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Ultimo aggiornamento: 22.11.2008 ore 19:56
INTERVISTA AD ANDREA PIERSANTI, DIRETTORE ARTISTICO DI FIUGGI FAMILY FESTIVAL DAL 28/7 Stampa E-mail
26/07/2008
26 lug. - INTERVISTA - di Giovanni Zambito. Ex Presidente del consiglio d’amministrazione dell’Istituto Luce s.p.a, il giornalista Andrea Piersanti parla con ClandestinoWeb in veste di Direttore Artistico del FiuggiFamilyFestival che avrà luogo dal 28 luglio al 3 agosto 2008.
Nella foto è il primo da sinistra insieme con Pupi Avati (presidente del concorso), Gianni Astrei (presidente del festival), Fabio Fabbi (direttore generale).
fiuggifamilyfestival280x200.jpg“Esiste una maggioranza silenziosa di italiani che non gode dell’attenzione delle principali istituzioni culturali del paese, ci dice. I principali festival cinematografici sono concepiti e organizzati pensando esclusivamente alla comunità degli addetti ai lavori. È paradossale. Sono infatti le famiglie a garantire incassi significativi ai campioni del botteghino cinematografico. Solo quando il cinema riesce a convincere il pubblico della generazione dei genitori e quello della generazione dei figli a vedere gli stessi film, la vendita dei biglietti sale in modo rilevante. Per questo motivo abbiamo deciso di organizzare un festival dedicato esclusivamente al pubblico familiare”.
E precisamente quando e come è nata l’idea?
“Durante la recente Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, insieme con Gianni Astrei, abbiamo incontrato una cinquantina dei principali protagonisti dell’industria cinematografica nazionale e internazionale. Abbiamo avuto un riscontro positivo superiore alle nostre aspettative. Gli amici della Universal sono arrivati ad esclamare: “splendida idea; se non l’aveste organizzata voi, ce la saremmo realizzati da soli. Non suoni paradossale”. Basta scorrere il catalogo dell’American Film Market di Santa Monica, il più importante mercato cinematografico mondiale. L’elenco dei film del target ‘family’ è di gran lunga il più vasto. Dopo i nostri incontri, abbiamo cominciato a lavorare con le più grandi industrie del settore: Disney, Universal, Rai Cinema, Medusa, solo per citarne alcune, ci hanno garantito massima collaborazione”.
In sintesi può dirci come si svolgerà?
“Nel periodo compreso fra il 28 luglio e il 3 agosto prossimi a Fiuggi, città termale dalla straordinaria capacità alberghiera, ospiteremo migliaia di gruppi familiari. I nostri ospiti saranno stati selezionati tramite la vasta e capillare rete delle cinquanta associazioni famigliari che aderiscono al Forum delle Associazioni Famigliari in rappresentanza di oltre 4 milioni di famiglie italiane. Ai nostri ospiti offriremo cinque anteprime nazionali di grandi produzioni cinematografiche nazionali e internazionali. Durante il giorno ci sarà anche un concorso di produzioni cinematografiche indipendenti provenienti da tutto il mondo. Ospiteremo cinque importanti conferenze con i massimi esperti di pedagogia e sociologia sulla corretta interpretazione dei contenuti e dei linguaggi dei mass media. Ci saranno poi, come in una sorta di parco giochi a tema, animazione e attività culturali e ludiche adatte ai pubblici di tutte le età”. Pupi Avati, presidente di giuria del Festival, ha affermato che in Italia è difficile realizzare prodotti pensati per la famiglia. È d’accordo?
“Sono abbastanza d’accordo con questa affermazione e altrettanto sorpreso nel constatare tale difficoltà visti gli incassi dei film per famiglia. In Italia siamo ancorati a una vecchia idea del cinema autoriale come se questo dovesse essere poco digeribile a un pubblico familiare ed è un problema. Negli anni Sessanta il cinema italiano aveva un forte orientamento “familiare” e c’erano film adatti a un intrattenimento intergenerazionale, che potevano essere visti da figli, genitori, nonni: nel tempo la caratteristica è andata perduta e non ne so il motivo”.
Da genitore come vive la fruizione del cinema e della tv di oggi?
“A casa nostra si è sempre seguita una regola dell’intrattenimento familiare: cinema e tv si “consumano insieme”. I miei figli adesso sono grandi, il piccolo ha 17 anni e la grande 22, ma quando erano in età scolare non li lasciavamo mai soli davanti al televisore e la presenza mia e di mia moglie era costante ma non era una presenza solamente di tipo censorio o critico, ma possiamo dire “accompagnante”: assieme a loro guardavamo lo spettacolo e lo commentavamo. Era un’abitudine talmente radicata che ci viene naturale oggi commentare gli spot o i telefilm che vengono proposti”.
E la tivù è lontana dalla famiglia nei programmi che propone?
“Direi di no. La tivù nella sua parte più importante a livello di industria, cioè la fiction, è pensata per un target familiare. Il problema riguarda il tipo di valori che si veicolano, il modello di felicità che viene propinato che molto spesso è solo un modello di infelicità”.
Quali aspetti deve conciliare un buon prodotto per la famiglia?
“L’impressione negativa che ho avuto in questi anni sia come esperto di comunicazione di massa sia come genitore è che negli ultimi 20-30 anni è stata trascurata la maggioranza delle famiglie italiane nel senso che si è assistito a una specie di furia iconoclasta sul valore tradizionale della famiglia tanto da spingere gli autori a dimenticare che la maggior parte di noi vive comunque in un clima familiare sereno. Finita l’era di Frank Capra, di Disney e della commedia italiana di costume, è come se si fosse presa l’abitudine a raccontare soltanto l’eccezione negativa, dimenticandosi della normalità”. Giovanni Zambito.

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