| MUTUI: 35 EURO AL MESE L'AUMENTO PREVISTO DA FEDERCONSUMATORI |
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| 28/03/2008 | |
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28 Mar. - Torna a surriscaldarsi il clima nel mercato del credito, con il rischio che i crescenti costi dei prestiti di cui si fanno carico le banche finiscano per scaricarsi sulle famiglie alle prese con le rate del mutuo per la casa. Gli italiani che all'inizio della scorsa estate hanno aperto un mutuo a tasso variabile di 100mila euro a 15 anni rischiano di dover pagare circa 30 euro in più a partire da aprile.
All'inizio del mese, l'Euribor a tre mesi viaggiava al 4,38%, segno che sul mercato è tornato sotto pressione per le difficoltà di liquidità, nonostante i massicci interventi delle Banche centrali che proprio in questi giorni hanno fatto scattare le prime iniezioni di liquidità del maxi-piano da 240 miliardi di dollari. Per fare un esempio, alla fine dello scorso giugno l'Euribor a tre mesi, in base alla media, era al 4,15%. E nel caso di un mutuo a tasso variabile di 100mila euro con scadenza 15 anni la rata mensile era di 755,31 euro (al netto dello spread che varia a seconda dell'istituto di credito). Ma già a settembre, pur in assenza di aumenti del costo del denaro da parte della Bce, il tasso è salito al 4,75% portando la rata del mutuo a 786,02 euro per poi schizzare a fine dicembre al picco del 4,90% che ha fatto lievitare la rata a 793,81 euro. Da allora l'Euribor ha rallentato il passo e a febbraio il dato medio è pari al 4,36%. Ora, nella cattiva ipotesi che a fine marzo la media possa avvicinarsi ai massimi di oggi, al 4,70%, la rata si attesterebbe sui 783,43 euro a partire da aprile. Secondo i calcoli di Federconsumatori, chi ha stipulato un mutuo a tasso variabile subirà un aumento di circa 35 euro della rata mensile, già da marzo. L'associazione punta il dito "sull'insensata ostinazione" della Bce a non voler abbassare i tassi di interesse con "grossi danni a tutti i cittadini indebitati con le banche". Ma proprio l'ultima impennata dei tassi interbancari ha spinto proprio in queste ore la Bce a dichiararsi "pronta a intervenire con ulteriori iniezioni di liquidità" qualora sia necessario allentare la tensione nel mercato del credito. La Bce ha infatti riconosciuto che persistono "tensioni sui tassi a breve sul finire del primo trimestre" nonostante la liquidità sia "ampia". In altre parole, la stessa Bce ha preso ufficialmente atto che la gelata del credito innescata dal collasso dei mutui subprime negli Usa, ha portato gli istituti di credito a essere sempre più riluttanti a prestarsi denaro fra loro. Le banche non si fidano l'una dell'altra e si tengono stretta la liquidità, mentre se concedono prestiti lo fanno a caro prezzo, soprattutto perchè ancora non si conosce l'effettiva portata della crisi del credito, dell'ammontare delle svalutazioni a carico di istituti e fondi e cercano quindi di tenersi al riparo dal pericolo di dover fare i conti con società a rischio default. (Tgfin) |
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