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Ultimo aggiornamento: 06.07.2008 ore 03:22
L'INTERVISTA: 6 domande a Chiamparino, il sindaco più amato in Italia Stampa E-mail
29/10/2007
30 ott. - L'INTERVISTA: Questa settimana Nobil Donna intervista Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, diessino, l'amministratore che gode della maggiore fiducia da parte dei suoi concittadini secondo il recente sondaggio

di Ekma, Monitor Città, che l'ha "incoronato" il sindaco più amato d'Italia con il 66,9% dei consensi. Nella classifica, Chiamparino precede il sindaco di Terni, Paolo Raffaelli (Unione), che si conferma al secondo posto (66%), e il sindaco di Roma, Walter Veltroni, che ottiene solo il terzo posto (65,8%).Vai alla classifica dei Sindaci - (TG5) Ekma - Monitor Città 7° edizione. chiampa.jpg

1. Da una recentissima indagine di mercato è risultato essere il sindaco più amato dagli italiani, risultato clamoroso perché è la prima volta che il sindaco di una grande città vince questa particolare classifica. C'è un segreto?

Mi fa piacere, naturalmente. Devo dirle però che, sebbene li rispetti, prendo con molta prudenza i sondaggi e le statistiche in generale che possono essere influenzati da molti fattori contingenti. Segreti dice? No, non ci sono segreti particolari, credo nell'importanza di ascoltare le persone, la città, nella capacità di capire i bisogni della comunità per cui lavoro, che amministro. Credo che amministrare sia un lavoro senza colore politico se considerato da un punto di vista dell'etica della responsabilità, per scomodare Weber, un mandato cui bisogna corrispondere tenendo sempre presente il rapporto fra azione e conseguenza di quell'azione e comunque pensando al bene pubblico. Chi amministra non deve perdere il senso comune delle cose, non deve allontanarsi dalla realtà e insieme deve cercare soluzioni di alto livello.

2. Se dovesse indicare le ragioni della fiducia dei suoi cittadini, a cosa le attribuirebbe?

E' sempre difficile capire cosa gli altri pensino di noi, o quale immagine abbiano costruito...posso dirle che con i cittadini ho un rapporto stretto, costante. Vado in giro con taccuini, in macchina, nelle tasche, su cui appunto nomi, situazioni, problemi che restituiscono il quadro di una situazione complessiva che è fondamentale conoscere. Forse questo viene percepito. Girando per la città e parlando con le persone, nel mio ufficio, in situazioni pubbliche, ricavo l'impressione di un bisogno di dialogo con l'Amministrazione che non può essere frustrato. Poi, certo, ci sono le cose fatte in questi anni, per la città, che sono state comprese, anche quando comportavano situazioni temporaneamente difficili, pensi solo ai cantieri per la metropolitana o per le olimpiadi.

3. Ci sono cose che ancora non è riuscito a fare e che reputa fondamentali per il futuro della sua città?

Credo che per la città siano fondamentali le cose a cui abbiamo dato corso in questi anni e vederle realizzate è l'obiettivo del mio attuale mandato. Se è vero che l'anima della città è cambiata, che i torinesi hanno ritrovato una nuova fiducia dopo la crisi della Fiat e dopo il successo dei giochi olimpici, è altrettanto importante che stia cambiando il volto di Torino. Il piano Regolatore del '95 ha impostato cambiamenti radicali con cui ricucire le lacerazioni urbane nate dalla crisi della città manufatturiera del secolo scorso. Oggi stiamo recuperando centinaia di chilometri quadrati di superficie, intere aree che vengono ristrutturate, ricostruite, nelle quali saranno collocate attività legate alla conoscenza e ai servizi, restituite ai cittadini e all'uso pubblico. Stiamo ridisegnando le linee generali della città, attraverso le "spine", gli assi portanti dello sviluppo urbano, attraverso il Piano Strategico dell'area metropolitana stiamo cambiando l'identità di Torino, da città manifatturiera a città della conoscenza. E' un progetto enorme, ci lavoriamo da 10 anni e i torinesi hanno cominciato a percepirne la portata. Vede, è come se dopo aver tenuto l'occhio sull'obiettivo della macchina fotografica per tanto tempo, poi si potesse vedere la fotografia scattata, nel suo insieme. Oggi si cominciano a vedere i risultati, ed essere il "traghettatore" di questo passaggio, che non mi sembra eccessivo definire storico, è un impegno enorme. Ed è il mio principale obiettivo.

4. Come vede il fatto che il Governo di centro-sinistra, che sta attraversando una fase di conflittualità, non abbia influito negativamente nel risultato del suo consenso?

Governo e Amministrazione della città sono cose diverse, con diversi problemi e strumenti. Penso che i cittadini sappiano vedere i diversi livelli di gestione della cosa pubblica. D'altra parte l'elezione diretta del sindaco ha avuto l'indubbio merito di aver riavvicinato e in qualche misura "reincarnato" la figura del primo cittadino. Che è valutato, insieme alla sua giunta, per il lavoro che fa e non per il colore politico che ha. Teniamo poi sempre conto che Torino è comunque una città in cui vi è un radicamento forte della coalizione che mi sostiene.

5. C'è una città, in Italia o nel mondo, che per Lei rappresenta un modello?

Modelli non ne ho perché tutte le città sono diverse. Mi piacciono, mi trovo bene in alcune città piuttosto che in altre. Di quelle che conosco forse alla fine sceglierei Londra.

6. La soluzione dei problemi della Fiat può avere influito sul risultato positivo?

Penso di si, perché gli enti locali ed il sottoscritto in prima persona si sono impegnati a fondo e si sono assunti un impegno economico ingente, e questo certamente è stato compreso. Ma, ripeto, la sfida più grande è stata, ed è, quella di governare la complessità del cambiamento enorme che la città sta vivendo, di misurarsi con l'incertezza che sta in questo cambiamento. Quando si entra in una fase di crisi, come Torino anni fa, la traiettoria del percorso da compiere non è definita, il punto di arrivo non è "visibile". Occorre capire la propria collocazione, intuire le possibilità e le direttrici di sviluppo possibile, individuare gli strumenti necessari per accompagnare la trasformazione che le crisi portano sempre con sé. E bisogna poi avere fiducia e buttare il cuore oltre l'ostacolo: spesso così facendo si scopre che dentro ed attorno a noi ci sono più risorse di quelle che vediamo ad occhio nudo. Per Nobil Donna - Paola Garifi

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