| Milano, Si è spento a 87 anni Enzo Biagi |
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| 06/11/2007 | |
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6 Nov. - Si è spento a 87 anni nella clinica Capitanio di Milano, dove era stato ricoverato una decina di giorni fa, quando si era aggravato.
Figlio di una famiglia non abbiente dell'Appennino tosco-emiliano in provincia di Bologna, esordì al Resto del Carlino. Per non aderire alla Repubblica di Salò,
nel 1943 si unì ai gruppi partigiani. Un testimone del
secolo che, come pochi altri, ha saputo declinare la sua vocazione al
giornalismo in tutti i media: dalla carta stampata, ai libri, alla tv.
L'ultima sua trasmissione in Rai nel 2007 emblematicamente aveva il
titolo della sua prima.
"Ho sempre sognato di fare il
giornalista, lo scrissi anche in un tema alle medie: lo
immaginavo come un 'vendicatore' capace di riparare torti e
ingiustizie. Ero convinto che quel mestiere mi avrebbe portato
a scoprire il mondo". E il mondo Enzo Biagi, spirato oggi nella
clinica 'Capitanio' di Milano dove da giorni era ricoverato in
condizioni critiche, lo scopri' e lo fece scoprire ai suoi
lettori, nel corso di una carriera lunga una vita.
Era nato il 9 agosto 1920 a Pianaccio, un piccolo paese
sull'Appennino bolognese. A 9 anni si trasferi' a Bologna, dove
il padre Dario lavorava come vice capo magazziniere in uno
zuccherificio. Fu Jack London, il 'muckraker', come in America
erano chiamati i giornalisti 'scomodi' per la politica, che lo
convinse a intraprendere la carriera. Biagi frequento'
l'istituto tecnico 'Pier Crescenzi', dove con altri compagni
diede vita a una piccola rivista studentesca, 'Il Picchio', che
si occupava soprattutto di vita scolastica.
Il 'Picchio' fu soppresso dopo qualche mese dal regime: da
allora nacque in Biagi una forte indole anti-fascista. All'eta'
di 17 anni comincio' a collaborare con il quotidiano
'L'Avvenire', occupandosi di cronaca, di colore e di piccole
interviste a cantanti lirici. Nel 1940 fu assunto in pianta
stabile dal 'Carlino Sera' come estensore di notizie. Nel 1942
fu chiamato alle armi ma non parti' mai per il fronte, a causa
di quei problemi cardiaci che lo avrebbero accompagnato per
tutta la vita.
Il 18 dicembre 1943 sposo' Lucia Ghetti, maestra
elementare; poco dopo si uni' alla Resistenza, combattendo
nelle Brigate Giustizia e Liberta', legate al Partito d'Azione.
Terminata la guerra, Biagi entro' con le truppe alleate a
Bologna, e fu proprio lui ad annunciare alla radio locale
l'avvenuta liberazione. Poco dopo fu assunto come inviato
speciale e critico cinematografico presso il 'Resto del
Carlino'.
Nel 1951 Biagi aderi' al Manifesto di Stoccolma contro la
bomba atomica e, accusato dal suo editore di essere un
"comunista sovversivo", fu allontanato dal 'Resto del Carlino.
Alcuni mesi piu' tardi fu assunto da Arnoldo Mondadori e
divento' caporedattore del settimanale 'Epoca', carica che
ricopri' dal 1952 al 1960, trasferendosi per la prima volta a
Milano. Dopo qualche mese, divento' direttore della rivista.
Nel 1960 un articolo sugli scontri di Genova e Reggio Emilia
contro il governo Tambroni suscito' la dura reazione
dell'allora presidente del Consiglio: Biagi fu costretto a
dimettersi. Vai a "Biagi il giornalista più amato"
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