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Ultimo aggiornamento: 22.11.2008 ore 14:08
NAPOLITANO PRONTO A FIRMARE IL LODO ALFANO. Stampa E-mail
10/07/2008
10 lug. - Tiene il punto e si prepara a firmare. Ed è pronto a farlo anche perché non ha alcuna alternativa. Per quanto sia allarmato dal muro contro muro tra governo e opposizione e per quanto abbia sempre sollecitato «dialogo» e scelte «le più larghe e condivise possibile», Giorgio Napolitano non avrebbe ormai dubbi sulla propria sigla di ratifica al lodo Alfano.
napolitano_04_280x200.jpgSe il disegno di legge che uscirà dal voto della Camera (previsto per stasera) e dal successivo voto del Senato (prima della pausa estiva) resterà nella formulazione già sottoposta al vaglio del Quirinale a fine giugno, il presidente della Repubblica darà senz'altro il via libera allo scudo concepito per difendere le quattro alte cariche dello Stato, sospendendo tutti i processi che dovessero eventualmente investirli. Una «decisione obbligata», per diversi motivi.
La gran parte dei quali è riconducibile a un paio di precedenti, che il Colle non può in ogni modo ignorare. Il primo è «l'autorizzazione » che il suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi concesse al lodo Schifani, di cui la soluzione studiata oggi dal ministro della Giustizia Angelino Alfano è un adattamento aggiornato e corretto. Il secondo e decisivo precedente è la sentenza con la quale la Corte Costituzionale bocciò quel provvedimento, nel 2004.
Il dispositivo messo nero su bianco dalla Consulta diceva infatti alcune cose importanti, che sgombrano i dubbi avanzati da coloro i quali - politici e giuristi - pretenderebbero un secco «no» del capo dello Stato. Anzitutto, a uscire bocciato quattro anni or sono «per illegittimità costituzionale » era un solo articolo della legge, il numero uno, che nella versione attuale risulta tolto di mezzo. Infatti, riflettono al Quirinale, la norma approvata dall'attuale Consiglio dei ministri «è risultata corrispondere ai rilievi formulati allora».
C'è poi il giudizio di «un interesse apprezzabile » formulato dalla suprema Corte, a proposito della norma originaria. Ossia il riconoscimento della «tutela del bene costituito dall'assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche», interesse che «può essere tutelato in armonia con i princìpi fondamentali dello Stato di diritto». Un riconoscimento, dunque, che appare «filosoficamente» non ostativo delle finalità positive della legge.
Infine, a sgombrare certe obiezioni affiorate nell'ultima ora, Napolitano è incalzato da un'altra osservazione vincolante scritta dal cosiddetto «giudice delle leggi ». Questa: «La Corte non sancì che la norma di sospensione di quei processi dovesse essere adottata con legge costituzionale». Il che fa appunto piazza pulita delle critiche di chi afferma esattamente il contrario.
Ecco l'impalcatura giuridica studiata dai tecnici del Colle e di fronte alla quale il presidente della Repubblica si ritrova con le mani legate. Anche perché il suo non è comunque mai un giudizio sostanziale o di merito, ciò che spetta appunto alla Consulta, ma un giudizio definibile come «tecnico-formale». Quasi dovuto, a certe condizioni.
Di sicuro c'è che non avallerà il contestatissimo lodo a cuor leggero (sempre che non esca stravolto al termine del percorso in aula), consapevole com'è delle ricadute della propria scelta in questa aspra stagione di confronto tra politica e magistratura. Ha cercato vie d'uscita praticabili, Napolitano. Ha attivato la moral suasion dei momenti difficili in un'ininterrotta triangolazione con i vertici di Senato e Camera. Ha incaricato un team di «pontieri » di irrigare i canali diplomatici con Gianni Letta, sottosegretario di Palazzo Chigi e ambasciatore dialogante del centrodestra. Ha suggerito a tutti (Veltroni e Casini compresi) un «metodo» per uscire dall'impasse, indicando il tracciato più condivisibile senza che il suo intervento potesse prefigurare una condivisione anticipata delle mosse dell'esecutivo, tale da pregiudicare l'esercizio delle sue stesse prerogative.
Basti ricordare l'«inflessibile » diniego fatto trapelare dal Quirinale a proposito dell'emendamento blocca-processi, che i falchi del Popolo della libertà volevano a ogni costo inserire nel decreto sicurezza prima d'infilare provvisoriamente il provvedimento in un «binario morto» parlamentare. Un'ipotesi per lui «inaccettabile». Che si aggiungeva alla preoccupazione per la tentata forzatura compiuta dal premier Berlusconi per varare un decreto in materia di intercettazioni.
Il nodo giustizia dovrebbe quindi essere sciolto in fretta. E il capo dello Stato confida che, passato il guado, si attenuino le crescenti tensioni dell'ultimo mese. Culminate l'altra sera nei duri attacchi echeggiati dal palco di Piazza Navona, affollata di migliaia di girotondini, attacchi dei quali è stato lui stesso oggetto per bocca in particolare di Beppe Grillo. Le dichiarazioni di solidarietà incassate ieri da Palazzo Madama e i numerosi messaggi «di dissociazione e vicinanza» recapitati al Colle lo hanno in parte risarcito dell'amarezza provata leggendo i resoconti delle agenzie di stampa. Con il paradosso di vedersi attaccato da sinistra (quella estrema e dispersa) e difeso (soprattutto ma non solo) da destra.
«Si è andati ben oltre le ironie della satira», dicono a denti stretti gli intimi di Napolitano. I quali non vogliono però esprimere alcun commento e ostentano semmai il distacco di chi in fondo se l'aspettava. Nessuna sorpresa, insomma, «data la maniera con la quale la manifestazione era stata organizzata». E, aggiungiamo noi, dati gli ospiti d'onore scelti per l'occasione. (da corriere.it)
Commenti (6) >>
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scritto da Antonio Cavezza, luglio 11, 2008

