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Ultimo aggiornamento: 08.01.2009 ore 01:00
INTERVISTA A FERZAN OZPETEK: “IL MIO PROSSIMO FILM? UNA COMMEDIA PER RIDERE E PENSARE” Stampa E-mail
08/09/2008

08 set. - INTERVISTA di Giovanni Zambito. Fra i film concorrenti italiani alla 65.ma edizione del Festival del Cinema di Venezia c’è la pellicola di Ferzan Ozpetek “Un giorno perfetto” tratto dall’omonimo romanzo di Melania G. Mazzucco (Rizzoli, pp. 406, € 21,50) e interpretata da Valerio Mastandrea, Isabella Ferrari, Monica Guerritore, Nicole Grimaudo, Valerio Rinasco e Stefania Sandrelli.

ozpetek_ferrari280x200.jpg“Nella proiezione mattutina - racconta a ClandestinoWeb il regista - ha avuto dieci minuti di applausi mentre nel pomeriggio è stata disturbata da un gruppo di ragazzi che fischiavano e parlavano. Peccato però che il giorno dopo i giornali intitolavano “Fischi e risate alla proiezione” e non è andata così”.
"Un giorno perfetto", uscito ieri nelle sale italiane, è una produzione Fandango in collaborazione con Rai Cinema e Sky. Tra gli altri interpreti annovera Angela Finocchiaro, Federico Costantini e Milena Vukotic.
Come sta vivendo l’esperienza del Festival di Venezia?
“Ci vuole molto equilibrio per affrontare una kermesse del genere fra continue interviste con domande sempre uguali e la tensione che si respira. Una volta, prima di recarmi a pranzo, un giovane con una telecamera in mano voleva provocarmi dicendo che il film come tutti gli altri che avevo diretto faceva schifo: io non ho raccolto la provocazione ma al suo secondo tentativo solo con gli occhi gli ho fatto capire che sarebbe stato meglio per lui andare via”.
Ha visto qualche altro film concorrente?
“Non ancora ma sicuramente andrò a vedere gli altri film italiani”.
È la prima volta che lavora con Domenico Procacci: come è iniziata la collaborazione?
“È stato lui a contattarmi mandandomi la prima sceneggiatura scritta da Sandro Petraglia: dopo averla letta ho subito accettato anche se mia madre e i miei amici mi consigliavano il contrario; anch’io però ho avuto dei ripensamenti perché avevo capito che era difficile raccontare una storia del genere, ma la passione che il personaggio di Antonio nutre per Emma mi ha convinto”.
Rispetto al libro in che cosa è cambiata la sceneggiatura?
“Ho cambiato alcuni personaggi e ne ho aggiunti altri perché avevo bisogno di cucirmi addosso la storia: un uomo è diventato una donna, l’insegnante interpretato da Monica Guerritore, ho aggiunto il ruolo di Angela Finocchiaro. Il personaggio di Adriana, poi, la mamma di Emma era sgradevole nel romanzo e nel cambiarlo mi sono ispirato al film “Io la conoscevo bene” che ho tanto amato e ho immaginato che la Sandrelli non si fosse uccisa ma che fosse andata a vivere in periferia leggendo le carte. La violenza che nel libro si consuma in auto l’ho trasferita in un canneto e così via”.
Come è intervenuto nel dirigere gli attori?
“Ho suggerito a Mastandrea di lavorare molto sullo sguardo in modo da far capire che il suo personaggio Antonio nonostante quello che stesse facendo è una persona fondamentalmente buona, un individuo che non vuole bene a se stesso con un grande vuoto dentro. Ho chiesto alla Ferrari di ingrassare di 3-4 chili e invece ne ha presi nove. Al contrario ho invitato la Grimaudo a perderne quattro, le ho fatto lisciare i capelli e l’ho vestita di Chanel”.
Questo è il primo soggetto non originale su cui ha realizzato un film: ha rappresentato più un limite o una risorsa?
“Diciamo che ho avuto più energia e mi hanno fatto notare che anche nelle riprese ho apportato dei cambiamenti”.
Anche in “Un giorno perfetto” indugia moltissimo sui primi piani e sui silenzi…
“I silenzi mi piacciono tanto da togliere anche delle battute perché preferisco che si possa comunicare attraverso gli occhi. Ho utilizzato anche molti momenti con la musica per sottolineare alcune situazioni e per allontanarmi dalla cronaca, da una narrazione che fosse vicina al documentario”.
Oltre ai personaggi c’è un’altra protagonista: Roma. Che rapporto ha con la città?
“È la mia città: ogni volta che vado via da Roma mi manca la sua aria. Sono trentadue anni che vivo nella stessa casa e amo tantissimo il mio quartiere e gli anni che passano non sono riusciti a guastarla più di tanto” .
Che concezione ha della famiglia?
“La famiglia sono le persone con cui stiamo bene e grazie alle quali troviamo pace, è il bene; il male è quindi tutto ciò che all’infuori di essa. Dicono che sono fissato con la grandi tavolate: il fatto è che mi fa piacere riunire tante persone intorno alla tavola e al cibo. Dal film emerge la solitudine che vive l’uomo di oggi, la violenza soprattutto nei confronti delle donne”.
A proposito, dal film viene fuori una bella comunità femminile. Quali sono le donne a cui nella vita fa riferimento?
“Le donne sono importantissime per me e hanno avuto sempre un peso forte nella mia vita sin dall’infanzia e non mi dispiacerebbe ritrarle in un mio prossimo film, magari parlando delle zie pazze, di una nonna che a 86 anni fumava dall’anello e beveva cognac di pomeriggio, una zia che beveva Cinzano con la scusa della tosse… Insomma, le donne sono la colonna portante: non ho mai visto un uomo affrontare con lo stesso coraggio una situazione di dolore come fanno loro”.
Ha già qualche idea o argomento per il suo prossimo film?
“Siccome intorno a me non faccio altro che vedere o sentire tragedie la prossima volta mi dedicherò a girare un film che faccia ridere di gusto, una commedia che faccia comunque pensare”. Giovanni Zambito

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