| MICCHICHE' SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA CON DELEGA AL MEZZOGIORNO E CIPE |
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| 26/04/2008 | |
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26 apr. - "Saro' sottosegretario alla presidenza
del Consiglio con delega al Mezzogiorno e al Cipe". Lo afferma
Gianfranco Micciche' lasciando palazzo Grazioli. La squadra di Governo è fatta. C'è un
buon equilibrio tra Nord e Sud che fino a qualche giorno fa non
c'era data la maggiore presenza di ministri lombardi e veneti". Miccichè si è detto "soddisfatto" del suo incarico ed ha
precisato di non aver preso parte alla riunione dei vertici di
Forza Italia che si è svolta oggi nella residenza-ufficio di
Silvio Berlusconi ma di essersi recato a via del Plebiscito solo
per parlare con il Cavaliere delle sue deleghe.
Sei ore chiusi a palazzo Grazioli non
sono bastate per mettere a posto i tasselli dell'intricato
mosaico della prossima squadra di governo.
Al puzzle che Silvio
Berlusconi sta faticosamente cercando di comporre, infatti,
mancano ancora due tessere che a cascata possono cambiare
l'intero scenario: un'intesa definitiva con la Lega sul nodo di
Roberto Calderoli sulla poltrona di vicepremier e il risultato
del ballottaggio di Roma.
Per l'intesa col Carroccio,
determinante sara' l'incontro in programma domani fra Berlusconi
e Umberto Bossi.
Mentre per quanto riguarda la sorte di Gianni
Alemanno, bisognera' attendere il responso delle urne.
Sulle colonne de 'Il Messaggero', Berlusconi ha confermato
di avere in serbo delle ''sorprese'', ma senza svelare altri
dettagli.
Alle nove e trenta del mattino, nonostante la
festivita' del 25 aprile, le auto blu dello stato maggiore di Fi
hanno iniziato a varcare il portone di via del Plebiscito: sono
sfilati Gianni Letta, Paolo Bonaiuti, Sandro Bondi, Franco
Frattini, Fabrizio Cicchitto, Renato Schifani, Claudio Scajola,
Elio Vito, Denis Verdini, Niccolo' Ghedini.
Si sapeva che la riunione sarebbe stata lunga. Sul tavolo,
oltre ai nomi di ministri, vice-ministri e sottosegretari,
c'erano da sbrogliare anche i nodi dei presidenti delle
commissioni parlamentari e le poltrone dentro Fi e nel futuro
partito unico del Pdl.
E' una sfida ''complessa'', ha subito
riconosciuto lo stesso Berlusconi, secondo quanto riferito da
chi era presente.
Anche perche', ha aggiunto, ''ho preso un
impegno e non voglio toccare la legge, quindi dobbiamo restare
entro il limite di sessanta unita' in tutto, me compreso''.
A complicare le cose, i due nodi aperti. In primo luogo
quello della Lega. L'incontro di domani con Bossi ''sara'
decisivo'', ha confermato uno dei partecipanti.
La speranza
dentro Fi e' che Berlusconi riesca a convincere il Senatur a
rinunciare alla vicepremiership. Secondo voci - non smentite -
sarebbe proprio Gianni Letta a chiedere di non avere competitor
in quel ruolo.
Ma anche Giulio Tremonti, unico certo sulla
poltrona dell'Economia, non sarebbe entusiasta. Ma se Bossi
dovesse restare sulle sue posizioni, si e' ragionato nel corso
della riunione, non vi sarebbe altra alternativa che azzerare
quel ruolo e nominare Letta sottosegretario alla presidenza del
Consiglio come nel 2001.
Ma e' una opzione che il premier in
pectore spera di evitare: ''Berlusconi vuole qualcuno di fiducia
che presieda il Cdm al suo posto quando necessario'', ha
spiegato uno dei fedelissimi del Cavaliere.
La seconde incognita e' la partita del Campidoglio: in caso
di sconfitta, il dicastero del Welfare andrebbe a Gianni
Alemanno, ma se il candidato del Pdl vincesse quella casella
tornerebbe in gioco, con possibili conseguenze su altre
poltrone.
Ecco perche' e' lo stesso Berlusconi, al termine
dell'incontro, a confermare che la partita e' tutt'altro che
chiusa. ''Tutto procede molto bene e stiamo cercando di mettere
ad ogni posto uomini in grado di svolgere il compito'', ha detto
facendo quattro passi fra i negozi del centro.
Ma, ha ammesso,
la squadra ''non e' ancora fatta''.
Poi, a conferma che il nodo
Calderoli resta aperto, a chi gli chiedeva se i vicepremier
saranno uno o due, ha opposto un generico ''Vediamo,
vediamo...''.
Parole di cautela che ridimensionano l'entusiasmo
di Gianfranco Micciche', che qualche minuto prima aveva detto:
''La squadra e' fatta''.
In realta', secondo quanto trapelato da palazzo Grazioli,
sarebbero solo le caselle di Fi ad essere state riempite.
Sulla
base di queste ultime indiscrezioni, la squadra potrebbe essere
questa: Franco Frattini (Esteri); Roberto Maroni (Interni); Elio
Vito (Giustizia); Ignazio La Russa (Difesa); Giulio Tremonti
(Economia); Claudio Scajola (Sviluppo economico/Attivita'
produttive); Maurizio Sacconi o Gianni Alemanno (Welfare, con un
tecnico come sottosegretario alla Sanita'); Mariastella Gelmini
(Istruzione); Altero Matteoli (Infrastrutture); Luca Zaia
(Agricoltura); Sandro Bondi (Beni Culturali); Paolo Bonaiuti
(Rapporti col Parlamento). Uniche novita', l'esclusione di
Michela Vittoria Brambilla dal ruolo di ministro dell'Ambiente
(affidato a Stefania Prestigiacomo) e l'ingresso di Raffaele
Fitto e Angelino Alfano a due dicasteri senza portafogli
(rispettivamente Affari Regionali e Funzione Pubblica).
Confermati Gianfranco Fini e Renato Schifani alla presidenza
della Camera e del Senato e Fabrizio Cicchitto e Maurizio
Gasparri capigruppo del Pdl a Montecitorio e a palazzo Madama.
La partita-Formigoni, infine, sarebbe definitivamente chiusa con
la permanenza del governatore lombardo al Pirellone in cambio di
un posto di vertice nel Pdl (qualcuno parla di vicepresidenza). Al posto di Bondi al coordinamento di Fi andrebbe invece Denis
Verdini.
(ANSA)
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