoni aggiornate, duetti con personalità pazzesche…”
In questi anni il pubblico italiano è cambiato secondo te?
“Diciamo che ho recuperato un certo pubblico. Mi reputo un artista che ad un certo punto ha deciso di abbandonare una carriera potenzialmente milionaria per sviluppare un linguaggio tutto mio: per molti rappresentò un trauma e prima non ci fu alcuna evoluzione che potesse preannunciare il cambiamento di rotta fatto con “Bandido” prodotto da Roberto Colombo, che riscontrò successo. Al mio ritorno discografico con “Sotto il segno di Caino” ho trovato una generazione di pubblico completamente nuova. In dieci anni si era cancellata quasi del tutto la memoria di Miguel Bosè: l’80% degli acquirenti del disco non sapeva chi fossi, per loro ero un nuovo artista”
Mentre nei Paesi latino-americani…?
“Lì non ho mai interrotto la mia storia musicale: il mercato latino, eccettuando le carriere standard alla Sinatra, Iglesias e Luis Miguel, si fa complice di un artista quando questi vuole sperimentare; è un mercato molto coraggioso, meno conservatore, più irrequieto”
Invece il mercato in quale aspetto si è maggiormente modificato?
“Oggi è difficile fare un album con dieci canzoni tutte belle, nel senso che possano funzionare tutte come single. È un progetto ideale, impossibile da realizzare. Nelle case discografiche siamo assistiti da gente che non sa che cos’è un pezzo, una canzone; non esiste più la figura del produttore artistico che possa nel dubbio aiutare un artista su una sfumatura di un brano. Prima il mercato dei singoli proteggeva e potenziava il fatto che si scrivessero ottimi brani: un artista è un progetto a lungo investimento e non legato solamente a una canzone”
Ti senti più italiano o spagnolo?
“Sono spagnolo anche perché vivo a Madrid. Ma non posso dimenticare la metà milanese che proviene da mia madre e che si è trasferita nel mio dna, nella capacità di disciplina, nel metodo e nel lavoro: il milanese ce l’ho dentro anche nell’accento. A casa mia per il 70% si mangia italiano. La differenza fra Spagna e Italia è notevole: l’Italia è uno straordinario Paese che secondo un’opinione molto personale vive di schiena, nel senso che sembra non rendersi conto del suo potenziale, delle sue materie prime, della bellezza, della geografia, della sua genuinità. Non ne capisco il motivo, ma è una nazione unica” Miguel Bosé che musica ascolta?
“Ascolto tanta musica ma non tutta quella che vorrei: dipende moltissimo dai diversi momenti. Il fatto è che non sono capace di ascoltare e contemporaneamente fare altre cose: è un percorso molto lento; sento soprattutto musica classica e sono attento a quella che proviene dal continente latino-americano; c’è una grandissima varietà in Messico, Columbia, Venezuela, Repubblica Domenicana”
Come ricordi i tuoi inizi?
“All’inizio della mia carriera non c’era uno specifico progetto: come un adolescente mi buttavo nel vuoto e in qualsiasi campo, per vedere che cosa succedeva. Poi arrivò la cover spagnola di “Linda”, canzone dei Pooh, che mi diede l’occasione di essere indipendente dal punto di vista economico, l’unico lucidissimo interesse che mi ero posto, ma nemmeno un anno dopo ho riscoperto la vera vocazione alla musica”
Prossimi progetti?
“Non nel cinema in cui ho fatto il meglio che ho potuto. Non so aspettare e non mi piace perdere neanche un secondo: voglio vivere senza copione e pronto alle sorprese. Dopo la fine del tour a dicembre, mi dedicherò alle immersioni con i miei amici sommozzatori. In seguito, farò ancora musica ma non riproporrò più questo repertorio, per ricominciare un’altra volta”
Con quale artista italiano ti piacerebbe collaborare?
“Mi piacciono molto Jovanotti e Franco Battiato” - Giovanni Zambito

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