| LA BEFFA DELLA RETE AL GARANTE: I REDDITI SONO ANCORA ON LINE |
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| 02/05/2008 | |
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02 mag. - Lo stop del Garante aggirato dalle
reti di condivisione: i dati fiscali dei
contribuenti restano a portata di click.
Continua la polemica sulla pubblicazione dei redditi degli italiani on line.
L'Agenzia delle Entrate aveva messo alla portata di tutti le dichiarazioni del 2005 ma nel giro di poche ore il Garante della privacy aveva imposto lo stop.
L’agenzia aveva fatto dietrofront e aveva sospeso tutto.
Ma la mossa del Garante potrebbe rivelarsi inutile. La colpa (o il merito), al solito è della rete, del peer to peer.
I redditi degli italiani infatti rimangono online e sono ancora consultabili: grazie a un sistema di "file sharing", si può accedere alle dichiarazioni dei contribuenti relative al 2005 impostando una semplice ricerca da un qualsiasi motore, aggirando così lo stop imposto dal Garante della Privacy alla pubblicazione on line decisa dall’Agenzia delle Entrate.
L’operazione è estremamente lineare grazie a un sistema di link che accompagna l’internauta fino a scovare l’elenco della discordia.
Infatti risulta che molti patiti della Rete, subito prima dell’altolà del Garante, hanno provveduto a copiare i redditi dal sito dell’Agenzia delle Entrate e adesso è praticamente impossibile tornare indietro.
La questione, che ha sollevato una ridda di polemiche e diviso gli stessi italiani, continua a tenere banco: e, nelle ultime ore, è arrivata anche la presa di posizione dell’Adiconsum, associazione dei consumatori.
Rendere note le dichiarazioni dei redditi degli italiani è stata «una scelta giusta ma realizzata male - dice il presidente Paolo Landi -: i colpevoli di questa grande superficialità burocratica non possono restare a gestire un servizio così delicato».
Per l’Adiconsum, considerando il rischio di truffe basate sul furto di identità, è ora «indispensabile un appello da parte delle istituzioni ai vari motori di ricerca su internet e a tutti coloro che hanno registrato i dati dell’Agenzia delle Entrate ad evitare di rimettere in rete» le informazioni che erano state diffuse. Anche se si tratta di «una scelta di trasparenza che possiamo condividere», dice Landi, l’Adiconsum «condivide la decisione dell’Autorità della privacy per aver interrotto e sospeso questa applicazione».
(LaStampa)
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