Caro Presidente sono Antonio Cavezza da Cicciano, paese vicino a Comiziano da dove viene lei Provincia di (NA).
Signor Presidente lei rappresenta la nostra zona come la legalità, la trasparenza,e la democrazia, e il diritto di vivere, grazie di esistere ma un uomo come lei non deve e non può far permettere di far fare le leggi adpersonam al (PSICONANO)lei Signor Presidente costi quel che costi non essere imparziale usa la forza che l'Italia intera è con te.


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scritto da patrizia, luglio 10, 2008

Berlusconi assolto dal suo Parlamento di condannati ,mafiosi e piduisti,dai suoi avvocati Ghedini e Alfano,ministro della giustizia,Carfagna,infima opportunità ,SChifani,socio de Mandalà.insomma da tutta la casta mafiosa che si è arricchita in 15 anni d'impoverimento del Paese.Da oggi la legge non è più uguale per tutti,in Italia.Ma i malviventi politici sono assolti.
In nome del Parlamento berlusconiano,NON del popolo italiano.Il massimo sfregio per la civiltà italiana

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scritto da aurox, luglio 10, 2008

ma smettiamola ragazzi, per piacere.. tutto questo scandalizzarsi inutile e stupido. quando il presidente della repubblica lo spernacchiava berlusconi tutti scandalizzati, adesso che l'hanno offesi un gruppo di idoti che usano le piazze per scaricare la loro frustrazione va bene? ma per piacere..

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scritto da ale p., luglio 10, 2008

attenti potreste finire stigmatizzati sui tg nazionali, o indagati...... guai a insultare napolitano (non importa che non l'abbiate fatto, basta che all'unisono i tg di stato raccontino insieme questa balla).......... ricorda che per un morfeo, coloro che tollerano la carfagna alle pari opportunità, ti giudicherebbero volgare ......

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scritto da Leone, luglio 10, 2008

Se firmi questa schefezza mafiosa scatenerai la guerra civile...! Pensaci Napo! Pensaci bene! Ma bene bene!

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scritto da Leone, luglio 10, 2008

Napolitano, porca vacca, tu sei una persona seria e rispettabile, NO?
Allora imponiti e NON firmare questa bischerara che offende il popolo italiano!
È LA NOSTRA ULTIMA POSSIBILITÀ DI RESTARE UN PAESE DEMOCRATICO !!!

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