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Ultimo aggiornamento: 16.05.2008 ore 20:56
LEGAMBIENTE: SONO 3190 I COMUNI CHE PUNTANO ALL'ENERGIA PULITA Stampa E-mail
19/03/2008

19 Mar. - Raddoppiano in un anno i Comuni italiani che puntano sull’energia pulita. Ad aver investito su solare fotovoltaico e termico, eolico, geotermia, biomasse, piccoli impianti idroelettrici sono oggi 3190 municipi, 1928 in più rispetto al 2007, nel cui territorio è installato almeno un impianto.

ambiente_280x200.jpgQuesta crescita dal basso è fotografata dal rapporto Comuni rinnovabili 2008 di Legambiente, presentato questa mattina a Roma, che evidenzia il ruolo da protagonista dei piccoli Comuni e segnala esperienze interessanti sia a nord che a sud. Sul totale dei Comuni rinnovabili, sono infatti 1664 quelli con meno di 5000 abitanti. Tanti gli impianti installati, di diversa taglia e fonte, con un autentico boom del solare fotovoltaico per il quale sono stati installati oltre 90 MW di pannelli.

In testa ai Comuni 100% rinnovabili c’è Dobbiaco (Bz) con 3248 abitanti, l’unica amministrazione a soddisfare completamente con energie pulite tanto il suo fabbisogno termico quanto quello elettrico. Il primato per il solare termico va a Selva di Val Gardena (Bz). Prato allo Stelvio (Bz) è il Comune migliore per il solare fotovoltaico. Catania e Prato sono quelli che hanno installato rispettivamente più pannelli solari termici e fotovoltaici sugli edifici pubblici. A queste amministrazioni è stato assegnato oggi il premio Maurizio Caranza, per la maggiore diffusione di fonti rinnovabili.

Gli investimenti si traducono in risultati concreti: risparmio energetico, tagli in bolletta, all’inquinamento dell’aria e una progressiva autonomia energetica dei Comuni interessati. “La scommessa di questi territori si sta rivelando vincente sotto tutti i punti di vista - commenta Edoardo Zanchini, responsabile energia di Legambiente -. Per rispondere al fabbisogno energetico, perché già oggi sono centinaia i Comuni che producono più energia elettrica di quanta ne consumano. Ma anche per i cittadini, perché coloro che hanno installato impianti solari termici e fotovoltaici, che sono collegati a reti di teleriscaldamento, pagano bollette meno salate e respirano un’aria più pulita. Grazie a questi impianti si sono creati nuovi posti di lavoro, attirati nuovi servizi e creato nuove prospettive di ricerca oltre a maggior benessere e qualità della vita”.

Il dossier, giunto alla sua terza edizione e stilato grazie a un questionario inviato agli oltre 8000 Comuni italiani, riporta i processi di sviluppo delle fonti energetiche pulite nel nostro Paese, la distribuzione e il tipo degli impianti e delle fonti. Vediamo da vicino i risultati.

I Comuni del solare sono 3185, ben 2285 in più rispetto allo scorso anno, con una prevalenza di piccoli Comuni. Sono 25 le amministrazioni locali che hanno già raggiunto l’obbiettivo dell’Unione Europea di 264mq/1000 abitanti per il solare termico al 2010; il miglior risultato è di Selva di Val Gardena con 2400 mq di pannelli solari termici e una media di 955 mq di pannelli istallati ogni 1.000 abitanti, che supera di gran lunga il target Ue.

I numeri mostrano come le opportunità per rinnovare la politica energetica dell’Italia (che dipende attualmente dall’estero per il 90% della propria bilancia energetica), liberandola progressivamente dalla dipendenza dalle fonte fossili, siano nelle mani del territorio. E come questo stia dando prova di saperle sfruttare. E’ da qui che parte la risposta alla Ue, impegnatasi a ridurre le emissioni di CO2 del 20% entro il 2020, a ottenere il 20% di risparmio nei consumi e il 20% di energie rinnovabili consumate.

“Questi obiettivi, vincolanti, richiederanno al nostro Paese un grosso sforzo di riconversione - continua Edoardo Zanchini - ma la scommessa vinta dai territori è la prova che la sfida europea è a portata di mano. L’Italia deve puntare su un modello di generazione distribuita con un forte ruolo delle fonti pulite. E’ una prospettiva che può avere un effetto straordinario non solo sulla riduzione dei consumi e delle importazioni di fonti fossili, ma anche in termini di innovazione e creazione di posti di lavoro”.

Per promuovere e realizzare politiche energetiche sostenibili e raggiungere la progressiva autonomia energetica dei territori, il problema è uno solo: la normativa. Siamo il Paese in Europa con le migliori opportunità d’investimento nelle rinnovabili e quello in cui è più complicato realizzare i progetti. Occorre semplificare le procedure per l’approvazione e la realizzazione degli impianti. Ogni Regione ha, infatti, un quadro normativo diverso (e spesso ostile nei confronti dei progetti) perché non sono state emanate le Linee Guida per l’approvazione dei progetti di impianti da fonti rinnovabili previste dal DL 387/2003.

Per Legambiente, bisogna inoltre avere il coraggio di introdurre l’obbligo di un contributo minimo delle fonti energetiche rinnovabili, per il fabbisogno termico ed elettrico, in tutti i nuovi interventi edilizi. Possibile che in un Paese come l’Italia ci sia un quarto dei pannelli della Grecia e un decimo della Germania? E’ evidente che manca una chiara direzione di marcia che spinga un settore di mercato a orientarsi in questa direzione, e che arrivi a coinvolgere il settore edilizio e dell’impiantistica termica ed elettrica. (Legambiente)
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