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Ultimo aggiornamento: 07.09.2008 ore 02:00
L'ALLARME DI CONFINDUSTRIA: CON IL PIL ALLO 0,1%, L'ITALIA E' FERMA Stampa E-mail
26/06/2008

26 Giu. - Allarme di Confindustria che nel 2008 prevede "una sostanziale stagnazione per l'economia italiana". Secondo il Centro studi di viale dell'Astronomia quest'anno la crescita del Pil si fermera' allo 0,1 per cento, "in forte rallentamento" rispetto al +1,5 per cento del 2007. Per il 2009, invece, il Prodotto interno lordo si fermera' a +0,6 per cento.

marcegaglia_a1.jpgPer quanto riguarda i conti pubblici, gli industriali stimano che il rapporto debito-Pil "continuera' a calare", attestandosi, nel 2008 e nel 2009 rispettivamente al 103,2 e al 102,7 per cento. L'indebitamento netto, invece, per il 2008 "sale al 2,5 per cento del Pil rispetto al 2,2 per cento stimato lo scorso dicembre" mentre nel 2009, si legge nel "Rapporto sugli scenari economici", "a politiche invariate e con una crescita economica del 3,2 per cento nominale, il rapporto deficit-pil tende al 2,6 per cento".
Per questo il Centro studi di Confindustria sottolinea che "il risanamento dei conti pubblici italiani deve essere compiuto". Tuttavia "e' positivo che il nuovo ministro dell'Economia abbia fatto propri sia gli obiettivi (pareggio di bilancio nel 2011 con saldo primario al 4,8 per cento del Pil) delineati nel Dpef 2008-11, sia le linee di intervento (riduzione della spesa corrente primaria di oltre due punti di Pil), tracciate nella Relazione unificata economia e finanza, documenti predisposti dal suo predecessore". In questo modo, rileva il centro studi Confindustria, "si realizza quella continuita' di azione bipartisan che a volte e' mancata nella politica di bilancio e che e' indispensabile per azzerare il deficit e piegare il peso del debito".
Per quanto riguarda l'inflazione il Centro studi di viale dell'Astronomia prevede un rallentamento a partire dalla meta' dell'anno stimando per la fine del 2008 un indice dei prezzi al consumo al 3 per cento. L'inflazione "core", al netto cioe' di alimenti ed energia, dopo aver toccato il 2,2 per cento a maggio, calera' restando vicino al 2 per cento. Tale scenario considera il prezzo del barile stabile ai livelli record attuali e una "moderazione delle altre materie prime".
Il "Rapporto sugli scenari economici" definisce "credibile e coerente con la necessita' di non perdere ulteriore competitivita'" l'obiettivo di inflazione programmata all'1,7 per cento quest'anno e all'1,5 per cento negli anni successivi, come previsto dal Dpef.
Gli industriali ribadiscono dunque che "l'erosione del potere d'acquisto delle famiglie puo' essere recuperata solo con maggiore efficienza e concorrenza, liberalizzando i mercati e migliorando la logistica" aggiungendo che "interventi fiscali mirati possono aiutare i nuclei familiari piu' colpiti". A ogni modo nel 2008 i consumi sono stimati in netto rallentamento a causa degli alti prezzi di energia e alimenti: +0,2 per cento annuo rispetto all'1,4 per cento del 2007
Un ulteriore segnale di preoccupazione, evidenzia il Centro studi di Confindustria, e' il rallentamento dell'occupazione: nel 2008 e nel 2009 i posti di lavoro cresceranno rispettivamente dello 0,1 e dello 0,4 per cento rispetto al +1 per cento messo a segno nel 2007. Allo stesso tempo, dopo dieci anni, si fermera' la discesa del tasso di disoccupazione, che e' previsto in rialzo al 6,4 per cento quest'anno (dal 6,1 per cento del 2007) e al 6,5 per cento nel 2009.
Restando sul mercato del lavoro, il "Rapporto sugli scenari economici" profila nel 2008 "una sostanziale stagnazione delle retribuzioni reali" dal momento che l'incremento delle retribuzioni per dipendenti, pari al 3,5 per cento e legato al rinnovo di molti contratti, sara' compensato dal "brusco aumento" dei prezzi al consumo che si manterra' anche nel 2009.
Ad ogni modo secondo gli industriali "negli ultimi dieci anni la crescita del potere d'acquisto delle retribuzioni reali in Italia e' stata modesta, ma comunque maggiore del lento incremento della produttivita' del lavoro". Un andamento che "smentisce l'opinione diffusa, ormai una vox populi, di una riduzione del potere d'acquisto delle retribuzioni". (Velino - Ernesto Ianni)

 


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