Sondaggi politici, elettorali, sondaggi d'opinione. Il sondaggio politico elettorale che fa opinione

Clandestinoweb
bnr_468x60_crespi_x_clandestino.jpg
Ultimo aggiornamento: 22.11.2008 ore 19:56
La nuova fame del mondo si potrebbe chiamare energia Stampa E-mail
21/11/2007
21 nov. - di MARCO LAMPASONA - La questione energetica dovrà assumere una dimensione totalmente diversa da quella attuale sempre più legata a logiche di mercato. Gli interessi da tutelare sono da ricondurre a quelli dell’intera umanità e non a quelli di qualche Paese economicamente più forte degli altri. un futuro “buio” per molti.

energia.jpgPur essendo un convinto liberista credo che sull’energia bisogna cambiare approccio. Ci sono 2 miliardi di individui che ancora oggi non dispongono nemmeno di 500 KWh annui, l’equivalente dei consumi mensili di una famiglia di un Paese industrializzato; ci sono milioni di persone che annualmente muoiono per effetto dei disastri ambientali causati dai cambiamenti climatici derivanti dall’emissione di CO2 in atmosfera; ci saranno altri 3 miliardi di individui, da qui al 2050, che porteranno il fabbisogno energetico al doppio di quello attuale. Sfide gigantesche che nessuno Stato potrà affrontare da solo. I problemi energetici dovranno essere affrontati come quelli della fame nel mondo; cooperazione tra Paesi, solidarietà verso gli Stati pìù deboli e responsabilità per il prossimo. Solo così si potrà contribuire a risolvere una questione che attiene più alla governance che alla carenza effettiva delle materie prime. Servono più intese multilaterali e meno accordi bilaterali tra i Paesi. Il rischio, altrimenti, potrebbe essere di un futuro “buio” per molti.

Si è concluso a Roma da qualche giorno il World Energy Council (WEC), la più autorevole organizzazione non governativa istituita con il fine di discutere sui problemi energetici del nostro pianeta. Lo studio presentato nel corso dei lavori, e gli interventi dei principali protagonisti della politica energetica, hanno fornito una serie di indicazioni di assoluto interesse. Lo scenario previsto dagli studiosi è tutt’altro che roseo, non tanto per l’esiguità delle materie prime, che demagogicamente molti prevedono in sensibile riduzione, ma più che altro per un problema di natura politica. A riguardo sembrerebbe che tutti gli scenari catastrofistici prospettati in questi ultimi anni corrispondano solo in parte al vero. Lo stesso Presidente della più grande compagnia petrolifera ha comunicato che c’è petrolio per altri 200 anni, impallinando tutte le teorie del picco di Hubert. Il problema allarmante, riportando a sintesi i lavori del WEC, è semmai un altro, ed attiene alla governance. Gli investimenti in ricerca, in nuove infrastrutture energetiche, in misure per ridurre l’emissione in atmosfera di CO2, in finalità sociali - come quella di soddisfare la domanda di 2 miliardi di persone che ancora oggi non dispongono di sufficienti quantitativi di energia-saranno talmente impegnativi che nessuno Stato potrà affrontarli autonomamente. L’Agenzia internazionale per l’energia stima che da qui al 2030 serviranno circa 20 mila miliardi di dollari di investimenti per assicurare il nostro futuro energetico. Stiamo parlando di una cifra che è pari a circa 15 volte il Pil dell’Italia.

