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Di Ambrogio Crespi
1 Nov. - INTERVISTA ESCLUSIVA ad Antonio Di Pietro. Ministro di uno dei Governi tra i meno amati della storia italiana, ma leader dell'unica formazione politica (insieme ai verdi), L'Italia dei Valori ad essere in crescita rispetto alle ultime politiche dove si attestò 2,3%.
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Inoltre è da alcuni mesi, stabilmente il ministro che ottiene la percentuale più alta di fiducia. E' stato il primo ad usare la rete, internet in modo efficace, il suo blog è tra i più visitati in Italia.
Dopo il duello con Mastella raccoglie i frutti di un approccio "di
lotta e di governo" che gli consente di restare in equilibrio acrobatico tra Prodi
e Grillo. Noi abbiamo cercato di stanarlo, e dopo Marco Rizzo dei Comunisti Italiani e il sindaco Sergio Chiamparino, oggi tocca a Tonino che ci consegna una chicca: "...o si sale sulla barca del
futuro, oppure si resta sulla spiaggia del passato." Sempre chè la barca resista ai marosi.
Signor Ministro, c’è stato il Di Pietro
poliziotto, il Di Pietro magistrato, il Di Pietro leader di partito ed
ora c’è, per la seconda volta, il Di Pietro ministro. Quale di questi
lei ama di più?
Non c’è nessun incarico, se è questo che vuol
sapere, che io abbia preferito ad altri. Tutto quello che ho fatto, a
cominciare dall’operaio, ha concorso a farmi diventare quello che sono
oggi. E cioè una persona laboriosa che ama l’onestà e la giustizia. L’essere stato anche un poliziotto, per esempio, ha consolidato
l’importanza del valore che ho sempre attribuito alla giustizia ed è
imprescindibile dalla mia storia umana e professionale. Mi ha offerto
gli strumenti necessari, compresa l’umiltà, per esercitare al meglio la
professione di magistrato e la carica di ministro.
Tutti i dati dei sondaggi indicano una forte crescita della sua formazione politica. Ci dica la verità (perché come
dice il suo amico Grillo, la rete non mente): sta pensando ad elezioni
anticipate o crede che questa legislatura finirà a scadenza naturale?
Per l’Italia dei Valori le cose sono cambiate
in positivo. Abbiamo triplicato i nostri consensi, a dimostrazione del
fatto che è stata apprezzata la politica del fare. Riguardo al decorso
della legislatura, da parte mia, continuerò a fare il mio dovere fino
al termine della stessa. Per il momento io continuo a fare le
infrastrutture che sono utili per il Paese e che abbiamo ritenuto
prioritarie. Voglio raggiungere dei risultati per i cittadini e non per
me. Ciò che accadrà in futuro… intendo anche politico, mi interessa
poco.
Sempre parlando dei sondaggi e della
crescita del suo partito: secondo lei, quanto di questo incremento è
determinato dalla rete, da internet?
Sono molto realista e osservo con attenzione i tempi che corrono.
Ragion per cui non ci sono alternative: o si sale sulla barca del
futuro, oppure si resta sulla spiaggia del passato. La rete consente un
contatto diretto con i cittadini e stabilisce un altissimo momento di
comunicazione diretta, senza discriminanti sociali ed economiche.
Grazie ad essa mi relaziono con l’intero Paese. Tutti hanno la
possibilità di accedere ad internet e dire la loro. Noi politici
possiamo comunicare con la gente, far nostri eventuali suggerimenti e
registrare malumori che sono importanti per rivedere linee politiche
non sempre azzeccate. Quello della rete è un popolo eterogeneo e
variegato, giovane e non. Un popolo che controlla in tempo reale il
nostro operato. Se l’Idv continua a riscuotere consensi, è perché la
gente si riconosce nel partito che prende di petto le problematiche e
non perde tempo inutilmente. Può darsi che la rete abbia contribuito a
incoraggiare le adesioni all’Idv, ma non credo che questa sia l’unica
ragione.
