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Ultimo aggiornamento: 09.07.2008 ore 09:34
MARIELLA NAVA PARLA DEL SUO ULTIMO CD CON CLANDESTINOWEB Stampa E-mail
18/03/2008
18 Mar. - di Giovanni Zambito. Per i giovedì di marzo, all’interno della Mel Bookstore di Roma, è stata pensata la lodevolissima iniziativa di “Quando la musica è donna”, rassegna musicale al femminile che andrà avanti fino al 27 marzo con il Raffaella Misiti Trio e la pianista Alessandra Celletti.
mariellanava280x200.jpg Dopo il Rythm&Blues di Pati Palma, protagonista del secondo incontro è stata la cantautrice tarantina Mariella Nava. “Provo la sensazione - ammette - che gli spazi appositi per la musica siano sempre più mortificati e come artista non posso che addolorarmene. Mettendomi nei panni del pubblico vorrei scoprire e ascoltare altro e non i soliti pochi: assistiamo a una strana forma di sintesi come quando si compattano i file”.

Come vedi la situazione attuale della musica?

“La musica deve essere un po’ come i libri che aspettano mani, occhi, cervelli e pensieri per posarsi sopra delle vite di cui sono specchio. Personalmente mi auguro che tutto quello che si fa venga raccolto. Televisivamente parlando tutto è diventato così frettoloso a causa della sindrome del telecomando e ovunque c’è fretta: quasi quasi non c’è il momento neanche per fare l’amore. Quando propongo una canzone non mi si chiede di che parli o che contenga, ma solo quanto dura”

Hai scritto canzoni per tanti artisti come Zero, Mietta, De Crescenzo, Syria, Bocelli, Mina, Vanoni: succede più su richiesta esplicita oppure nei fai un regalo spontaneo?

“Entrambe le cose. A volte mi sono proposta io sentendo l’esigenza che una certa canzone venisse interpretata da una voce com’è successo per “Notte americana” il brano che Dalla ha inserito nel cd “Luna Matana”. Altre mi è stato proprio chiesto di scrivere per qualcuno: ho cominciato come autrice e forse anche per questo non sono famosissima come interprete”

La prima è stata “Questi figli” cantata da Morandi. Come andarono i fatti?

“Scrissi quella canzone a vent’anni quando già avevo voglia dei miei spazi e orari: una sera, rincasando tardi, trovai i miei genitori in apprensione e da qui, comprendendo la loro ansia, composi “Questi figli” che in una cassetta spedii a Gianni Morandi: dopo un po’ mi chiamò al telefono e io credevo fosse uno scherzo di un mio amico e mi disse di aver gradito tanto il brano e lo inserì nell’album “Uno su mille”. L’ho scritta pensando che ogni figlio possa raccogliere le necessità dei genitori, come una comprensione chiarita attraverso una canzone”

Il nuovo cd “Dentro una rosa” si apre col brano omonimo: dedicato alle donne…

“Quando posso scrivo sempre pensando alle donne e a tutte le nostre necessità. In questa canzone volgo lo sguardo lontano dove donne rischiano di essere lapidate per adulterio: mi sembra giusto dedicare note e parole alle donne che subiscono violenza”

Togliendo il cellofan dalla confezione si sprigiona un intenso profumo di rosa. Che cosa desideri che resti all’ascoltatore oltre alla fragranza?

“La musica oramai è quasi solo un sottofondo a tutto ciò che facciamo nella nostra vita quotidiana. Vorrei che tornasse a essere soprafondo e venisse ascoltata nelle sue sonorità e parole con più dedizione. E oggi c’è solo una cosa che ci fa fermare: il profumo. Per coglierne la fragranza e lasciarla penetrare in noi per metabolizzarla e riceverla nel profondo, chiudiamo pure gli occhi e vi dedichiamo così anche la nostra parte visiva. Vorrei fosse così anche per la musica che come la poesia è la vera sofferente di questi tempi”

Se tu potessi prendere “Un treno” come recita una tua canzone, dove vorresti che ti portasse?

“Vorrei fare un giro in posti lontanissimi e irraggiungibili come l’Africa o l’America Latina per poi ritornare in Europa perché adoro l’Irlanda. Chiederei pure di riportarmi nel posto da dove mi sono allontanata: è bello compiere tragitti importanti di vita per poi nobilitare il luogo dove era giusto che nascessimo”

Chi sono “Gli ultimi” di oggi per i quali hai scritto l’omonimo brano?

“Tutti siamo ultimi: mi piace pensare ai flussi migratori, al mondo in continuo movimento. Nella storia non è mai esistito un popolo che non si sia spostato. Bisogna sentirsi come quegli ultimi, gli emigranti, e giudicarci vicini a chi si avventura su imbarcazioni di fortuna: alla fine, come dico nella canzone, arriva il tempo in cui si può ridere”

Come mai hai scritto una canzone dedicata a Piergiorgio Welby?

“È una lettera che lui ha scritto dove parla del suo voler farla finita, una lecita richiesta: vorrebbe chiedere ancora qualcosa ma il suo corpo non risponde più”

Quando è uscito il tuo cd “Dentro una rosa” provenivi da una profonda crisi artistica. Adesso come stai?

“Mi sono ripresa grazie al pubblico. Mi sentivo una voce fuori dal coro, ma l’affetto e il desiderio del pubblico di rivedermi all’opera e a cantare, mi hanno convinta a tornare”. (Giovanni Zambito)

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