| INTERVISTA AL MAESTRO LUIS BACALOV, PREMIO OSCAR PER “IL POSTINO” |
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| 20/03/2008 | |
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20 Mar. - di Giovanni Zambito. Si è inaugurato sabato sera nella chiesa benedettina di Santa Maria in Aracoeli della capitale la prima edizione di “Divinamente Roma”, il Festival internazionale della Spiritualità sotto la direzione artistica di Pamela Villoresi. dare il via alla manifestazione è
stato il Maestro Luis Bacalov, che con l’Orchestra Roma
Sinfonietta ha eseguito alcuni dei suoi Salmi del Re David, composti
per un film sulla vita di Papa Giovanni Paolo II, e il Requiem op.
48 di Faurè: “Un’opera bellissima - ci dice - scritta
per un organico più grande di cui Faurè ha realizzato
anche una versione cameristica con pochi elementi d’orchestra e il
coro”.
Ha composto i Salmi per un film sulla vita di Karol Woytila. Come lo ricorda? “Un grande volitivo, una persona dal grandissimo carisma, importante” Il titolo del Festival è “Divinamente Roma”: che cosa suscitano in lei questi due termini? “Qui a Roma c’è il Vaticano, ci sono cinquecento chiese, c’è una presenza minoritaria ma ormai importante di musulmani, l’antichissima comunità ebraica: per il credente Dio sta da tutte le parti, quindi il titolo mi sembra appropriato, riguarda la divinità. Oltretutto c’è un programma molto ecumenico e mi fa davvero piacere” Nella sua vita quanto spazio lei dedica alla dimensione dello spirito? “Molto. Andando avanti con l’età sempre di più: il tempo che ci è dato da vivere si accorcia e dunque il rapporto con la morte e il mistero, l’universo e tutto il resto, in me è diventato abbastanza costante” Lo spirito dei tempi odierni è vicino o lontano dalla musica? “Io penso che la musica sia stata sempre vicina: non c’è popolo che non abbia la sua musica che assolve a funzioni varie e importanti e quindi non mi sembra che questo momento sia particolarmente diverso. L’unica cosa è che essendo nati la radio, la televisione, i dischi e così via, forse molte volte la musica si sente solo come un accompagnamento, una distrazione e questo prima non c’era. La musica era sempre un evento sia a livello religioso che a livello laico. Credo che la percezione della musica sia cambiata in peggio: questo sì” Fra tutte queste innovazioni qual è l’elemento che più di ogni altro ‘disturba’ la musica? “Sicuramente il rumore, molto più fastidioso che una volta: ha invaso la nostra vita e certamente rappresenta qualcosa di molto disturbante. C’è qualche compositore che ha tentato addirittura di immettere il rumore come qualcosa di musicale come fatto puramente sperimentale, forse anche come provocazione per la modernità e la contemporaneità. Però io penso che se ci fosse meno rumore personalmente starei meglio: vivendo in una grande e trafficata città come Roma, a volte il rumore è assordante e fastidioso, senza rendercene conto. Qualche anno fa in Svizzera, a Ginevra mi piazzai davanti a una chiesa e ho chiesto delle informazioni a un passante che mi ha chiesto come mai io stessi gridando” Come ripensa all’esperienza del premio Oscar vinto per “Il postino”? “In sé l’esperienza è stata molto divertente: dopo ha avuto sicuramente una grande influenza sulla mia vita, è innegabile, con qualche dolore di cui non voglio parlare ma che ha anche fatto parte di questo riconoscimento e cioè qualche mal di testa, qualche avvocato, alcuni piccoli problemi. Però in ogni caso se devo fare un consuntivo, l’avere è stato superiore al dare: soprattutto mi ha aperto le porte che pensavo che già a sessant’anni non mi sarebbero mai state aperte. Inoltre, persone che avevano precedentemente frequentato pochissimo le sale da concerto, dopo l’Oscar di colpo l’hanno fatto: non c’entra niente ma ha sortito questo effetto anche se non ne capisco il motivo. E anche alcuni editori mi hanno chiesto dei pezzi ed è aumentata la richiesta di colonne sonore: questo non è stato prodotto da me, bensì dall’Oscar e perciò devo esserne grato” E la statuetta? “Non l’ho mai mitizzata: qualche mese dopo averla ricevuta l’ho regalata alla mia figlia più piccola che ci ha giocato come con un pupazzo” In passato ha curato gli arrangiamenti per alcuni cantanti di musica leggera come Rita Pavone e Sergio Endrigo. Per quale cantante di oggi tornerebbe ad occuparsene? “Sono tantissimi anni che non faccio più quel mestiere che è molto difficile, perché legato alla moda, dove i discografici pretendono di salvare anche ciò che non vale la pena di salvare. Ogni tanto dei vecchi amici cantanti mi chiedono di fare qualcosa, però lo faccio con molta fatica: oramai sono talmente fuori da quel mondo, che non mi reputo capace né ho voglia di rientrarci, perché ho tante cose da fare. L’ultima volta ho fatto due arrangiamenti per Claudio Baglioni, che erano così diversi da quello che si fa oggi: lui era contento lo stesso” (Giovanni Zambito) |
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