| INTERVISTA AL CANTAUTORE SERGIO CAPUTO: “VI PRESENTO IL MIO PRIMO ROMANZO” |
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| 25/05/2008 | |
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25 mag. - di Giovanni Zambito - Autentico mito degli anni Ottanta, l’autore, compositore
e musicista romano Sergio Caputo si è sempre distinto nel panorama
musicale nostrano per il singolare ritmo di swing e le rime
arzigogolate e geniali delle sue canzoni, memorabili mini racconti in
note: basti pensare a brani come “Un sabato italiano”, “L’astronave che
arriva”, “Il Garibaldi innamorato”
. In attesa di un nuovo album di
inediti, lo ritroviamo nelle vesti di scrittore con “Disperatamente (e
in ritardo cane)” edito da Mondadori (pp. 286, 15,50 €), un romanzo
godibilissimo, in cui verità autobiografica e guizzi di fantasia si
mescolano in un sapiente gioco d’incastri che coinvolgono il
protagonista Max Paisani, ex popstar italiana ritiratosi a vivere in
California così come ha fatto Caputo che tornerà in Italia dal 1° al 20
luglio per una serie di concerti (www.dherin.com).
ClandestinoWeb lo ha incontrato alla Mondadori Multi Center di Roma dov’è avvenuta la presentazione del volume.
Quando hai pensato di esordire nella narrativa?
“Desideravo da tanto tempo cimentarmi nella scrittura e comporre qualcosa di più ampio respiro, rispondendo così alla richiesta di molti estimatori di scrivere cose più lunghe e a 25 anni dal mio primo album ci sono riuscito. Certo, pensavo fosse meno faticoso il mestiere di scrittore: ho dovuto ricredermi”
Ci puoi raccontare la modalità con cui hai scritto il romanzo?
“Sono meticoloso, severissimo con me stesso e ogni volta che rimettevo mano al libro lo riprendevo e riscrivevo ripartendo dall’inizio, trovando magagne e difetti da eliminare. Poi il mio editore mi ha stimolato ad accelerare i tempi e a non proseguire all’infinito”
Che rapporto hai avuto con il protagonista Max?
“Ho seguito il protagonista attraverso le sue avventure e i suoi stati d’animo quasi come un cameraman di un reality show: spesso era lui stesso ad attirarmi e a condurmi in certi posti da raccontare. Mi somiglia molto, è plasmato su di me”
È quindi più un romanzo o un’autobiografia?
“È una storia che reputo sarebbe stata scritta comunque indipendentemente da me: inizialmente non sapevo se avrei potuto scriverla. Quando l’ho riletta sotto forma di un vero e proprio libro così com’è stato pubblicato dalla Mondadori, mi sono stupito anch’io: vi ho ritrovato una gran quantità di cose che non ricordavo di aver scritto. Così pure il finale ha sorpreso pure me”
In che proporzione possiamo intravedervi realtà e fantasia?
“Il 70% della materia è real, il restante 30% è fiction: quest’ultima rappresenta però la spina dorsale su cui s’innestano i muscoli di tutto il racconto, cioè i fatti realmente accaduti riportati con qualche cambiamento per quanto riguarda i nomi. I luoghi sono in parte realistici ed esistevano in quanto vissuti in prima persona da me e in seguito ricomposte nella trama inventata giorno dopo giorno”
Chi è l’Intervistatore Fantasma? Come mai questa finzione letteraria?
“È un’entità con cui Max intrattiene dei dialoghi interminabili: il principio è che se non conosci bene una cosa non puoi riuscire a “fictionalizzarla” ed è proprio da qui che si dipanano le altre storie che s’intersecano nella trama, come la vicenda curiosa dell’agente di Max e la presenza dei poeti romantici”
Max come Sergio Caputo mostrano un’energia notevole e vivace. Il titolo sembra un po’ contraddire tutto ciò…
“La vita è una cosa complicata per tutti specialmente se si è accumulata parecchia esperienza che ti porta a sviluppare una sensibilità particolare, per cui capita di vivere un po’ da disperato e in crisi: Max sa dov’è ma non sa raggiungersi, collegarsi col proprio destino, cerca sempre una vita che gli passa accanto e si svolge parallelamente alla sua”
Come vengono vissuti e riletti gli anni Ottanta tuoi e di Max?
“Era un periodo in cui il protagonista aveva superato l’adolescenza ma non era ancora un uomo, un single con varie aspirazioni, alla continua ricerca dell’amore come una parte mancante di se stesso con la paura però di trovarlo per non correre il rischio di fermarsi. Anche oggi le cose sembrano ripetersi nelle stesse modalità e ricominciare ogni volta: ne è simbolo l’incontro che Max fa con Keith Richards, uno che non si è mai fermato e rappresenta tuttora un modello giovanile e trasgressivo”
Il tuo trasferimento in California è dovuto a questo oppure a seguito di una qualche delusione?
“Avevo preso coscienza di aver fatto e dato tutto quello che avevo potuto: è sempre desiderabile porsi nelle condizioni di cominciare qualcosa da zero. Se la vita diventa ripetitiva facciamo del male a noi e alle persone che ci stanno attorno. Per me andare via a quarant’anni è stato salutare anche correndo il rischio di essere preso a calci in faccia: reinventarsi è sempre positivo, pur portando nel pensiero il mio Paese”
E prossimamente…?
“Pubblicherò il mio album di inediti: è da dieci anni che non ne faccio uno e ce l’ho nel cassetto da tanto tempo. E poi un viaggio in auto per arrivare fino in Arizona: sempre per riverificarmi e ricominciare…”
Giovanni Zambito
scritto da Falco67, luglio 21, 2008 Ho Visto il concerto a Roma e, inevitabilmente, mi sono riammalato di Caputite acuta. Sono alla ricerca disperata di "a tu per tu". Assolutamente introvabile! Quando ho iniziato a leggere il romanzo le mie aspettative erano parecchio alte, nonostante questo sono rimasto stupefatto dal risultato finale. Grazie davvero, Sergio scritto da michele, maggio 25, 2008 Grande Caputo!!! |
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