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Ultimo aggiornamento: 20.07.2008 ore 07:27
INTERVISTA A ROBERTO CITRAN, BURBERO E AUTORITARIO PRIMARIO DI “MEDICINA GENERALE” Stampa E-mail
13/05/2008
13 mag. - di Giovanni Zambito - Con sei episodi inediti torna da oggi in prima serata su Raiuno la serie televisiva “Medicina Generale”: prodotta da Grundy Italia per Rai Fiction e ambientata in un grande ospedale italiano, è un microcosmo di storie, personaggi e sentimenti, in cui sono in gioco la salute, gli affetti e la vita stessa. I primi cinque episodi sono diretti da Luca Ribuoli, il sesto girato in India da Renato De Maria.
citran_280x200.jpgRitroveremo Anna (l’attrice Nicole Gruimaudo) un’infermiera caposala, suo marito (Guido Caprino), Giacomo (Andrea Di Stefano), medico di cui s’innamora.
E poi Angelo, interpretato da Antonello Fassari, il dottor Danzi (Marco Giallini), il dottor Sassi (Giampiero Judica), la dottoressa Gabriella Boschi (Fabrizia Sacchi) e Olga (Francesca Reggiani).
Il ruolo del primario Bergamini è ricoperto da Roberto Citran, intervistato da ClandestinoWeb.
Com’è andata la prima serie?
“Il riscontro è stato notevole e nell’ultima puntata ha raggiunto un ascolto di quasi sei milioni di spettatori. È stata sospesa perché programmata troppo presto e le altre puntate non erano ancora pronte. Dovevamo tornare in ottobre ma c’è stato uno slittamento”
Perché il tuo personaggio si mostra così burbero?
“Io lo definisco ‘giusto’, uno che ha un forte rigore morale verso se stesso e gli altri, ligio al dovere, al rispetto delle regole perché sa che in una collettività è essenziale farlo per il perseguimento di un obiettivo valido per tutti. Essendo responsabile, non si tira mai indietro e pur avendo una posizione di potere non ne fa un abuso per suo gusto; sa che si può rischiare il marasma”
Anche tu sei così rigoroso?
“Ritengo di sì anche se di fatto mi lascio andare il più delle volte. Sicuramente lo sono sul lavoro”
La fiction affronta temi importanti e tratta malattie serie: c’è stato un caso che ti ha particolarmente colpito?
“Ne ricordo due: un’operazione al cuore a una bambina e l’amputazione di una gamba a una donna anziana, due casi opposti vista l’età. Mi rendevo conto di trovarmi in una fiction ma è inevitabile pensarci e porsi delle domande”
Tu che rapporto hai con le malattie?
“Si cerca di avere con la malattia un rapporto di passaggio: è un fastidio visibile, interruzione di una quotidianità e di programmi, un impiccio e si fa fatica a farla rientrare nella quotidianità. Per contro, può costituire una fuga: bisogna tentare di viverla come parte della vita in modo che non diventi un ostacolo maggiore di quanto lo sia”
Ti faresti curare da un medico come il “dr. House”?
“Non l’ho mai visto ma non per snobismo o per timore di farmi influenzare. La serie era partita su una pay-tv e quindi non ne ho seguito gli inizi. E poi non ho molta passione per le serie”
Fra tante fiction girate nell’ambiente medico, perché lo spettatore dovrebbe scegliere di guardare “Medicina Generale”?
“Difficilmente guardo le cose che faccio, ma “Medicina Generale” la guardo come per passare dalla teoria alla pratica e rendermi conto di come vengono realizzate certe cose. Credo sia caratterizzato da un grosso lavoro sugli attori che hanno un rapporto incrociato e sincronizzato con la regia e gli sceneggiatori. È un buon lavoro: ho l’impressione, guardandola da spettatore, che dietro c’è un’orchestra ben diretta”
Ti occupi spesso e con piacere di teatro…
“Fino a febbraio all’Ambra Jovinelli ho portato in scena la parola e la scrittura di Mario Rigoni Stern, un autore che ho talmente amato da provare responsabilità e gioia ogni qualvolta arrivava la risposta del pubblico. Non c’era solo l’applauso ma il riconoscimento di un avvicinamento alla lirica di Rigoni Stern e chi lo ha conosciuto attraverso lo spettacolo rimaneva appagato e contento”
Prossimo progetto teatrale?
“Ho cominciato proprio ieri un lavoro su Pasolini dopo una serie di letture di un suo libro portate in giro: ora voglio provare a trasformarlo in un monologo” - Giovanni Zambito
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