| Lettera aperta a Giorgio Napolitano per l’anniversario della Costituzione italiana. |
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| 24/12/2007 | |
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24 dic. - di Francesco Fusco - Lettera aperta a
Giorgio Napolitano. Caro Presidente, fra due giorni, il 27 Dicembre la
nostra Costituzione compie sessanta anni. Poiché – pur se di idee
diverse - La considero da sempre un vero galantuomo, anche ancor prima
che fosse chiamato a rappresentare gli Italiani, mi permetto questa
lettera aperta per richiamare la sua attenzione su alcune “dissonanze”.
Naturalmente l’oggetto è appunto la carta
fondante della nostra democrazia firmata da Luigi Einaudi, e frutto
della composizione delle necessità di tutela di tutti i cittadini
italiani di qualsiasi partito o religione, o censo o funzione.
Vi è
naturalmente chi ormai la considera vecchia, e vorrebbe modificarne
diversi aspetti. Il mio punto di vista è diverso, per ragioni tutte
differenti dalla politica, dalla quale mi sono sempre tenuto lontano,
salvo il momento della consultazione elettorale con la sola espressione
del voto. E’ quello di un osservatore ormai piuttosto avanti negli
anni, il quale coglie l’occasione dell’anniversario per sottolineare
come questa importante carta sia spesso invocata e poi trasgredita
proprio da coloro che la citano ad alta voce quando fa loro comodo. Mi
riferisco a due importanti elementi costitutivi della nostra società: i
sindacati da una parte, e la magistratura dall’altra.
Cominciamo dai primi.
La Costituzione all’articolo 39 fra l’altro
recita:
“L'organizzazione sindacale è libera.
Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro
registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di
legge.
È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati
sanciscano un ordinamento interno a base democratica.
I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono,
rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare
contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli
appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.”
In altre parole ai sindacati è prescritto come obbligo perché possano
avere funzioni rappresentative la registrazione, e assumere con essa
personalità giuridica. In parole povere, si troverebbero nella stessa
condizione delle società per azione, o di quelle a responsabilità
limitata, o altri enti privati o pubblici, e quindi i loro vertici, i
loro dirigenti sarebbero responsabili di fronte alla legge per
qualsiasi atto in violazione di questa. Interruzione di pubblico
servizio per esempio, danni alla produzione, false dichiarazioni, e
tutti gli altri reati previsti dal codice penale e civile. Invece,
visto che fin dalla loro nascita i nostri sindacati di tutti i colori e
sapori non hanno assunto personalità giuridica, possono fare e dire
qualsiasi cosa, tanto i loro dirigenti non sono responsabili di fronte
alla legge. Una posizione molto comoda. Mentre consente loro far
giustamente la voce grossa contro chi tenta o a accenna qualcosa in
violazione della Costituzione tuttavia ne violano uno dei principi
enunciati. Il che li pone in una posizione di privilegio rispetto a
tutti gli altri cittadini italiani.
Ed eccoci alla magistratura, anche questa irresponsabile perché
indipendente.
All’articolo 111 la Costituzione recita che “Tutti i
provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati”. Si può quindi
arrestare un cittadino con l’accusa di “corruzione di persone non ancora identificate”, quindi visto che “non esistono corrotti” con un provvedimento immotivato, tradurlo in carcere, esporlo al ludibrio della stampa dopo tre anni di indagini preliminari, per veder poi concluso il processo – dopo altri sette anni – con una assoluzione in primo grado passata in giudicato perché il fatto non sussiste?
Si dirà, un errore. Ma gli errori un cittadino qualsiasi li paga. Un magistrato no. Non è cittadino come tutti gli altri? Anzi con una terribile funzione. Un referendum aveva voluto la loro responsabilizzazione, il Parlamento ha deciso di sottrarli a tale onere.
I fatti degli ultimi mesi, la fuga di notizie, i provvedimenti contro due giudici, le intercettazioni telefoniche di uomini politici di ambedue gli schieramenti, hanno prodotto seri danni alla credibilità e quindi alla fiducia dei cittadini nella giustizia. Non à anche questo il frutto della irresponsabilità?
Sono certo che la Sua dirittura morale e la sua onestà intellettuale La faranno riflettere su questi due aspetti di mancato rispetto della nostra Sessantenne e trarne le dovute conclusioni.
Con questa certezza la prego di gradire i miei migliori auguri per il Natale e per il Nuovo Anno.
Grazie per l’attenzione
Francesco Fusco
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