| MARONI: NON CAMBIO IDEA: SI ALLE IMPRONTE AI BAMBINI ROM |
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| 29/06/2008 | |
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29 giu. - Lo stop della Fondazione Migrantes, le provocazioni del
Gay-Pride e la frenata di Alemanno non scalfiscono il pensiero di
Maroni, che non cambia idea e persegue la linea dura: sì alle impronte
ai bambini rom.
Il leader del Carroccio definisce le polemiche «totalmente infondate, frutto di ignoranza, nel senso di scarsa informazione, o di pregiudizio politico: in entrambi i casi sono polemiche che non mi toccano e non mi faranno retrocedere neanche di un millimetro».
Il titolare del Viminale si sente legittimato, e lo spiega alla festa che Lozza, la sua città, gli ha dedicato. «Abbiamo preso più provvedimenti in 40 giorni di quanti ne ha presi il governo Prodi in due anni. Siamo intervenuti sull’Ici, abbiamo anticipato la finanziaria facendo una riforma che si aspettava da 30 anni, abbiamo preso provvedimenti sulla sicurezza molto duri ed efficaci, provvedimenti per l’economia».
Maroni dice che sta «già lavorando in anticipo per individuare i siti sensibili» sui cui opereranno i tremila militari impegnati per la sicurezza nelle città.
Il ministro, che domani sarà a Parigi per incontrare la collega francese Michèle Alliot-Marie, boccia l'atteggiamento del Pd, che chiude la porta al dialogo. «Il dialogo è un metodo per fare approvare i provvedimenti in Parlamento, però bisogna essere in due a fare il dialogo sennò diventa un monologo» dice. «La disponibilità nostra c’è, le cose le abbiamo fatte. Se su queste cose concrete, non sulle posizioni ideologiche, il Pd vuole venire a confrontarsi bene, altrimenti pazienza, abbiamo una maggioranza solida, che approverà i provvedimenti da sola. Se Veltroni si mette a far gara con di Di Pietro faccia pure».
Intanto il gruppo EveryOne, associazione che opera nel campo della cooperazione internazionale e della difesa dei diritti umani denuncia due episodi di razzismo ai danni di un ragazzo di origine rom e di un romeno. «Sono due episodi inquietanti» commentano i leader dell'associazione, che definiscono la proposta di schedatura «vera e propria propaganda razziale».
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