Le problematiche energetiche, quindi, passeranno da una dimensione globale ad una che presenta caratteristiche diverse, mai conosciute fino ad oggi, che è quella dell’interdipendenza. Se la globalizzazione ha determinato una stretta integrazione economica tra i Paesi, pur garantendo ai singoli di mantenere una propria autonomia ed una propria indipendenza, il concetto di interdipendenza avrà una conseguenza ancora più vincolante; ogni soggetto, infatti, non potrà più fare a meno dell’altro. In questa nuova dimensione nessun Paese si potrà sentire sicuro se qualche altro è a rischio. Il quadro emerge dal paper “deciding the future: energy policy scenarios to 2050” presentato al WEC. Lo studio, infatti, evidenzia un futuro simile ad una bomba ad orologeria con le lancette puntate al 2050; nei prossimi 40 anni, infatti, la popolazione mondiale passerà da 6,5 ai 9 miliardi, i fabbisogni energetici saranno pari al doppio di quelli attuali e la geografia politica e strategica vedrà emergere nuovi soggetti, Cina ed India in testa, che sposteranno il baricentro delle forze economiche in campo. Tutto ciò determinerà come conseguenza una forte tensione sui prezzi. Solo consistenti investimenti in ricerca, tecnologia ed infrastrutture potranno calmierare la dinamica dei valori di mercato. Sarà inoltre necessario non escludere dagli investimenti alcuna fonte energetica. Tutte le opzioni, infatti, andranno esplorate sapendo perfettamente che alcune di esse, pur fornendo contributi assai marginali, sono da ritenersi strategiche per l’equilibrio instabile del mercato. Un ruolo centrale lo dovrà assumere verosimilmente il nucleare. Sarebbe anche il caso, a riguardo, che il nostro Paese rivedesse le proprie posizioni. Con riferimento a tale fonte il Governo Prodi, al di là delle posizioni contrastanti che si registrano nell’ambito dello stesso Esecutivo, sembrerebbe disponibile a investire sulla ricerca ma non a realizzare impianti sul nostro territorio. Un atteggiamento simile a quello che assumerebbe un papà che, regalando la macchina al figlio, gli chiederebbe di utilizzarla solo fuori dall’Italia. Roba da matti. Vorrei ricordare, facendo una piccola digressione, che l’abbandono del nucleare da parte dell’Italia, nel momento in cui la stessa era in una posizione leader a livello internazionale, ha determinato un incremento del costo dell’energia del 60 % rispetto a quelli sostenuti dai nostri amici europei; non solo, noi importiamo l’84% dell’energia dall’estero di cui una parte consistente dalla vicina Francia che li produce quasi totalmente con i suoi 59 impianti nucleari; noi, infine, per produrre quella poca energia made in Italy, inquiniamo molto di più di tutti i paesi che adottano il nucleare. E ancora, i morti accertati dal disastro di Chernobyl sono solamente 30, contro le centinaia di persone che hanno perso la vita per la sola raffineria di Gela.

L’ultimo aspetto, infine, che dovrà essere affrontato riguarda la sostenibilità ambientale delle scelte energetiche che verranno prese. L’obiettivo dovrà essere quello di ridurre l’emissioni di CO2 derivanti dall’utilizzo dei combustibili fossili. Quest’ultimi, infatti, sono ritenuti i principali responsabili dei cambiamenti climatici. Non è pensabile che Paesi come Cina ed India non hanno ancora alcun vincolo sulle emissioni di anidride carbonica. E’ evidente, quindi, considerate le dimensioni delle sfide che ci attendono nei prossimi decenni, che vi sia l’esigenza di una forte cooperazione tra Paesi. MARCO LAMPASONA

<-> Hai ritenuto interessante questo articolo? Condividilo in rete
 
< Prec.   Pros. >

Le opinioni di marco lampasona, altre notizie

NOMINA VIGILANZA RAI: CHI E' COLUI CHE DOVREBBE VIGILARE?22/10/2008
"UNA NUOVA BRETON WOODS"18/10/2008
PANE AMORE E SANITA'.... 18/07/2008
GLOBALIZZAZIONE RESPONSABILE ED EQUITA' SOCIALE I PILASTRI DEL 3° MILLENNIO21/03/2008
Italia a 2 velocità: il sud ha una ricchezza pari al 60% di quella del centro-nord17/09/2007
La verità sui Mutui Subprime: e le 250 mila famiglie americane con rate non pagate31/08/2007
"lnternet e Politica"14/07/2007
L'esempio di Marchionne06/07/2007
The Truman Show27/06/2007
Finanziaria 2008: un grande bluff?12/10/2007

Studi e Ricerche

Fai tu la notizia

Hai qualcosa da raccontarci? Ti sei imbattuto in un fatto che pensi meriti l'attenzione dei media? Scrivi il tuo pezzo e invialo a Clandestinoweb, la redazione ti contatterà per pubblicarlo sul sito

SEGNALACI UNA NOTIZIA

Vetrina

opinion.jpg

tg5.png

vr.jpg

logo la destra news

radioradicale.png




 

 

serverstudio web marketing e design