| L'EURO HA SFONDATO LA SOGLIA DI 1,50 DOLLARI E IL GREGGIO NON SI FERMA |
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| 27/02/2008 | |
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28 Feb. - È una corsa senza freni quella
dell’euro e del petrolio che continuano a macinare record. Il Supereuro
ha sfondato ieri sulla piazza di New York la soglia psicologica di 1,50
dollari spingendosi fino a 1,5048.
E oggi la moneta unica è volata
oltre quota 1,51, spingendosi fino a 1,5105, sulla scia delle parole
del presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, che ha ribadito la
tendenza ribassista sui tassi della banca centrale Usa. Bernanke ha infatti detto che la Fed è pronta ad agire «in maniera tempestiva» per sostenere la crescita. Un segnale che ha confermato le attese di un nuovo taglio dei tassi facendo così sprofondare il dollaro. Il petrolio dal canto suo è schizzato sempre più in alto spinto dalle attese di un taglio della produzione da parte dell’Opec nel vertice della prossima settimana. Il Light crude ha superato, sui circuiti elettronici, quota 102 dollari per poi ripiegare sotto i 101 dollari, dopo i dati sulle scorte statunitensi di greggio e benzina, cresciute oltre le attese. Anche il Brent ha toccato un nuovo massimo storico a 101,50 dollari. A mettere le ali alla divisa europea sono i segnali allarmanti che continuano ad arrivare da Oltreoceano e alimentano i timori per l’economia statunitense. I rischi di inflazione, rilanciati ieri dal dato sui prezzi alla produzione, e il crollo della fiducia dei consumatori ai minimi da cinque anni, hanno risvegliato i fantasmi della stagflazione, ossia di un’inflazione a livelli elevati in presenza di una crescita assente. Complice anche l’attesa dei mercati per l’intervento di Bernanke. Sui mercati il rally delle commodity sostiene intanto energetici e minerari ma i listini del Vecchio Continente viaggiano sotto la parità, penalizzati dai bancari. Londra perde lo 0,89%, Parigi cede lo 0,22%, Francoforte arretra dello 0,77% e Milano viaggia sul filo della parità. Wall Street dopo un avvio in calo ha virato in territorio positivo sostenuta dalle parole di Bernanke. Secondo il presidente della Fed Ben Bernanke «la crisi del credito, la frenata dell’occupazione e le ripercussioni sulle spese per i consumi rischiano di pesare sulle prospettive di crescita dell’economia Usa nel 2008». «La fed - ha assicurato Bernanke - è pronta ad agire con tempestività per fornire uno stimolo all’economia». Ma Bernanke ha anche ammesso che l’inflazione potrebbe crescere oltre le stime recenti. Un invito alla calma arriva anche al presidente Bush: «Non siamo in recessione e non credo che vi entreremo in futuro». L'inquilino della Casa Bianca ha provato a rassicurare i mercati: «Siamo in una fase di flessione dell’economia, che è una cosa differente. Ma l’economia americana è stata capace di superare momenti difficili». (La Stampa) |
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