…E se la rete è il futuro della
comunicazione non solo politica e non solo del nostro paese, non crede
che il conflitto di interessi che ha pesato sulla vita del nostro Paese
per 15 anni sia un problema superato?
Non capisco cosa abbia a che vedere il
conflitto di interessi con l’evoluzione della rete. Il conflitto di
interessi è una stortura che crea gravi danni al sistema economico e
imprenditoriale. L’Italia dovrà affrontare tale problema con delle
riforme costituzionali che consentano di metterci al passo con altri
Paesi, o comunque di assicurare pari diritti a tutti.
Signor Ministro,
se si andrà al voto il prossimo anno, è pronto ad escludere che la
troveremo nelle liste con Beppe Grillo?
Grillo ha messo in evidenza il malessere della politica italiana. Non
credo proprio si possa contemplare questa possibilità. Le rimostranze
di Grillo, come lui ha sempre tenuto a sottolineare, non hanno mai
avuto la benché minima pretesa di arrivare ad una forma partitica. Se
poi dovessi incontrarlo sulla mia strada politica, sarei felice di
essermi imbattuto in un buon compagno di viaggio.
Si discute molto del “duello” tra lei e il
Ministro Mastella, ma non voglio parlare di questo; ho solo una domanda
in proposito: cosa ne pensa del fatto che a difendere la posizione di
De Magistris ci siate lei e il Senatore Storace?
Io non difendo De Magistris in quanto De
Magistris. Non lo conosco neppure.. Ciò che io difendo è invece
l’autonomia e la terzietà della magistratura. De Magistris è un
magistrato come ce ne sono tanti, che fanno il proprio dovere con senso
di responsabilità. Io di questa vicenda ne faccio una questione
politica, su quello che è stata e sarà l’azione di Governo in tema di
giustizia. Mi dispiace che tutto si riduca ad uno scontro tra me e
Mastella.
Ha spiegato sul suo blog la posizione da lei assunta sulla
questione del ponte di Messina che l’ha portata a votare con
l’opposizione. Ci dica, nella sua attività di Ministro
delle Infrastrutture, le cose che l’hanno resa più orgogliosa e quelle
delle quali lo è meno.
Infatti, sulla questione del ponte di Messina
ho già spiegato le mie ragioni e non voglio dilungarmi molto. Sono
state stabilite le nuove destinazioni delle risorse destinate al ponte.
In Sicilia le priorità sono le aree metropolitane di Catania, Messina,
Palermo e il completamento della superstrada Agrigento-Caltanissetta.
In Calabria i fondi sono stati messi per la superstrada 106 Jonica, sul
sistema viario e sugli attracchi di Villa San Giovanni. Sono orgoglioso
di aver sbloccato tante opere di cui si parlava da decenni; oggi sono
state finanziate e si stanno facendo. Del resto, più cose si fanno e
meglio è per il Paese. Per incoraggiare ancor più le opere pubbliche in
Italia occorrono decisionismo ma anche concertazione diretta con gli
enti locali. E occorre anche molto denaro, tasto dolente che ci ha
limitati parecchio. Dobbiamo continuare a pensare alle opere più
urgenti. Le faccio un esempio: quando mia madre guardava il borsellino,
controllava se c’erano i soldi per comprare il pane, il companatico, la
frutta e per andare al cinema. Noi non possiamo andare al cinema, né
possiamo permetterci il companatico.. ma il pane è necessario.
Come Ministro di questo Governo, c’è qualcosa che reputa fondamentale per il nostro Paese e che teme di non riuscire a fare?
Ci sono tante, anzi troppe cose difficili da
mettere a punto in questo Paese; a cominciare da sicurezza e giustizia.
Riguardo alle infrastrutture, ci stiamo adoperando al massimo. Non
possiamo condurre in porto tutto perché la coperta è corta.
Un’ultima domanda, signor Ministro: lei dove si augura sarà il nostro paese tra cinque anni? E Lei?
L’Italia sarà nello stesso posto in cui si
trova adesso, ma “collegata” meglio.. Io invece continuerò a fare il
mio dovere per contribuire allo sviluppo del Paese, se gli elettori me
lo chiederanno. Ambrogio Crespi
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