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Ultimo aggiornamento: 06.07.2008 ore 02:00
MICCHICHE' SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA CON DELEGA AL MEZZOGIORNO E CIPE Stampa E-mail
26/04/2008
26 apr. - "Saro' sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega al Mezzogiorno e al Cipe". Lo afferma Gianfranco Micciche' lasciando palazzo Grazioli. La squadra di Governo è fatta. C'è un buon equilibrio tra Nord e Sud che fino a qualche giorno fa non c'era data la maggiore presenza di ministri lombardi e veneti". Miccichè si è detto "soddisfatto" del suo incarico ed ha precisato di non aver preso parte alla riunione dei vertici di Forza Italia che si è svolta oggi nella residenza-ufficio di Silvio Berlusconi ma di essersi recato a via del Plebiscito solo per parlare con il Cavaliere delle sue deleghe.
micciche_04_280x200.jpgSei ore chiusi a palazzo Grazioli non sono bastate per mettere a posto i tasselli dell'intricato mosaico della prossima squadra di governo.
Al puzzle che Silvio Berlusconi sta faticosamente cercando di comporre, infatti, mancano ancora due tessere che a cascata possono cambiare l'intero scenario: un'intesa definitiva con la Lega sul nodo di Roberto Calderoli sulla poltrona di vicepremier e il risultato del ballottaggio di Roma.
Per l'intesa col Carroccio, determinante sara' l'incontro in programma domani fra Berlusconi e Umberto Bossi.
Mentre per quanto riguarda la sorte di Gianni Alemanno, bisognera' attendere il responso delle urne.
Sulle colonne de 'Il Messaggero', Berlusconi ha confermato di avere in serbo delle ''sorprese'', ma senza svelare altri dettagli.
Alle nove e trenta del mattino, nonostante la festivita' del 25 aprile, le auto blu dello stato maggiore di Fi hanno iniziato a varcare il portone di via del Plebiscito: sono sfilati Gianni Letta, Paolo Bonaiuti, Sandro Bondi, Franco Frattini, Fabrizio Cicchitto, Renato Schifani, Claudio Scajola, Elio Vito, Denis Verdini, Niccolo' Ghedini.
Si sapeva che la riunione sarebbe stata lunga. Sul tavolo, oltre ai nomi di ministri, vice-ministri e sottosegretari, c'erano da sbrogliare anche i nodi dei presidenti delle commissioni parlamentari e le poltrone dentro Fi e nel futuro partito unico del Pdl.
E' una sfida ''complessa'', ha subito riconosciuto lo stesso Berlusconi, secondo quanto riferito da chi era presente.
Anche perche', ha aggiunto, ''ho preso un impegno e non voglio toccare la legge, quindi dobbiamo restare entro il limite di sessanta unita' in tutto, me compreso''. A complicare le cose, i due nodi aperti. In primo luogo quello della Lega. L'incontro di domani con Bossi ''sara' decisivo'', ha confermato uno dei partecipanti.
La speranza dentro Fi e' che Berlusconi riesca a convincere il Senatur a rinunciare alla vicepremiership. Secondo voci - non smentite - sarebbe proprio Gianni Letta a chiedere di non avere competitor in quel ruolo.
Ma anche Giulio Tremonti, unico certo sulla poltrona dell'Economia, non sarebbe entusiasta. Ma se Bossi dovesse restare sulle sue posizioni, si e' ragionato nel corso della riunione, non vi sarebbe altra alternativa che azzerare quel ruolo e nominare Letta sottosegretario alla presidenza del Consiglio come nel 2001.
Ma e' una opzione che il premier in pectore spera di evitare: ''Berlusconi vuole qualcuno di fiducia che presieda il Cdm al suo posto quando necessario'', ha spiegato uno dei fedelissimi del Cavaliere.
La seconde incognita e' la partita del Campidoglio: in caso di sconfitta, il dicastero del Welfare andrebbe a Gianni Alemanno, ma se il candidato del Pdl vincesse quella casella tornerebbe in gioco, con possibili conseguenze su altre poltrone.
Ecco perche' e' lo stesso Berlusconi, al termine dell'incontro, a confermare che la partita e' tutt'altro che chiusa. ''Tutto procede molto bene e stiamo cercando di mettere ad ogni posto uomini in grado di svolgere il compito'', ha detto facendo quattro passi fra i negozi del centro.
Ma, ha ammesso, la squadra ''non e' ancora fatta''.
Poi, a conferma che il nodo Calderoli resta aperto, a chi gli chiedeva se i vicepremier saranno uno o due, ha opposto un generico ''Vediamo, vediamo...''.
Parole di cautela che ridimensionano l'entusiasmo di Gianfranco Micciche', che qualche minuto prima aveva detto: ''La squadra e' fatta''. In realta', secondo quanto trapelato da palazzo Grazioli, sarebbero solo le caselle di Fi ad essere state riempite.
Sulla base di queste ultime indiscrezioni, la squadra potrebbe essere questa: Franco Frattini (Esteri); Roberto Maroni (Interni); Elio Vito (Giustizia); Ignazio La Russa (Difesa); Giulio Tremonti (Economia); Claudio Scajola (Sviluppo economico/Attivita' produttive); Maurizio Sacconi o Gianni Alemanno (Welfare, con un tecnico come sottosegretario alla Sanita'); Mariastella Gelmini (Istruzione); Altero Matteoli (Infrastrutture); Luca Zaia (Agricoltura); Sandro Bondi (Beni Culturali); Paolo Bonaiuti (Rapporti col Parlamento). Uniche novita', l'esclusione di Michela Vittoria Brambilla dal ruolo di ministro dell'Ambiente (affidato a Stefania Prestigiacomo) e l'ingresso di Raffaele Fitto e Angelino Alfano a due dicasteri senza portafogli (rispettivamente Affari Regionali e Funzione Pubblica). Confermati Gianfranco Fini e Renato Schifani alla presidenza della Camera e del Senato e Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri capigruppo del Pdl a Montecitorio e a palazzo Madama.
La partita-Formigoni, infine, sarebbe definitivamente chiusa con la permanenza del governatore lombardo al Pirellone in cambio di un posto di vertice nel Pdl (qualcuno parla di vicepresidenza). Al posto di Bondi al coordinamento di Fi andrebbe invece Denis Verdini. (ANSA)
Commenti (1) >>
...
scritto da Tony, aprile 26, 2008

Più sniffate per tutti.......

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