| ISFOL: il 50% dei lavoratori temporanei spera in un contratto |
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| 29/11/2007 | |
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29 nov. - Il 50% dei lavoratori temporanei reputa
possibile una trasformazione del proprio contratto a tempo
indeterminato. E' quanto emerge da una ricerca su "Il lavoro
atipico tra forma e sostanza" presentato dall'Isfol.
"Il lavoro
dipendente a termine complessivamente rappresenta poco meno del
10% dell'occupazione, di cui quasi la meta' e' costituita dai
contratti a tempo determinato".
Ha spiegato il presidente
dell'Isfol Sergio Trevisanato, l'altra meta' si divide "tra
apprendistato, contratto di inserimento, contratti di
formazione lavoro e lavoro intermittente". Leggermente inferiore l'incidenza del lavoro interinale e
degli stage (retribuiti).
Nel mercato del lavoro di oggi "e'
trascurabile l'uso del Job sharing. L'incidenza di quasi tutte
queste forme contrattuali a termine triplica tra i giovani".
Le
collaborazioni coordinate continuative, quelle a progetto e
occasionali, soventi indicate come la componente atipica del
mondo del lavoro autonomo, hanno un'incidenza media del 5,7%,
anche in questo caso la percentuale quasi raddoppia tra i
giovani.
L'Isfol poi propone alla riflessione
del dibattito economico e politico quello dei casi di "falso
positivo" ossia le posizioni di chi formalmente appartiene ad
un aggregato lavorativo, sostanzialmente svolge un'attivita' in
maniera difforme da quanto previsto dall'istituto contrattuale
usato.
Sono molteplici, spiega l'Isfol, infatti i casi in cui
la forma contrattuale e la natura effettiva dell'occupazione
svolta non coincidono.
Un caso emblematico e' quello dei finti
collaboratori: essi sebbene formalmente si debbono attribuire
al lavoro autonomo, sovente svolgono mansioni ed erogano
prestazioni sostanzialmente del tutto analoghe a quelle del
dipendente.
Un altro esempio di possibile "falso positivo" e'
il caso del part time, che potrebbe essere "sia una condizione
volontaria (e pertanto potrebbe costituire uno strumento di
conciliazione tra vita lavorativa e familiare) sia non
volontaria, e come tale potrebbe celare una condizione di
sottoccupazione. Dall'indagine Isfol emerge al riguardo che
"solo il 50% degli uomini dichiara volontario il proprio part
time, incidenza che passa al 70% per le donne".
Il 28% degli intervistati ritiene che l'attuale contratto a
termine sia il preludio ad una trasformazione ad un contratto a
tempo indeterminato e il 24% non ritiene ci siano motivazioni
La restante meta' del campione indica come
prevalenti le seguenti motivazioni: la stagionalita'
dell'attivita' o i picchi di produzione (17%), il legame con
una scommessa o un progetto lavorativo specifico (11%), La
sostituzione di personale (10%) e la necessita' di un periodo
di pratica e specializzazione professionale (7%). Pertanto alta
- secondo l'Isfol - appare la percezione di una forma
contrattuale inopportuna rispetto alla mansione svolta e alle
reali necessita' dell'azienda, ovvero la meta' degli
intervistati ritiene che la natura temporanea del proprio
contratto non sia dettata da reali esigenze produttive". (AGI)
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