| Letterina ad un Babbo Natale, un pò bugiardello |
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| 26/12/2007 | |
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26 dic. - Gabriella Malavasi
- Caro Babbo Natale, lo so, sono anni che non ti scrivo, ripropormi ora
come se nulla fosse con la mia bella letterina piena di speranze ed
aspettative a 29 anni potrebbe farti innervosire, o alla meno peggio
sorridere. Ecco, spero tu la prenda così, sorridendo.
La vita è tutto quello che riesci a metterci dentro, è emozione, meraviglia, entusiasmo, dolore, esaltazione, felicità, organizzazione, fede, incontri, amicizie, progetti, famiglia, lavoro, tempo, ricchezza, amore e tutto quanto vi viene in mente: tutto tranne la giustizia. La giustizia non esiste, non è da nessuna parte, non è nei tribunali, non è sui giornali, non è in tv. Non è nemmeno nei concetti, che sono tutti relativi. E allora, mi sono chiesta, perché scrivere ad un povero nonnetto che ha già le sue grane e che, se esiste, deve combattere con gli acciacchi della salute, la pensione che non basta, la fila alle poste che non è mai rispettata, i nipoti che, quando sei fortunato, ti chiamano due volte l’anno? Mi sono data anche una risposta, caro nonnetto barbuto: io ti scrivo per farti compagnia, per non lasciarti solo, semplicemente per chiederti come stai, visto che non puoi fare niente per me cercherò di fare qualcosa io per te, se posso rendermi utile, non hai che da chiedere. Tutti pretendono che tu risolva ogni cosa, dalla pace nel mondo alla salvezza delle specie in via d’estinzione, alla magica scomparsa di tutte le malattie. C’è anche chi chiede qualcosa di minore ma non meno importante perché è, nel suo piccolo, tutta la sua vita: una moglie che vorrebbe le attenzioni del marito, una madre che aspetta da troppo la visita del figlio e un bambino, stanco di restare da solo a casa che non trova alternative alla play station.Tutti a chiedere la soluzione ad ogni problema. Ma tu, che accidenti puoi farci? Ti immagino mentre apri i milioni di letterine provenienti da ogni paese e città e sospiri ogni volta nel constatare che non c’è mai fine al peggio e che avanzano sempre richieste, mai un saluto o un ringraziamento. Gli altri giorni dell’anno chi ti scrive, chi pensa a te? Adesso puoi gettare la maschera, dillo: hai inventato questo ruolo per sentirti importante, per non essere lasciato lì in disparte da solo come tanti nonnetti come te, hai pensato che promettendo la realizzazione dei nostri sogni ti avremmo tenuto in considerazione. Non raccontarci bugie anche tu, ormai lo abbiamo capito che non puoi avverare nessun nostro desiderio e del resto come potresti, non sei mica Dio! Questo il tuo grande inganno, esserti sostituito a Dio. Ci sei riuscito in parte: quando leggo che Natale è la tua festa e non quella di Gesù, che si deve organizzare una gran cena con regali ed auguri personalizzati perché quello è il senso della Vigilia e non andare a Messa e approfittare dell’occasione per telefonare anche a quella cugina insopportabile ed invadente, allora penso che hai fatto un buon lavoro, che hai ingannato tanti di noi, anche quest’anno al tuo fantastico indirizzo dalla sola Italia oltre 100 mila lettere per te ne sono una bella conferma. Buon Natale anche a te, bugiardello. Gabriella Malavasi |
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