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Ultimo aggiornamento: 06.07.2008 ore 02:00
Lo “spirito animale” di Napolitano e il fascino dell’Italia del NYT Stampa E-mail
15/12/2007
15 dic. - di Francesco Fusco - Gli italiani si dividono spesso, poi vanno a dormire e il giorno dopo lavorano, inventano e seducono il mondo quando le varie crisi annunciate si trasformano in stimoli per andare verso il futuro.

g.napolitano.jpg«Scommettete sull'Italia, sulla nostra tradizione e il nostro spirito animale».Sono le parole che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha usato per rispondere al servizio sull’Italia del New YorkTimes che esordiva con la frase “All the world loves Italy because it is old but still glamorous.”, cioè “Tutto il mondo ama l’Italia perché è vecchia ma ancora affascinante”. E proseguiva: “ perché questo nell’iper-regolata Europa è il luogo dove la gente ancora discute con perfetta conoscenza di causa su cosa veramente significa il rosso di un semaforo. Ma in questi giorni, malgrado tutta l’adorazione esterna e la sua forza innata, l’Italia sembra che non ami se stessa. La parola che circola è “malessere”…” Un’analisi fredda, spietata sotto un certo aspetto, ma nello stesso tempo piena di malinconia, anche se costellata di citazioni come quella di Veltroni che definisce il nostro paese in preda alla paura e con meno speranza nel futuro.

Napolitano non poteva lasciar passare il servizio senza difendere la Nazione che rappresenta. E la sua risposta che icasticamente ha messo assieme la tradizione e lo spirito animale degli italiani, ha sintetizzato le due qualità che – malgrado la politica di qualsiasi colore e sapore degli ultimi 80 anni – hanno fatto del nostro Paese uno dei pochi all’avanguardia nel mondo. Già perché gli italiani magari si dividono al momento del voto, si riuniscono in corporazioni, si accusano a vicenda, danno vita a lobby di vario genere, si lamentano per la poca sicurezza, per l’immigrazione che li fa scambiare per razzisti, litigano sulla laicità del Governo o sulle presunte invasioni di campo della Chiesa, bloccano le autostrade con i tir o il traffico romano con i taxi, minacciano di bloccare i voli di Natale, ascoltano le tiritere di Celentano, le giullate di Benigni per poi ammirarlo quando recita Dante, seguono Crozza, Ballarò, Porta a Porta di Vespa. Si picchiano perfino per una partita di calcio. Impediscono alla politica di prendere decisioni univoche e definitive. Poi vanno a dormire. E il mattino dopo sono al lavoro, a inventare, creare, ricercare, disegnare, dipingere, attraversare oceani per vendere i loro prodotti. Attraggono nelle città d’arte pellegrini da tutto il mondo, magari poi per salassarli nelle trattorie dalle quali i clienti però escono soddisfatti per aver gustato i veri spaghetti al pomodoro, e bevuto del buon vino toscano o piemontese, o ammirato i tramonti delle tante spiagge prima di gustare un sarago appena pescato in un ristorante di Posillipo, o essersi bagnati nel mare di fronte ai faraglioni di Acitrezza.

Un mondo tutto italiano, in continuo movimento, un magma di opinioni, di modi di pensare, un collidere continuo, ma che poi - come l’eruzione dell’Etna - alla fine diventa un corpo unico, che ha un’unica direzione. Quante volte nel passato più o meno recente il nostro Paese è sembrato sull’orlo del collasso, e poi invece si è ripreso, è andato avanti. Ha progredito. Forse anche per merito di quelle crisi annunciate e mai veramente annientatrici, che sono servite da stimolo, da impulso per raggiungere nuovi traguardi. E’ questo lo “spirito animale” di cui parla Napoletano, capace non solo di un istinto di sopravvivenza, ma di ridare nuova linfa, a fare degli Italiani – passatemi il maiuscolo – un unicum che ci fa amare nel mondo, che ci da quel fascino di cui parla il New York Times, che ha fatto si che il Paese risorgesse dalle macerie materiali e spirituali della seconda guerra mondiale, che ha saputo trasformare il temuto partito di Marx e Lenin – il più forte in Europa – in una componente democratica di un paese profondamente liberale. Già, perché malgrado le divisioni, le parole d’ordine di vario tipo, gli schieramenti opposti, alla fine c’è sempre una “crostata” da consumare assieme, attorno alla quale ricomporre i cocci, e intraprendere un cammino nuovo e interessante, malgrado la politica. In fondo della politica politicante gli italiani se ne fregano.

Hanno altro a cui pensare. Come andare avanti, perché il futuro è li, e li aspetta. Francesco Fusco


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