| INTERVISTA ALLO SCRITTORE CULT ANDREA DE CARLO: “SCRIVERE NON È COSÌ SUGGESTIVO…” |
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| 04/06/2008 | |
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04 giu. - a cura di Giovanni Zambito - Che fosse bello lo si vedeva; che fosse bravo lo si
leggeva; ma non era affatto scontato che fosse pure disponibile e
simpatico: e invece si è presentato proprio così lo scrittore cult
Andrea De Carlo, col suo look assolutamente nero come al solito,
all’incontro con i suoi numerosi e affettuosi lettori che con uno
scrosciante applauso lo hanno accolto giovedì 29 maggio alla
Feltrinelli della Galleria Alberto Sordi di Roma.
Attraverso una parlata suadente e un sorriso seducente e costantemente sulle labbra ha affscinato la platea leggendo alcuni stralci del suo quindicesimo romanzo, “Durante”, uscito il 30 aprile per Bompiani (440 pagg., € 18,00), ambientato sulle colline delle Marche, dove un uomo dotato di capacità sorprendenti, al limite del paranormale, una sorta di sciamano contemporaneo, con un aspetto a metà tra il vagabondo e la rockstar, affascina le donne e fa ingelosire gli uomini: comunque sia, nessun rapporto fra i membri della comunità resta immutato dopo il suo arrivo.
Si chiama Durante e non sembra conoscere il senso del possesso o essere capace di mentire. Anche con questo romanzo che apre su interrogativi profondi che ci riguardano tutti, Andrea De Carlo aderisce alla campagna “Scrittori per le foreste”, lanciata da Greenpeace: il libro è stampato su carta certificata FSC (Forest Stewardship Council), che unisce fibre riciclate post-consumo e fibre vergini provenienti da buona gestione forestale e da fonti controllate.
“Una minima parte degli alberi abbattuti, l’1,5% - afferma lo scrittore - finisce in libri ed è spaventoso pensare che esemplari secolari vengano triturati”.
Come inizia di solito a scrivere i suoi libri?
“Ogni scrittore trova la sua strada per iniziare: c’è chi procede per tappe e chi come me fa dei viaggi di scoperta, vedendo giorno dopo giorno dove stai andando. Personalmente poi il primo capitolo lo vedo come una immagine, una fotografia che all’inizio non è messa tutta a fuoco e che si definisce via via”.
In che modo il personaggio di Durante sconvolge la comunità dove arriva?
“L’arrivo di un personaggio sconosciuto in un ambiente familiare è un espediente narrativo molto usato: Durante giunge in una situazione dove due persone pensavo di essere abbastanza felici con un lavoro che amano fare; con lui però sembra arrivare l’inquietudine. In noi ci sono due parti principali: la prima aspira alla stabilità e alla solidità, al radicamento mentre la seconda sognatrice che ti fa rompere gli equilibri conquistati. Durante rappresenta quest’ultima dimensione”
Astrid e Pietro lavorano al telaio e ascoltano sempre cd durante la loro attività. Anche lei scrive ascoltando musica?
“Ho due amici che come Astrid e Pietro lavorano al telaio a mano: è una forma d’arte applicata a qualcosa di utile. Io non riesco a scrivere con la musica perché mi distrae: ma ne ascolto tanta quando non scrivo. Una volta con un amico pittore ci siamo recati in Francia muniti di tanti cd e con entusiasmo volevamo provare per una settimana a lavorare col sottofondo. Ebbene: lui ha dipinto bellissimi quadri mentre io non scrissi nulla. Di contro, la musica è molto dentro alle mie storie e nella scrittura: d’altronde, non riesco a scrivere nemmeno se qualcuno mi sta attorno; è un’attività piuttosto solitaria”
Quando lo fa s’impone delle regole e dei tempi precisi?
“È importante stabilire delle regole. Non credo molto alle scuole di scrittura creativa: ti possono aiutare per la costruzione della frase ma per quello basterebbe la scuola comune. Nell’atto della scrittura non c’è niente di particolarmente suggestivo: c’è l’ispirazione che è la forza propulsiva, ma bisogna tenerla in vita perché un romanzo è un viaggio molto lungo che impone la creazione di un ritmo e una disciplina. Scrivo solitamente di giorno e non al lume di una candela; riscrivo molto daccapo e in due modalità complementari: una di estremo coinvolgimento e un’altra con altrettanta autorità che il giorno dopo giudica e critica in maniera molto tagliente. Stesura dopo stesura hai una visione d’insieme: è essenziale rivisitare una storia e le ragioni per scriverla”
Che rapporto intrattiene con la tradizione letteraria?
“Ogni scrittore comincia ad essere tale leggendo, un’azione per la quale bisogna usare una parte del cervello che non si utilizza per altre attività. Ho un debito nei confronti di Italo Calvino sia perché è la persona che mi fatto pubblicare sia per la sua lingua trasparente che preferisco alla tradizione sovraccarica, didascalica e ridondante alla Manzoni. Ognuno poi trova il proprio stile e scopre il proprio modo di essere pur risentendo di quegli esempi che ha assimilato”
Quant’è importante l’esperienza del viaggio per uno scrittore?
“È importante, ma non essenziale. Kafka non aveva mai viaggiato eppure in “America” ha fatto una delle più straordinarie descrizioni di New York. Altri scrittori hanno viaggiato molto ma scrivono male: l’importante è che i viaggi siano mentali e facciano riscoprire una vita apparentemente ordinaria e individuarne un percorso”
- Giovanni Zambito
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