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Ultimo aggiornamento: 06.07.2008 ore 03:22
L’Italia dei comuni è assenteista - il 20,1% dei dipendenti delle P.A. è assente Stampa E-mail
07/11/2007
8 nov. - di Francesco Fusco - I dati Istat stanano i fannulloni della P.A. In testa i Comuni, seguiti dalla altre pubbliche amministrazioni. I richiami di Ichino, le inchieste televisive, i dati dell’istituto di statistica, non contribuiscono purtroppo a sanare questa piaga. E i sindacati indicono scioperi per il rinnovo del contratto.
Quando Ichino dalle colonne del Corrierone parlava di “fannulloni” riferendosi al pubblico impiego, piovve su di lui una valanga di improperi.
Da tutte le parti. A cominciare dai sindacati, e poco ci mancava che dovesse finire sotto scorta per aver ardito indicare non solo al ludibrio del pubblico – che già era dello stesso avviso – ma ai vari responsabili istituzionali che “qualcosa andava fatto immediatamente”.
Adesso sulla scorta di dati Istat, anche la Repubblica, pone l’accento su questo tema, affermando che “L’italia dei comuni è assenteista” e citando esempi come quelli del II municipio di Roma, dove su sei impiegati dell’anagrafe cinque erano assenti per “malattia da ponte di Ognissanti”.
Secondo i recenti dati Istat, relativi al 2005, la percentuale di assenze nel pubblico è del 20.1%, ovvero il 54% in più rispetto alla media nelle grandi imprese private dove il fenomeno è del 13.1.
Una partita dove il pubblico batte il privato con uno scarto di sette punti.
municipio_1.jpgLeader di questa aberrante classifica sono gli enti locali con Bolzano in testa con 38,9 giorni, seguita da Firenze con 29,8 giorni, Milano 27 e Genova 26.
Si avranno reazioni?
Qualcuna sembra di si.
La Sise, convenzionata con la Regione Sicilia per la gestione del 118, ha mandato a casa 30 autisti soccorritori che dal primo settembre avevano totalizzato ben 40 giorni di assenza per malattia.
A Roma, oltre a una ispezione, si parla di rimozione del direttore del II Municipio e di sostituire il direttore dell’Anagrafe centrale.
I dati che rilevano le presenze dei comunali romani rivelano che ogni giorno disertano l'ufficio tra 6mila e 7mila impiegati full time, uno su quattro, il 25% del totale.
Costoro oltre alle ferie sommano più di un mese l'anno di assenza (32.5 giorni) per congedi, malattie, permessi sindacali, assistenza a familiari e altri pretesti.
Gli impiegati del Comune di Roma sarebbero obbligati da contratto a essere presenti per 1.644 ore l'anno, al netto delle ferie.
Invece quelle effettive si riducono a 1.212. Sono 432 ore in meno, cioè 60 giorni lavorativi.
Due mesi di ferie extra!
Se poi si va a guardare meglio allora si scopre che questa cifra schizza in alto se si mettono nel conto coloro che svolgono servizio esterno e quindi non sono perciò tenuti a timbrare il cartellino, dai vigili ad altri servizi pubblici.
Se poi si includono le cosiddette "presenze virtuali", quelle di chi risulta al lavoro perché a disposizione dell'amministrazione allora si perde il conto.
La scusa “cambiare l’assegno” è la più gettonata, e consente di utilizzare la regola che consente a tutti i dipendenti comunali di assentarsi due ore al mese per convertire lo stipendio in banca in tempi in cui l’accredito dello stipendio avviene direttamente sul conto corrente.
Fioccano le inchieste televisive come quelle che documentano visivamente impiegati pubblici che lasciano il loro posto di lavoro appena timbrato il cartellino per recarsi al bar, o di altri che si recano a fare la spesa.
Ma è come se parlassero di altri. Nessuna reazione tangibile, si parla tanto di “merito” , di “produttività” in TV, poi quando si arriva al tavolo delle trattative i sindacati danno la colpa ai “dirigenti” che non sorvegliano abbastanza i loro dipendenti. Poi proclamano uno sciopero per il rinnovo del contratto di lavoro.
Un contratto “erga omnes”, uguale per tutti, sia per quelli . e son tanti – che fanno il proprio dovere, sia per gli altri, quelli che ogni anno si fanno un mese di vacanza extra, a danno dei loro colleghi e del servizio pubblico.
I “fannulloni” di Ichino appunto, che contribuiscono a rallentare il cammino del nostro Paese.
E il cittadino? Deve rassegnarsi. E ripetersi come Toto “ e io pago…! Di Francesco Fusco
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