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Ultimo aggiornamento: 22.11.2008 ore 12:44
Natale: Alberi d'esportazione (+38), vanno in Cina ed a Dubai Stampa E-mail
09/12/2007
10 dic. - Anche l’albero di Natale è in crisi. Una crisi che nasce in Germania - il primo produttore mondiale -, passa per Dubai e finisce in Cina, due Paesi che hanno scoperto l’albero e ne fanno incetta gonfiando i prezzi.
I coltivatori: «Non ne abbiamo più» È una crisi al passo coi tempi: dovuta ai cambiamenti del clima e alla globalizzazione.
Così per un abete da decorare quest’anno tocca sborsare almeno il 30% in più.
albero_280x200.jpgPrima ci ha messo lo zampino il clima capriccioso: a gennaio una serie di tempeste ha strapazzato le piantagioni. I meteorologi hanno definito quelle perturbazioni «insolite» e hanno dato la colpa al riscaldamento della Terra. Poi è arrivata la corsa a scapicollo del petrolio: la domanda di carburanti alternativi ha convinto molti vivaisti tedeschi a convertire i loro terreni alla coltivazione di mais e colza.
Ne faranno biodiesel, assicurandosi profitti ben più alti di quelli che possono garantire gli alberi di Natale. Negli ultimi due anni, nella regione di Kiel - Schleswig-Holstein, sul confine con la Danimarca - la superficie delle abetaie s’è ridotta di un terzo. Dopo il clima e il petrolio, è arrivata la globalizzazione della manodopera dei Paesi dell’Est.
Fino all’anno scorso nelle aziende agricole tedesche erano polacchi la maggior parte degli operai addetti alla cura dei vivai e - soprattutto - al taglio delle piante. Ora la situazione è cambiata: negli ultimi mesi, ha spiegato la segretaria dell’associazione dei produttori di legname tedeschi Ursula Geismann «molti di loro si stanno trasferendo in Inghilterra per cercare lavoro» dove le paghe sono migliori.
La manodopera s’è fatta scarsa e quindi più cara.
nfine s’è globalizzato il Natale. Sempre più uomini d’affari occidentali si sono trasferiti a lavorare in Medio Oriente e in Cina. Hanno cominciato procurandosi in patria gli alberi per sè, poi la tradizione ha conquistato anche quei Paesi.
Così, racconta ancora la Geismann, «vedere un cargo frigo Lufthansa carico di alberi di Natale che parte alla volta di Dubai e Pechino, ormai, è tutt’altro che raro». Le esportazioni si sono impennate del 38%, col risultato che Christian von Burgsdorff, uno dei vivaisti più importanti del Land del Schleswig-Holstein, allarga le braccia desolato: «Non c’è niente da fare, quest’anno non abbiamo abbastanza piante per accontentare la richiesta cinese».
A Oriente impazziscono per il Nordmann, l’abete più pregiato (deve il nome al biologo finlandese Alexander von Nordmann), che arriva dalla Germania del nord. È apprezzato per il verde intenso e perché, a quanto pare, sopravvive a lungo anche costretto nei vasi: anche se resta qualche dubbio sull’effetto che possono fare il clima rovente del Golfo Persico o quello umido-afoso della Cina su piante nate in Nordeuropa.
La conseguenza della corsa orientale al Nordmann di Natale è che il prezzo è schizzato a 20 euro al metro, record mai raggiunto in precedenza.
E come se non bastasse la richiesta aumenta anche nella stessa Germania e in Europa: dove cresce il numero di single, e di conseguenza quello dei salotti che aspettano il loro albero decorato.
Da questa parte delle Alpi, intanto, le previsioni di Coldiretti dicono che gli italiani spenderanno 140 milioni per l’albero di Natale edizione 2007.
Un abete naturale può costare dai 15 ai 500 euro (quest’anno il rincaro sfiora il 40%), ma il prezzo non scoraggerà le famiglie, che compreranno sette milioni di alberi veri contro cinque milioni di quelli in plastica.
Gli echi della crisi tedesca non dovrebbero sfiorare il Belpaese, visto che - sempre secondo i dati Coldiretti - il 90% degli abeti venduti in Italia arrivano dai vivai di oltre mille aziende agricole nostrane concentrate tra Toscana, Veneto e Friuli.
Quelli di plastica, invece, arrivano quasi tutti dalla Cina. Sicché Coldiretti consiglia la scelta «naturale», con un pizzico di sano interesse per l’economia nazionale e un po’ di attenzione per l’ambiente. «Le piante di plastica consumano petrolio e la produzione libera gas ad effetto serra - sostiene Coldiretti -.
Inoltre, impiegano oltre 200 anni prima di degradarsi nell’ambiente».
Viceversa, un albero vero mangia anidride carbonica durante la sua vita e, passate le feste, «se ha le radici lo si può piantare in giardino». Mettendosi anche al riparo dall’inflazione degli abeti natalizi. (la Stampa)
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