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Ultimo aggiornamento: 06.09.2008 ore 02:00
LUISS 2008: IL 45% DELLA CLASSE DIRIGENTE ITALIANA HA PIU' DI 70 ANNI Stampa E-mail
18/03/2008
18 Mar. - Da quanto apprendiamo da un articolo apparso sul Corriere della Sera, dopo la Germania, l'Italia, con il 45% ha la percentuale di dirigenti over 70 più alta d'Europa. Gli equilibri della classe dirigente sono sbilanciati anche per quanto riguarda il rapporto tra uomini e donne dove le disparità crescono ulteriormente.

luiss280x200.jpg Una situazione lontana da quanto succede, per esempio, nelle isole britanniche o nella penisola iberica.

A Londra e dintorni "solo" il 31,8%, ai piani alti delle aziende e istituzioni, ha superato i settanta.

A Madrid non si va oltre il 28,7%.

E così si affermano casi di leader più giovani, soprattutto nelle aziende. Come Antonio Viana-Baptista, presidente esecutivo della società di telecomunicazioni spagnola Telefonica Moviles.

O Willie Walsh, alla guida della compagnia aerea britannica British Airways. O, in Irlanda, Michael O'Leary, numero uno della compagnia low cost Ryanair.

"Vecchi leader per il vecchio continente", titola parte del Rapporto Luiss 2008 che snocciola, impietoso, i dati. E "vecchi e potenti" titola anche il nuovo libro di Nunzia Penelope, che si chiede perché Italia è in mano ai settantenni. Mentre i più giovani, se così possono essere chiamati gli under 56, non superano il 16,6% tra l'èlite del Bel Paese, come racconta il rapporto dell'università romana. Dove, tra una riga e l'altra, si arriva anche a parlare di "quarta età" per indicare la fascia over 70. "Una preesenza maggiore di giovani top leader - si legge e si auspica - dipende dalla generosità che i maestri adottano nel promuovere gli allievi

non c'è solo l'aspetto del'età a sbilanciare gli equilibri della classe dirigente. Soprattutto in Italia, infatti, le disparità crescono ulteriormente quando siparla di uomini e donne. Il nostro Paese è quello con la percentuale più alta di uomini (82,8%) tra le classi dirigenti. Numero che sale ancora (al 92%) se si parla solo degli ultrasettantenni. Ma che scende a una perfetta parità (50%-50%) tra gli under 36. Certo è, tuttavia, che quasi dappertutto, nel resto d'Europa, la situazione è ben diversa.

E non solo perché nel campo dei più "age" gli squilibri tra uomini e donne sono meno forti. Ma anche perché, tornando a chi ha meno di 36 anni, il "sorpasso" è ormai addirittura un fatto consolidato. In Gran Bretagna e in Irlanda il 61% dei leader under 36 sono donne, un dato che sale al 66,7% nei paesi scandinavi e nella penisola iberica. Gli esperti del rapporto non hanno dubbi: "La gerontocrazia in Italia ha nettamente un volto politico e anche i ritardi del nostro potere rosa, sebbene in buona rimonta, albergano nella politica e nelle istituzioni pubbliche". E, ancora: "In questo senso la politica, ma anche il mondo culturale, in Italia appaiono le dimensioni più resistenti al cambiamento e all'innovazione generazionale in genere".

I "vecchi e potenti", però, sono un fenomeno trasversale, dal Parlamento fino alle aziende private. In Italia, sempre secondo il rapporto Luiss, gli ultrasettantenni sono la percentuale più alta d'Europa tra artisti e registi, giornalisti, manager privati, parlamentari e diplomatici all'interno delle classi dirigenti. Mentre all'estero, soprattutto in Francia, penisola iberica e paesi scandinavi, il peso della "quarta età", in questi e in altri campi, è decisamente più ridimensionato. Ma niente "catastrofismo". Secondo il rapporto, "l'Italia è una nazione a doppia identità e a due velocità: una parte è guidata da una leadership economica competente e reattiva, di cui non tutte le nazioni in Europa dispongono.
Sebbene carente di grandi organizzazioni economiche, pargonabili a quelle tedesche, e finanziarie, come quelle inglesi, l'Italia tuttavia dispone di una "classe media" imprenditoriale di assoluto valore mondiale" Lo scenario? La leadership politica "rischia di rimpicciolire la sua autorità e, di fatto, di perdere reputazione e la guida dell'interesse collettivo del Paese a favore della leadership economica".

 

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