| Mastella indagato, la moglie arrestata con 23 altri imputati. ora il Guardiasigilli ha paura. |
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| 16/01/2008 | |
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16 gen. - di Francesco Fusco-
Mastella indagato per concussione nell'ambito dell'inchiesta condotta
dalla procura di Santa Maria Capua Vetere, in concorso con gli
assessori dell'Udeur Nocera ed Abbamonte, ai danni del governatore
della Campania, Bassolino. Con gli altri due avrebbe costretto
Bassolino ad assicurare la nomina a commissario dell'Asi di Benevento
di una persona 'liberamente designata da Mastella'.
Lo riferisce l’Ansa a conclusione di una
frenetica giornata iniziata con la notizia di un provvedimento di
custodia cautelare nei confronti di Sandra Lonardo, moglie del ministro
della Giustizia, che aveva prodotto prima le dimissioni del ministro,
poi a raffica una trentina di altri provvedimenti giudiziari nei
confronti di altri esponenti dell'Udeur campano. Dibattito
parlamentare, dichiarazioni di solidarietà da tutte le parti anche
dell’opposizione, l’invito di Prodi e di Veltroni a ritirare le
dimissioni.
Con quale elemento di
pressione non è dato ancora saperlo. Una notizia che da ragione allo
stesso Mastella allorché annunciando le proprie dimissioni aveva
affermato in Parlamento di “avere paura della Magistratura”.
La notizia arrivata dopo quella della mattina
relativa agli “arresti domiciliari” ( comunicati a mezzo stampa come è
ormai costume italiano) della signora Lonardo Mastella, presidente
dell’Assemblea regionale della Campania e delle dimissioni del marito
Clemente Mastella da Ministro della Giustizia ci porta a una
riflessione sul perché accadono queste cose, e sull’ipocrisia di quel
ceto politico che prima gabba la volontà degli italiani, e poi piange
sul latte versato.
E’ da tempo, dagli anni di Tangentopoli che politica e giustizia, intesa come magistratura, fanno a cazzotti. Lo strapotere di questa fa pronunciare al ministro dimissionario dinanzi al Parlamento prima ancora di sapere di essere indagato parole che vivono nell’intimo di tutti gli italiani perbene: “ho paura” della magistratura! Finalmente! Gli italiani se ne erano accorti da tempo, e avevano approvato il referendum che voleva che i magistrati fossero “responsabili” dei loro atti, non soltanto nei confronti del CSM, ma anche nei riguardi di tutte quelle persone innocenti che non hanno esitato a spingere nel tritacarne della Giustizia, salvo poi in sede giudicante assolverli per “non aver commesso il fatto” o “perché il fatto non sussiste”. Ma questo dopo anni – come vuole la consuetudinaria lunghezza dei processi – l’esposizione al ludibrio della pubblica opinione attraverso i media, la creazione di sospetti ingiustificati destinati tuttavia a rimanere su persone innocenti ( perché il sospetto che la sentenza di assoluzione “possa essere stata aggiustata” è un altro malvezzo di casa nostra), la perdita di posizioni, di patrimoni, di lavoro e di reddito, e in qualche caso della stessa salute, o l’allontanamento degli affetti e delle amicizie più care. Il referendum indicava al legislatore la corretta direzione da prendere: i giudici dovevano essere privati della loro “irresponsabilità”, andavano considerati come tutti gli altri cittadini di fronte alla legge. Perché se io, cittadino qualsiasi, per incoscienza, insipienza, imprudenza – evito di dire che ciò possa avvenire per appartenenza politica – commetto qualcosa che provoca ingiustamente un danno devo pagare per il guasto prodotto, e invece un signore solo perché appartiene a un “ordine”, (badate bene non una “istituzione” i cui membri come dimostrano i casi di D’Alema e Fassino, sono esposti quanto gli altri alla responsabilità civile e penale – salvo i sindacati per mancanza di personalità giuridica e il capo dello Stato) deve esserne esente? Gli italiani avevano voluto che questa responsabilità fosse estesa anche alla Magistratura. Ma la politica ha portato avanti la tesi che un provvedimento del genere avrebbe “posto sotto ricatto i magistrati, soprattutto i pubblici ministeri, che così non avrebbero goduto di quella indipendenza di giudizio, di quella onestà intellettuale necessaria allo svolgimento della loro missione”, e hanno spostato tale responsabilità dal magistrato allo Stato. Ponendo così il povero “Pantalone” nella condizione di dover pagare i guai combinati da altri. Il tutto all’insegna di quel “resistere, resistere, resistere!” pronunciato al momento dell’apertura dell’Anno giudiziario dall’allora capo della Procura di Milano Francesco Saverio Borrelli, o delle dichiarazioni in Tv dell’allora PM, oggi ministro , Antonio Di Pietro il quale vorrebbe appunto che Mastella per “una questione morale” si dimettesse. Il resto è storia ormai di tutti i giorni, lo stesso Guardasigilli nella mattinata parlando delle sue dimissioni ne ha fatto un elenco succinto parlando di valanghe di costose intercettazioni, spesso senza relazione con il reato indagato, finite sui media. Ma nessuno dei responsabili della loro illegittima divulgazione alla stampa è finito dinanzi a una corte di giustizia: si procede sempre, anche per i fatti di oggi, per l’annuncio a mezzo stampa di provvedimenti giudiziari prima che vengano regolarmente notificati agli interessati, contro ignoti, destinati a rimanere tali. La politica non ha avuto la forza di sostenere la volontà popolare, spesso perché oggetto delle cure giudiziarie “erano gli altri”, - ricordate il caso Storace che si dimise immediatamente alla notizia - e non accorgendosi che quella deresponsabilizzazione era un’arma a doppio taglio, capace di muoversi anche in direzione di chi ieri si ergeva a difensore di uno statu quo che aveva già procurato tanti danni. Accadrà qualcosa adesso ? O si ricorrerà, come avvenuto per analoghi casi recenti, soltanto a incaricare il CSM a rimuovere il magistrato “maldestro” e a sottrargli le inchieste scomode, o ponendolo sotto accusa solo perché oggetto delle sue cure è stato un potente? Le parole di solidarietà rivolte dal ceto politico nei confronti di Mastella, anche dai suoi avversari politici suonano come un’autodifesa, un invito ai magistrati a stare “attenti al cane”, come si legge su certi cartelli per evitare le intrusioni. Questo “cave canem” oggi non sembra abbia funzionato: C’è chi afferma che si tratta di un modo per far cadere il Governo. Ma agli altri cittadini , sprovvisti di simili cartelli di avviso, e vittime innocenti di questo tritacarne cosa dobbiamo dire? Francesco Fusco
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