| Le 2 banche non diventano 1, La Popolare di Milano verso lo “stand alone” |
|
|
||
| 25/10/2007 | |
|
di Francesco Fusco
La riunione aveva avuto inizio con l’audizione dell’advisor Lehman Brothers il quale si era presentato con ancora tre candidati per una eventuale aggregazione, e cioè con Credit Mutuel, BPER e Unipol. La proposta di Credit Mutuel, condensata in trenta pagine che non entravano però nel merito della questione se non genericamente, quella di BPER che ricalcava la tesi di una fusione delle attività bancarie senza aggiungere nulla al progetto già bocciato, e infine la possibilità di aggregazione con Unipol, la quale aveva chiesto con una lettera – che doveva rimanere riservata e invece Mazzotta aveva fatto trapelare sui media – nella quale si parlava di una trattativa in esclusiva. Il comitato strategico liquidava l’advisor, decidendo di chiedere , anche con un incontro informale con i vertici di Unipol, di avere illustrato il progetto industriale e di aggregazione. Questa mancanza di capacità decisionale dei componenti del comitato strategico, i quali peraltro conoscevano già da tempo e si erano trovati d’accordo nell’approvare il piano di Unipol, era l’occasione che Mazzotta attendeva per sparigliare le carte. Faceva subito emettere un comunicato stampa che vestendo con panni diversi la decisione presa in quella sede, tendeva a sparigliare le carte, mettendo il comitato strategico di fronte a un fait accomplì. “In ordine alla richiesta di trattativa in esclusiva comunicata da Unipol Gruppo Finanziario, in relazione ad eventuali ipotesi di aggregazione - di cui è stata data notizia anche tramite stampa - la Banca Popolare di Milano precisa che allo stato attuale non esistono le condizioni per assumere un impegno in esclusiva con nessun potenziale candidato”. Appena quattro righe, alle quali faceva subito seguito una lettera dello stesso tenore indirizzata a Carlo Salvatori, ma dall’effetto dirompente, visto che riusciva a suscitarne la reazione di cui abbiamo parlato in apertura. A nulla sono valsi i tentativi di calmarne la reazione da parte dei suoi consulenti milanesi che hanno passato ore al telefono con Washington nella speranza di vanificare i propositi di rottura che comunicato e lettera di Mazzotta si prefiggevano. La risposta di Salvatori a chi gli proponeva di “lasciar perdere, di non rispondere alla provocazione” dapprima era stata possibilista: “ci penserò su”. Dopo un paio d’ore aveva invece dettato la risposta che suona come un V…a!, anche se in termini assolutamente eleganti.
Il tutto quando
sembrava che ormai la strada fosse spianata verso Unipol, la diffidenza di
Mazzotta che a tutto ha anteposto il suo futuro nella banca, sembrava fosse
stata sedata non solo dalle rassicurazioni ricevute sia i sindacati interni – delle quali non si fidava - ma anche dal
suo amico Enzo Carra, che era venuto apposta lunedì da Roma per dare un ulteriore
imprimatur in quella direzione. Poi la debolezza del Comitato strategico
che non ha saputo imporre il proprio
punto di vista, abdicando alle sue stesse funzioni e l’abilità di navigatore di lungo corso di Mazzotta hanno fatto il resto.
Lui per ora vuole lo “stand alone”, rimanere ancora un anno e mezzo nella sua posizione. Poi si
vedrà. Qualcuno in banca – viso come
sono andate le cose - adesso si chiede se il presidente della BPM non avesse
ragione quando indicava i suoi
antagonisti come “elegantoni a capo di una banda di straccioni”. Solo che
adesso in Piazza Meda si aprirà la
stagione dei “lunghi coltelli”. Francesco Fusco
|
|
| < Prec. | Pros. > |
|---|
Economia, altre notizie
Fai tu la notizia
Hai qualcosa da raccontarci? Ti sei imbattuto in un fatto che pensi meriti l'attenzione dei media? Scrivi il tuo pezzo e invialo a Clandestinoweb, la redazione ti contatterà per pubblicarlo sul sito





Segnalo
OKNOtizie
Smarking
Spurl
del.icio.us
Digg
Furl
Netscape
Yahoo! My Web
Google Bookmarks
Technorati
BlinkList
Newsvine
ma.gnolia
reddit
Tailrank








56 visitatori online
.jpg)



